Perché i cavalli, gli uccelli e i ghiri sì?

Un micio

Sapete cosa? Lo sforzo di Stefano Caffarri meritava miglior fortuna. Riconoscerete che riabilitare Beppe Bigazzi a cadavere ancora caldo (il suo, televisivamente parlando, o quello del micio?) era complicato anche per il brillante autore di Dissapore. Però gli ultimi commenti al suo post sul 77enne buongustaio toscano, non li meritava. Fanno così “Paese Reale” che da oggi uno potrebbe tranquillamente smettere di guardare Il Grande Fratello. Vediamo se trascorsa qualche ora ci riesce di ragionare. Dunque, il perentorio Beppe Bigazzi ha detto di non meritare la sospensione da La Prova del Cuoco. Voleva solo esaltare i piaceri del Gatto in umido. Sicuramente non la sola ricetta che può rivoltare lo stomaco di chi ama gli animali.

Per dire. Ce li ricordiamo i medici di famiglia che consigliano alle mamme in gravidanza e ai loro bambini la carne di cavallo ricca di proteine, vero? E provate a togliere ai pugliesi il ragù di cavallo se ci riuscite. Ce lo chiediamo mai cosa pensano gli stranieri davanti alla foto di un nobile cavallo quando entrano in una macelleria di carne equina?

Come in molti altri paesi d’Europa, gli uccelli figurano nei menù di molti ristoranti italiani. Sono testimone diretto di una splendida cena a base di cacciagione consumata di recente nel ristorante di Mauro Uliassi, a Senigallia. Tra i piatti preferiti di molti amici ci sono allodole e tordi arrosto. I veneti ne usano una dozzina per cucinare la Polenta e osei.

Restando tra gli amici, c’è chi dice che il grasso del ghiro, cucinato già dagli antichi romani e molto amato nelle zone rurali della Calabria, sia irresistibile. E sì che la specie è protetta, come un paio di anni fa lamentava la LIPU denunciando che nella zona di Catanzaro se ne mangiano 20.000 ogni anno.

Il Caso Marzu, una formaggio sardo, è un caso a parte. Si tratta di un pecorino infestato deliberatamente di larve della mosca casearia che crescono e si nutrono dello stesso formaggio. Gli intenditori lo mangiano avidamente con tutte le larve, rischiando nausea, vomito e diarrea. La soluzione è mettere il formaggio in una busta a chiusura ermetica, così i vermi sentendosi soffocare saltano fuori dal formaggio.

Questa non è una provocazione, si era detto che cercavamo di ragionare. Però scusate, nessuno si preoccupa della sofferenza di questi animali?

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

18 Febbraio 2010

commenti (50)

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  1. Avatar mape ha detto:

    Anche il tuo validissimo contributo – che peraltro non rispecchia la mia opinione che NESSUN animale dovrebbe mai essere maltrattato e ucciso per deliziare il nostro palato – susciterà reazioni di tutti i tipi. Ma non se ne parla mai abbastanza. Mi pare, infatti, che ci sia bisogno ancora di molta sensibilizzazione. Spero che si parli non solo di specie “strane”, ma anche di animali da allevamento e di allevamenti di massa (inevitabili fintanto che la gente non cambierà abitudini e “tradizioni”). Mi auguro che chi partecipa alla discussione si limiti ad esprimere la proria opinione e le proprie conoscenze, senza ironia e senza toni offensivi come purtroppo succede in altri casi.

  2. Massimo parlando di ghiri ha voluto farmi uscire allo scoperto, sapendo che un paio d’anni fa, spinto da una discussione internettara, avevo riportato sul mio blog la ricetta del ghiro arrosto, documentata da Ottorina Perna Bozzi nel suo “Vecchia Brianza in cucina”. Naturalmente si tratta di una ricetta per tempi diversi dai nostri, anteriori al boom economico delle famose fabbrichette della Brianza. Oggi nessuno li mangerebbe, c’è preferenza (giusta) per qualcosa di meglio commestibile.
    http://www.tommasofarina.com/2008/fornelli/453/ghiro-arrosto-alla-brianzola-una-ricetta-per-luomo-che-non-deve-chiedere-mai
    Massimo mi ha autorizzato a mettere il link.

  3. Secondo me si stanno mischiando due discorsi.
    uno è sulle diverse usanze alimentari e un altro è quello sui maltrattamenti riservati ad alcuni animali, vedasi gatti==> ristoranti cinesi.

    Io non riuscirei a mangiare un gatto, è una questione culturale, però non ho problemi a mangiare il cavallo, sempre per lo stesso motivo.
    Quando invito un mio amico inglese mi guardo bene dal proporglielo.
    Non è una questione etica sennò non mangerei nemmeno le aragoste per coerenza.
    E a volte è difficile essere coerenti. Lo ammetto.

    Però scuoiarsi in casa qualunque animale con il pretesto che il maiale è caro, secondo me è da condannare comunque.

    Quanto ai cacciatori il discorso è molto più ampio visto che molti di loro lo fanno per il gusto di cacciare e magari nemmeno mangiano gli animali uccisi.
    Nel 2010, in Italia la caccia ha ben poche scusanti per esistere. Probabilment e se vivessi in una landa deserta canadese andrei a caccia pure io.

    1. Avatar marta ha detto:

      Esco fuori dal contesto, ma il commento sulla caccia mi ha colpito, la vedo in un altro modo: e’ la industrializzazione della carne che dovrebbe cessare di esistere, animali da macello che non hanno mai visto la luce del sole, un olocausto quotidiano.
      Non so tu, ma se fossi un animale preferirei morire per mano di un cacciatore invece di essere torturata per ogni giorno della mia breve vita.

  4. Ecchepalle…
    Siamo nel 2010, in Italia.
    Non è culturalmente e socialmente etico mangiare carne di gatto. Punto.

    Non capisco che idea vogliate far passare? Che bigazzi è un eroe senza peli sulla lingua? E poi che c’azzecca il ghiro?

    Mah

  5. Dai però lasciamo fuori l’etica, altrimenti finisce per calzare a pennello il discorso che fa il mio amico Langone: “A fare gli etici sono capaci in tanti, quasi tutti. Basta non credere in niente, o in varianti del niente come la Costituzione o la coscienza, e si può pronunciare ‘etica’ con onanistico compiacimento, facendosela girare in bocca come un Brunello di Montalcino riserva 1988”.
    L’etica col cibo non c’entra, dai. Altrimenti fare il pesto senz’aglio sarebbe un peccato mortale e andrebbe contro l’imperativo categorico. Sennò finisce che la vincono quelli che non vorrebbero farci mangiare la carne di cavallo. Cioè, a parer mio (lo dico a te perché sei l’ultimo che l’ha detto) se questa cosa è contro l’etica lo è altrettanto (anzi molto di più) il mettersi un paio di scarpe marrone chiaro con un abito grigio. Limitiamoci a dire che cibarsi di gatti è inutile, e vestirsi in questo modo è da trasandati.

    1. Chiaramente questo vale per me, se volete satollarvi di felini (non salami) e mettervi giacche corte a finti due bottoni, pantaloni gessati col risvolto e giacche di tweed per un cocktail serale fate pure, non sono cose che procurano una condanna, e di sicuro non spetta a me decretarla. 😉

    2. Allora non c’è nulla di giusto e nulla di sbagliato?
      C’è solo l’utile e l’inutile?

      Cibarsi di carne umana quindi non è ne giusto ne sbagliato, solo inutile?

      Mi pare un ragionamento che fila…

    3. allora, facciamo chiarezza.
      Io credo nell’etica e ne ho una mia.
      Credo che spesso i confini siano labili e che qualunque chiusura sia sbagliata in ogni direzione.
      Non penso che si debba accettare tutto (dove l’ho scritto?) e non credo che si tratti solo di buone abitudini o di educazione come dice Farina. C’è di più.

      Quasi tutto è lecito fino a quando non vado a ledere la libertà di un altro uomo o animale che sia. Salve fatte le esigenze fisiologiche come il mangiare, ma in nome di queste non è tuttavia concesso tutto come scuoiarsi il gatto in casa e fotografarlo sul blog perché il maiale costa di più.

    4. Io penso che i confini dell’etica siano diversi, non che non esista eh. Tutto qui. Poi lungi da me fare il giudice, sarei il primo a beccarmi l’ergastolo.

    5. Più chiaro così…

      Sta storia del gatto comunque non la reggo più.

      Si stanno creando le solite dinamiche dei discorsi tra animalisti/vegeteriani vs. cacciatori/carnivori, che odio profondamente.
      Soprattutto perchè mi capita di dare ragione e torto ad entrambi e delle volte di litigare anche da solo.

      Giuro che non interverrò più in sta discussione.

      Scannatevi pure senza di me.
      Giacomo

    6. Io non scanno di certo, e se qualcuno ci prova con me, mi sottraggo con la velocità del ninjitsu… 😉

    7. è chiaramente ot ma non ho nessuna voglia di farla passare io, non so voi.

      la frase che l’incredibile farina cerca di far passare in seconda linea( del suo amico langone ) cosicchè ripetuta mille- centomila volte diventi ovvia e naturalmenta VERA e cioe’ ” basta non credere in niente o in varianti del niente come LA COSTITUZIONE” è di gravità inaudita ed è piu’ grave, questa si, di tutto l’ambaradan su b*igazzi.

      certo, la costituzione potremmo usarla per benino per incartarci lo spezz atino di qualunque animale voi vogliate, come se fosse cartapaglia.

      allo stesso modo potremmo incartarci a tutto busto tutta la famiglia farina.

      perchè se ,qualche volta, il buon tommaso( tra l’altro a me sta simpatico, in questo caso come i piccoli di coccodrillo per restare in tema) ha ragione a prendersela quando gli citano il genitore qualsiasi volta la faccia fuori dal vaso, questa volta fuori dal vaso la fa proprio.

      lo invito, invece di acquistare l’annuario di orologi che gli ho consigliato( cose nostre non preoccupatevi) a comprarsi una copia della costituzione italiana.
      in libreria tommaso, per carità non in edicola che ti distrai con CHI del tuo amico signorini.
      POI LA IMPARI A MEMORIA e vieni da me.

      se la sai tutta vedremo di regalarti un patek.
      ma guardalo bene che potrebbe essere un patak

      come quelli che continuamente cercate di rifilare, peraltro riuscendovi in ottima parte, al popolo italiano.

    8. La frase comunque è di Langone eh, e non è detto che calzi a pennello. Hai letto bene la mia frase? Langone ce l’ha con chi della Costituzione fa un libro sacro manco fosse la Bibbia.
      Signorini ahimé non lo conosco, altrimenti come minimo gli direi di cambiare cravatte (rosa in inverno non vanno bene) e di togliersi quei jeans in televisione, ché sotto giacca e cravatta formali non van bene.

  6. Personalmente non amo gli atteggiamenti di certi cacciatori, mentre amo incondizionatamente la cacciagione, e questo è un bel dilemma.
    Dilemma che mi si risolve subito di fronte al piatto cucinato.

    1. Ahinoi, come può spiegare Michele Marziani che ha mangiato in lungo e in largo nella zona venatoria del delta del Po, i ristoranti non possono servire la selvaggina che gli porta il cacciatore, mentre hanno il via libera con quella congelata che arriva dall’Ungheria e Romania. Andiamo avanti così…

    2. Avatar c'è zona e zona, venatoria ha detto:

      Toscana, cacciatori autorizzati alla vendita

      I cacciatori toscani potranno d´ora in poi trattare liberamente la cessione di piccole quantità della selvaggina selvatica da loro abbattuta, anche se di grossa taglia, direttamente a consumatori, macellerie o ristoranti: basterà compilare una dichiarazione scritta in cui è indicata la zona di provenienza degli animali.

      È quanto indicato nelle linee guida in materia approvate ieri (12 gennaio 2010, ndr) dalla giunta regionale. I cacciatori potranno cedere, nell´arco di un anno, un capo di grossa taglia (cinghiali o ungulati selvatici) e non più di 50 capi di piccola selvaggina selvatica.
      (da cacciainfiera.it)


      commercializzare liberamente la selvaggina nelle sagre gastro toscane,
      se non sbaglio è quel che si voleva far passare in finanziaria per i tartufi.

  7. Avatar Chefclaude ha detto:

    Mi piacerebbe fare un passo indietro su tutta la questione, e eliminare dal discorso quella preferenza, di un animale sull’altro, di una specie sull’altra, come se si trattasse solo di questo; ma anche come se non si potesse trovare il modo, magari solo utopico, ideale, di pensare anche una convivenza animale sul pianeta.
    Gli animali mi piacciono tutti, compresa la specie umana. Mi piacciono non perché li ho sostituiti al dio o all’etica che difettano; né perché credo che l’animale sia superiore per intelligenza, o perché, nel vuoto d’affetti certi, è divenuto, per chi non deve più faticare e combattere con loro, solo un surrogato affettivo.
    Gli animali, e la natura in genere, non si risparmiano diverse delle crudeltà tipicamente umane: per gioco, per fame, per dimostrare una qualche superiorità. Milioni di specie si sono estinte, distrutte e divorate, per motivi del tutto “naturali”, prima ancora che gli scimmioidi apparissero sulla faccia della terra. La natura è bella e terribile; non c’è bisogno di fare altra letteratura su questo.

    La specie umana però ha cambiato interamente il suo ambiente, ha occupato tutto, modificando perfino il clima, le stagioni, il senso e la vita degli altri animali. Ma la terra, diceva qualcuno, è solo un puntino perso tra altri. Se l’arca sparisse domattina con tutti i passeggeri, sai chi piangerebbe. Mangiare proteine animali e di quali, scelti per cultura o per necessità, non dovrebbe essere forse quello il problema: siamo qui a parlarne, ognuno con la sua diversa sensibilità, perché nessuno, finora, ci ha reso il favore mettendoci in padella.

    Il problema è invece che noi ci intestardiamo nello sprecare e distruggere le vite nostre e degli altri per accumulare false risorse: risorse mortali. Se c’è una precedenza da riconoscere alla nostra specie, è perciò quella dell’enorme responsabilità verso il suo habitat, verso la propria e le altre specie: se il contesto fosse per una volta quello del rispetto per necessità di sopravvivenza reciproca, farei certamente parte dell’umanità con rinnovato entusiasmo.

  8. Avatar dal Brasile ha detto:

    Il problema è che si vuole fare ragionare chi di natura non ragiona, chi si attacca a concetti come “tradizione”, che con la logica si mescola come l’acqua con l’olio.
    Io sono vegetariana, ma non per animalismo, e se c’è una cosa che mi fa un fastidio tremendo è proprio l’ipocrisia di questi scomodatori dell’etica per difendere i gatti mentre si gustano le mucche.

    1. Uguale uguale…

      O gli inglesi sono entrati nel computer di Bernardi e gli hanno fottuto l’articolino già pronto oppure ha fatto una FIGURACCIA COLOSSALE.

    2. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      La figura colossale forse la stai facendo tu. Nel post c’è un link al Guardian come sempre facciamo quando trattiamo articoli di altre testate. La stessa cosa ha fatto il Guardian citando un nostro articolo sul McItaly di Zaia. Qui non siamo sul Corriere o Repubblica che rubano a mani basse senza citare le fonti.

      Aggiornamento: aggiunto il secondo link al Guardian saltato per errore

    3. Massimo Bernardi Massimo Bernardi ha detto:

      Non abbiamo problemi con i link e le citazioni Paolo, come capita a Repubblica, per dire. Spacciare per nostri i contenuti altrui è una cosa che va contro tutto ciò in cui crediamo. Una mentalità che non ci appartiene. Mi è semplicemente capitato di sbagliare link, volevo segnalare l’articolo del Guardian che hai indicato tu, e invece ne ho linkato un altro sullo stesso argomento. Mi scuso per l’errore e ti ringrazio per la segnalazione.

      Teh Big Food, capisco che sei un fan ma va bene anche meno entusiasmo. In positivo e in negativo.