di Massimo Bernardi 12 Gennaio 2012


BISCOTTI_
Togo: fingo di fumare una sigaretta, lo tengo in bocca fino a quando il cioccolato si scioglie, butto il resto.
Ringo: prima il biscotto bianco che stacco con le mani, poi la crema rosicchiando con gli incisivi (se becchi il punto giusto si stacca l’intero dischetto di farcia alla panna senza rompersi, ma serve una certa maestria).

Infine, il biscotto al cioccolato, che sciologo in bocca fino ad ammollarlo. Se nella fase di divisione dei due biscotti accade l’irreparabile, ovvero la spartizione della crema su entrambi i biscotti, li ricompongo e lo passo a mio fratello.
Pan di stelle 1: intaglio con un coltello la parte superiore poi la succhio, più è viscida più mi piace.
Pan di stelle 2: L’arte di riprenderlo dalla tazza un secondo prima che si smolli definitivamente, quando è integro ma morbidoso e strapieno di latte.
Plasmon: la scatola va aperta secondo un mistico rituale ze. Bisogna togliere una striscia centrale in modo da prendere i biscotti interi. Meglio se a 2 a 2 ma con la “P” di Plasmon rivolta verso l’alto.
Plasmon 2: li inzuppo nell’acqua (sono buonissimi), poi quando l’acqua è quasi finita e nel fondo del bicchiere c’è un pappone di biscotti, non resisto e… lo bevo!

JUNK FOOD_
Flauti del Mulino Bianco: infilo dentro una barretta di kinder e metto tutto nel microonde.
Bastoncini Findus: visto che li odio e li ho sempre odiati, adesso non li mangio. Ma da bambina : staccavo elegantemente la crosta lasciandola il più possibile integra, davo l’interno al cane e dopo fingevo di avere la bocca piena.
Rotella Haribo: la srotolo tutta, divido “per la lunga” i due fili, ottenendo due stringhe sottili, una la mangio subito, l’altra la uso per sperimentare vari nodi da marinaio e poi la mangio annodata.
Mars: stack e via un pezzo di cioccolato sopra che uso come paletta per tirare via il mou. Paradiso. Ripetere. consolarsi con il malto sotto a morsetti.
Kinder Brioss e Tegolino: li dividevo nei vari strati e li mangiavo uno alla volta. Prima la crema, però, che è sempre stata abbastanza solida da consentire il sollevamento in un’unica striscia.
Tegolino 2: Da piccola lo decorticavo sempre: via le gocce di cioccolato, via la base e via il pan di spagna. Rimanevano solo le farciture che mangiavo rigorosamente insieme. Tutte.

GELATO_
Cornetto Algida: Ho imparato a mangiarlo partendo dalla punta per un semplice motivo: quand’eravamo piccoli, io e i miei fratelli subivamo sempre l’attacco da parte di mio padre che ci chiadeva un po’ di gelato. Noi glielo porgevamo, lui lo capovolgeva mangiando il meglio e ridendoci in faccia. Dopo un po’ abbiamo imparato il trucco.
Cono gelato: Ho un piercing sulla lingua quindi mi diverto a decorare la pallina di gelato con tutte lineette (dovute al fatto che l’orecchino va più in profondità rispetto alla mia lingua). Più sono precise e dritte, più mi compiaccio!
Cono gelato 2: Muovo la lingua intorno alla circonferenza, tolgo finché non resta che un torsolo di gelato, solo allora rivolgo le attenzioni alla panna montata, la vera attrazione della festa (controindicazione: spesso la panna finisce in terra, occhio, ci vuole metodo). Sembra la descrizione di una fellatio…

PASTA_
Ravioli: interi in bocca, mi scoccia tagliarli a metà con la forchetta perchè di solito il ripieno si disperde.
Tortellini: se non mi vede nessuno, li infilzo con il mio indice come quando ero bambina.
Penne. Ho sempre destrutturato tutto, ma il peggio si verifica quando mangio le penne con qualsiasi sugo: soffio dentro ad ogni pezzo di pasta per far uscire il condimento e poi mangio il sugo da solo.

PIZZA_
Pizza1: la taglio a raggiera in sei fette, che ovviamente risultano triangolari con base curva; poi ogni fetta la taglio circa a metà, parallelamente alla base: risultano sei triangolini centrali che lascio per ultimi (li mangerò con coltello e forchetta), prima mangio i trapezi di base con la crosta, e quelli li mangio con le mani.
Pizza2: Fino a non troppi anni fa (adesso ne ho 30) piegavo la pizza a mo’ di crepe rovesciata e la mangiavo di conseguenza con grande riprovazione dei presenti.

PANE_
Pane casereccio: faccio la mollica a forma di dadi da gioco che tiro ai fratelli poi, dopo averli raccolti da terra, la mangio.

CARNE_
Spiedini: tolgo tutto quello che c’è sopra lo stuzzicadentone, pulisco ACCURATAMENTE la carne da ogni residuo di grasso, cose che non mi convincono, possibili residui di un possibile ossicino. Rimetto tutto nell’ordine di partenza (aiutandomi con qualche altro spiedino come modello o l’immagine sulla confezione) e lo mangio.
Pollo allo spiedo: tolgo la pelle, stacco tutta la carne dall’osso, la faccio a pezzetti, faccio a pezzetti la pelle e sistemo un pezzetto di pelle per ogni pezzetto di pollo. Mangio.

VERDURA_
Insalata: prima cerco di fare il boccone onnicomprensivo, inforchettando tutti gli ingredienti. Poi provo i singoli ingredienti per decidere cosa mi piace di più. Poi provo gli ingredienti in varie combinazioni per decidere la migliore. Se l’insalata non è ancora finita, il boccone finale è quello perfetto.

FRUTTA_
Arance: lo taglio a spicchi con la buccia incorporata, poi azzanno le barchette e butto le buccie nel lavandino, dove c’e la centifuga. Schiaccio, e il mio lavandino profuma di arance. (O limoni o lime).
Mandarini. con i denti tolgo il filo della membrana sopra lo spicchio, poi con l’indice, nella parte grossa di dietro, lo pigio dentro/fuori, a mo’ di porcospino. Azzanno e poi butto la membrana.
Pera: una volta sbucciata, la devo tagliare a rondelle partendo dalla cima. Non mangio le pere divise a metà per lungo.

DOLCI_
Macaron: Praticamente un rito. Prima giustizio il guscio inferiore, poi gratto buona parte del guscio superiore e finalmente il tripudio: lecco tutto il ripieno possibile prima di mettere in bocca quel che rimane.
Brioche: la mangio sfogliandola come una pergamena, quindi l’azzanno partendo dal centro verso i lati, lascio il ripieno come goduria finale dopo aver divorato anche gli estremi.

* I food freak sono, ovviamente, i lettori di Dissapore.

I due episodi precedenti:
Elenco di cose che mangiate in modo strano.
Cose che mangiate in modo strano.