di Sara Porro 2 Settembre 2011

La dimensione che mi si confà di più in assoluto è quella di studente. Io sono felice quando sto seduta in un banchetto, insieme ad altri alunni, e c’è un insegnante. L’estasi suprema mi deriva dal rispondere correttamente alle domande del docente in anticipo sugli altri (io la chiamo “sindrome del concorrente del tv quiz”) ((Chi mi conosce sa che fingo soltanto di essere autoironica su questo)) (((Tipo che nessuno gioca più con me a Trivial Pursuit))).

Ma non siamo qui per parlare delle mie nevrosi, o almeno credo.

Insomma: una volta finita l’università, per non privarmi delle sobrie gioie del contesto scolastico, ho cominciato a seguire dei corsi. Nello stesso periodo stava maturando la mia conversione gastrofanatica – fase 1: la gastroavvertita – e quindi ho cominciato a mappare le possibilità in questo ambito. Ecco cosa ho trovato: qualcuno di questi corsi l’ho seguito, a qualcun altro vorrei partecipare in futuro. Altri mi rendono perplessa.
Corso per sommelier.
Prima dei sommelier di cioccolato/aceto balsamico/frutta secca/cozze/locuste, c’erano i sommelier del vino. A livello nazionale il grosso della torta appartiene all’AIS, di cui ho frequentato il primo livello a  Milano: il corso è affollato, la didattica costantemente ad alto livello ma solo a Roma — come ci spiega la collegata Intravino –, i prezzi non proprio popolari (650 euro a livello, per complessivi 3). Ma questa rimane tra le vie d’accesso più battute per approfondire la conoscenza del vino. La rivale dell’AIS è l’ONAV, che offre corsi più snelli (18 lezioni) ed è considerata in generale un’associazione meno ingessata. Non mi dilungo perché negli ultimi anni i corsi di degustazione di vino sono proliferati in modo incontrollato, con ogni probabilità ce n’è uno in svolgimento proprio ora nella tabaccheria sotto casa vostra.

Corso per degustatore di formaggi.
L’unico alimento paragonabile al vino per numero di varietà, capillarità della produzione sul territorio nazionale e cultura gastronomica è il formaggio. In Italia esistono centinaia di tipologie di formaggi e hanno in comune il fatto di essere tendenzialmente deliziose. Tranne il pannerone, che è irrimediabilmente cattivo (scusa, Lodi, lo sai che scherzo). Il corso ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio) utilizza un approccio non dissimile da quello AIS, con lezioni teoriche seguite da degustazione e compilazione di una scheda utilizzando il lessico specifico: la macchina organizzativa non è paragonabile per mezzi e potenza di fuoco, la gestione è più ruspante, ma il corso è piacevole e utile. Inoltre il bravo coordinatore della sezione di Milano conclude sempre le sue email con la formula “BUON FORMAGGIO!” e io la trovo adorabile. Due livelli, 150 euro l’uno, ciascuno da dieci lezioni. Pollice alzato.

Corso per sommelier della birra: finora relegata a un ruolo di sorella minore del vino, la birra sta conoscendo in Italia un momento di grande fermento. Corsi dedicati all’approfondimento di teoria&pratica della birra sono proposti da AIS (di nuovo), dall’Associazione Degustatori Birra e dall’Università della Birra – che avrei presumibilmente dovuto frequentare in luogo di Scienze della Comunicazione (appunto a me stessa: smettere di rivelare i propri più oscuri segreti nei post).

Corso per sommelier dell’olio: Da una costola dell’AIS proviene l’AISO (Associazione Italiana Sommelier dell’Olio). Il corso è strutturato in “tredici incontri, ciascuno con una parte teorica che spazia dalla storia dell’olio al ciclo vegetativo, alle cultivar, alla potatura, alle malattie, al raccolto e una parte pratica che riguarda la tecnica d’assaggio con la prova-degustazione di oltre 100 etichette differenti”, come spiega il sito. Se non foste ancora convinti, sappiate che il materiale didattico comprende “L’elegante valigia di pelle del Sommelier dell’Olio” (sic). Un bel percorso che contribuisce a formare “evangelisti” dell’olio di qualità, un alimento che non gode dell’attenzione che dovrebbe – su questo, correte a leggere gli imprescindibili post dell’editor di Dissapore Sara Bardelli, uno e due.

Corso per sommelier dell’acqua: sì, lo so, le acque non hanno tutte lo stesso sapore. Però l’acqua a piccoli sorsi è accettabile solo la mattina presto quando la sera prima ho bevuto troppo e immettere ulteriori liquidi mi dà nausea e senso di vertigine (curiosamente, la stessa sensazione che provo all’idea di compilare una scheda di degustazione corrispondente alle sensazioni gusto-olfattive offerte dall’acqua). Il corso è tenuto dall’Associazione Degustatori Acque Minerali (esiste!) e rilascia la qualifica – meravigliosa anche solo per l’invenzione linguistica – di “idrosommelier”, una persona che io mi immagino così.

Seguono, in ordine sparso: corsi per assaggiatori di aceto balsamico, corsi di degustazione di cioccolato, salumi, erbe aromatiche, sale (questo è a domicilio), grappe (mi sembrerebbe più sensato che fosse questo a essere a domicilio) e caffè.

E voi? Avete frequentato qualcuno di questi corsi, o avete altri da suggerirne? Siete idrosommelier e fieri di esserlo? Vi attendo nei commenti.

[Fonti: sommelier.it, Onav.it, Onaf.it, Degustatoribirra.it, UniversitàdellaBirra.com; bibenda.it, assaggiatoribalsamico.it, corsicioccolato.it, onasitalia.org, gliaromi.it, saltexpo.com, adid.it, espressoitaliano.org. Immagini: Degustatori acque, The Consumerist]