È uno dei piatti simbolo della cucina milanese. Robusto il giusto, pur conservando con una sua certa eleganza, l’ossobuco troneggia sulle tavole del pranzo della domenica lombarda, coronato – appunto – dall’anello di osso che racchiude il suo cuore di midollo scioglievole, da scavare con il cucchiaino. Come tutti i regnanti, anche il nostro ha la sua corte, i contorni che lo accompagnano imbevendosi del suo ricco intingolo, quelli che ne ingentiliscono la grassezza, quelli che vanno a braccetto con la consistenza di questa carne che, nata tenace, con la lunga cottura diventa morbida e cedevole, sfilacciandosi al tocco del coltello. Prima di elencarteli, però, ti faccio un breve ripasso di cos’è un ossobuco.
L’ossobuco è un taglio ricavato dalla parte finale dello stinco del bovino (il geretto). Più tenero e fine se di vitello, più corposo e rustico se di vitellone o manzo, il calibro cambia a seconda dell’età della bestia ma anche se proviene dal quarto anteriore, con più connettivo e meno midollo, o da quello posteriore, più polposo e con un “buco” più grande e, di conseguenza, una quantità maggiore di “ripieno”.
La cottura è in umido, con un soffritto classico di sedano, carota e cipolla (o solo quest’ultima), vino bianco, brodo e aromi come alloro, salvia, rosmarino o timo. L’aggiunta del pomodoro (pelati o concentrato) è opzionale, e si cucina volentieri anche in bianco. Per la ricetta completa, ti rimando a questo link.
Fatto il ripassone, arriviamo alla ciccia: ecco i migliori contorni da abbinare all’ossobuco.
Il risotto giallo
![]()
Stanno insieme come il pane e il burro, direbbe Forrest Gump. Non per niente risotto giallo e ossobuco sono entrambi cotti con il burro ed entrambi “alla milanese” per definizione. Del resto, sono affini per elementi: in tutti e due compaiono il brodo e il midollo, che non può mancare nel soffritto di un risotto giallo a regola d’arte. Ma anche complementari: mentre il riso fa scarpetta nel sugo dell’ossobuco, la texture della carne acquista le note vellutate della mantecatura.
Lo zafferano nobilita quello che, come dicevamo, è per natura un piatto robusto. E si rivela anche la scelta cromatica vincente: che tu lo abbia cotto in rosso, vivace e brillante, o in bianco, più sbiadito e visivamente spento, l’ossobuco appare subito invitante con il suo contorno colore dell’oro.
Se poi senti che alla cottura brasata della carne manchino le note della Maillard, ecco pronta la soluzione: il riso al salto, con la sua irresistibile crosticina croccante, sarà la ciliegina sulla preparazione.
La polenta
![]()
Fa felice la vista prima ancora del palato anche l’abbinamento con la polenta, tipico nel vicino bergamasco. La più indicata è proprio quella classica lombarda di mais giallo, saporita ma non decisa come la taragna e comunque più corposa di quella bianca.
Libertà sulla scelta di servirla corposa o all’onda, sebbene quest’ultima raccolga meglio l’intingolo.
Il purè e le patate
![]()
In cerca di consistenze soffici da maritare al sugo, non sbagli mai con un buon purè di patate o, perché no, di sedano rapa, ortaggio dalle note aromatiche spinte e rinfrescati. Ancor più goloso se rifinito non solo da latte e burro (abbondante), ma anche da parmigiano.
Potrebbe andare bene anche un semplice contorno di patate al vapore, ma sono sicuramente più intriganti le jacket potato, da incidere e guarnire con una cucchiaiata di salsa.
I legumi
![]()
Ossobuco con piselli: altro grande classico. Non fosse per il fatto che i verdi legumi freschi sono di stagione a maggio e giugno, quando le preparazioni in umido diventano un po’ fuori moda. Comunque, l’abbinamento è azzeccato, soprattutto per la dolcezza che gli uni conferiscono all’altro.
Solo, non ti venga in mente di utilizzare quelli in scatola, mollicci e con quel sapore di conservato che la cottura non farebbe che accentuare. Meglio un buon prodotto surgelato e di grosso calibro: niente pisellini finissimi, “primavera” o “primizia” che dir si voglia. Aggiungili, direttamente nel tegame, verso fine cottura, cuocendoli non più di una decina di minuti, per evitare che diventino tristemente sgonfi e raggrinziti.
Ottimo side dish anche i fagiolini e i piattoni verdi o bianchi, lessati e ripassati in padella con burro e salvia, oppure con pomodoro e aglio.
Altri ortaggi
![]()
Verdure a foglia: se verze e cavoli sono forse fin troppo coprenti, si rivelano un buon abbinamento spinaci, coste ed erbette, lessati e/o ripassati al burro. Fra i contorni di stagione, sono indicati anche i funghi trifolati: porcini e finferli, ma anche semplici champignon o cardoncelli cucinati con aglio e prezzemolo.
Se nel fondo metti una buona quantità di carote tagliate a rondelle, anziché tritate con gli altri elementi del soffritto, ecco pronto un contorno ben insaporito dai succhi della carne. A mio parere, la ricchezza del piatto “uccide” ogni genere di insalata cruda. Si potrebbero salvare forse solo gli spinacini novelli.
La gremolata
![]()
Non un contorno ma un accompagnamento di cui non si può fare a meno: la gremolata (o gremolada) è un trito fresco e finissimo di aglio, prezzemolo e scorza di limone, cui qualcuno aggiunge una filetto d’acciuga, qualche ago di rosmarino o una foglietta di salvia.
La gremolata rifinisce l’ossobuco a fuoco spento, sparsa su carne e intingolo al momento di impiattare. Se ne può servire anche un po’ a parte, che i commensali gourmand si doseranno a piacimento. E aiuta, questa sì, a “sgrassare” idealmente i bocconi di carne, rinfrescare con il limone e le erbe e, contemporaneamente, rinforzare con aglio e acciuga.
L’ho messa alla fine della carrellata, perché in effetti è l’ultimo elemento in ordine di comparizione della ricetta dell’ossobuco. Ma imprescindibile perché una banale fetta di carne, ricavata dal geretto del bovino, diventi un òss büüs a la milanesa.