di Sara Porro 18 Novembre 2010

Se chiedi a un vegetariano qual è il cibo che gli manca di più, scoprirai che quasi tutti hanno un cibo-feticcio che è l’equivalente di una giovane procace per un seminarista: una tentazione tormentosa e impudica, che espone al rischio di cedimenti e ripensamenti. Ricordo la cuoca vegetariana Cristina Bay raccontare che a mancarle di più era la pasta di acciughe, mentre da un breve sondaggio su Twitter scopro che le tentazioni più comuni dei veg sono affettati – salame e prosciutto crudo in testa -, pancetta croccante, ragù e spiedini.

Il mio cibo del peccato invece è il foie gras. Scoperto in giovane età in Francia insieme a quei viziosi dei miei genitori e mai più abbandonato fino alla conversione vegetariana. Il foie gras mi piace tantissimo: untuoso, sapido, avvolgente, anche a distanza di anni non fatico ad evocarlo alla mente, e vi dirò che nonostante il mio amore per gli animali, vedere un’oca mi trasforma subito in Gatto Silvestro al cospetto di Titti.

Ma l’oggetto dei miei desideri non è soltanto incompatibile con una dieta vegetariana, è anche tra gli alimenti che pongono i maggiori interrogativi etici. Il foie gras altro non è che il fegato di un’oca o di un’anatra nutrita con una alimentazione ipercalorica, che conduce all’accumulo di grasso nel fegato. Ora, come si ottiene che un’oca si nutra in quel modo? In generale, ingozzandola di mangime tramite un tubo conficcato in gola per un periodo tra i 9 e i 21 giorni.  Il procedimento, detto gavage,  è doloroso per l’animale ed esiste un forte dibattito sulla liceità di questa pratica, ragione per cui la produzione di foie gras è illegale in numerosi paesi europei – qui c’è un link del sito dell’Enpa se vi interessa approfondire.

L’esplosiva combinazione tra delizia e crudeltà fa sì che ci si interroghi molto sulla possibilità di un foie gras “etico” – le virgolette sono lì per non far infuriare coloro tra voi che pensano che a) siccome l’oca la mangi comunque, non c’è proprio niente di etico in ogni caso b) l’etica non andrebbe applicata al nostro rapporto con gli animali perché è un privilegio di noi bipedi gaudenti.

Sul web si parla molto di Pateria de Sousa, un produttore di foie gras di Badajoz, Spagna, che sfrutta la compulsione a nutrirsi delle oche in prossimità dell’inverno, quando fanno scorte per la migrazione: basta mettere a loro disposizione mangimi estremamente calorici, come fichi, frutta secca e olive, per ottenere che si ingozzino fino a rendere il loro fegato un vero foie gras. Ora la domanda è: ma questo foie gras avrà lo stesso sapore rotondo e peccaminoso delle mie memorie? Visto che non mangio la carne, non lo saprò mai (mi merito un voto zero come reporter). Pare che però in Francia si possa trovare un patè completamente vegetale che si chiama “faux gras” (falso grasso), dal sapore che si avvicina al foie gras: varrebbe la pena provarlo solo per la pubblicità geniale e disturbante della società che lo produce, Gaia.

[Fonti: Enpa.it, Pateria de Sousa, frederiksamuel.com. Immagine: AdGoodness]