Figo il “Puppuccino” di Starbucks, ma speriamo che in Italia non arrivi

Il Puppuccino è il cappuccino per cani firmato Starbucks, e tutti ne parlano con toni entusiastici senza porsi interrogativi. Lo abbiamo fatto noi: gli ingredienti, i valori nutrizionali, i possibili effetti sul benessere dell'animale.

Figo il “Puppuccino” di Starbucks, ma speriamo che in Italia non arrivi

Esiste già da diversi anni il “Puppuccino” – crasi tra puppy (cucciolo) e cappuccino – ovvero il cappuccino per cani: la versione canina della celebre bevanda calda a base di caffeina e latte montato, inventata da Starbucks. Virale sui social network, torna alla ribalta quasi tutti gli autunni, e altre catene o caffetterie iniziano a imitare la trovata. Ebbene, sarebbe meglio non darlo al cane, non a cuor leggero: vediamo quali sono gli ingredienti, i valori nutrizionali, gli effetti collaterali sulla salute dell’animale. Salute che può essere compromessa anche da un’esaltazione superficiale del prodotto.

Chi vi scrive è non solo una grande fan di Starbucks ma anche la viziatrici di cani con la V maiuscola: sono la prima a preparare loro biscotti e “dolcetti” ad hoc, ma lo faccio a ragion veduta. Tanto più, mi chiedo come sia possibile che qualcuno ai piani alti di Starbucks abbia approvato e caldeggiato un bicchiere pieno di panna montata come spuntino per i cani. Temo sia una trovata  rivolta al popolo di Instagram più che all’amore per le bestiole, cosa che rischia di dare il cattivo esempio soprattutto se pubblicizzata senza toccare doverose tematiche.

Cosa contiene il “Puppuccino” di Starbucks

puppuccino-instagram-beemyhoneyDa Instagram (bee.myhoney_)

Questo cappuccino per cani è una geniale mossa di Starbucks – che ha appena festeggiato i vent’anni del suo iconico Pumpkin Spice Latte – risalente al 2016. Non contiene caffè né parti liquide calde (per sicurezza specifico che il caffè è per i cani un alimento dannosissimo, al pari del cioccolato e del cacao), bensì panna montata. In sostanza, Starbucks usa come coppetta un bicchiere di carta per l’espresso (che personalizza con il nome del cane esattamente come fa per i clienti bipedi) e lo riempie di candida panna senza zucchero.

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Da Starbucks in Italia non si trova, per ora, come mi confermano presso uno degli store più recenti. Nel resto del mondo invece è un “fuori menu”, una specialità non elencata né sui tabelloni né sul sito web dell’azienda. I clienti che conoscono tale iniziativa si rivolgono al personale, per ottenere gratis il Puppuccino. Il customer service di Starbucks fornisce informazioni, tra cui gli ingredienti ufficiali: “our whipped cream contains cream, milk, mono and diglycerides, and carrageenan. The Puppuccino Ingredients, simply put contains cream, milk, mono and diglycerides, which are fats that serve as stabilizers – to provide a consistent texture and prevent separation. Carrageenan, which is essentially what makes sure the liquid remains mixed“. Quindi, panna montata senza aggiunta di zuccheri.

Le pupplessità sui cani che mangiano la panna

cappuccino-per-cani-starbucks

Le perplessità sono tante, non tanto per l’idea in sé (è grazioso dedicare ai cani un prodotto specifico) piuttosto per come è realizzata e per l’intestino del cliente finale a quattro zampe. I cani possono mangiare la panna? E che tipologia di panna usano da Starbucks?

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Moltissimi cani sono intolleranti al lattosio o quasi, soprattutto gli esemplari di piccola taglia. La panna, quindi, può essere davvero difficile da metabolizzare e le conseguenze rischiano di essere essere anche gravi, e non così raramente. Prima di stressare un cane con crampi addominali e intestino in subbuglio dovremmo come minimo accertarci insieme al veterinario che la panna sia cosa quantomeno tollerata. A prescindere, comunque, la panna contiene molti grassi per un insieme di valori nutrizionali inutili (se non dannosi) per il nostro cane. Si parla di circa 165 kcal per 50 g di quella fresca, con circa il 90% di grassi (lipidi).

Un Puppuccino ogni tanto

La panna, generalmente, non è pericolosa per i cani quanto potrebbe esserlo il cacao, oppure l’uva. Se data per errore al proprio animale (magari ve ne cade un po’ per terra) o se gliene date un cucchiaino mentre preparate un dolce, non succede un granché a meno che non ci sia davvero una sensibilità spiccata all’ingrediente. Ben altra cosa è dare di proposito al nostro cane un bicchiere pieno di panna, peggio ancora se l’intento è solo quello di fare la foto per Instagram. Quindi sì, una traccia di panna ogni tanto non fa nulla, ma un Puppuccino ogni tanto e dato con leggerezza può far male e dare il cattivo esempio a chi non è informato e si lascia trascinare dall’iniziativa. Come minimo, mi aspetterei che Starbucks fornisca informazioni e avvertimenti basilari preventivi a ogni ordine di Puppuccino – non ho modo, purtroppo, per appurare sia così o no.

C’è panna e panna

Un altro fattore di non poca rilevanza è la tipologia di panna usata per il Puppuccino. Il punto è proprio questo: non sappiamo, esattamente, quale panna sia usata nel cappuccino per cani. Parlano di “whipped cream” ovvero di “panna montata”… ma si tratta di panna fresca che montano al momento per ogni ordine canino, o semplicemente usano la panna già montata industriale che usano anche per i nostri frappuccini? Cambierebbe poco, ma cambierebbe comunque in peggio. Se noi esseri umani possiamo scegliere per noi stessi e accollarci rischi, i nostri cani non possono fare altrettanto: ecco perché, per quanto io sia una vera e propria innamorata di Starbucks, spero che il Puppuccino in Italia non arrivi. O, almeno, non siffatto.