di Luca Iaccarino 6 Maggio 2017
parmigiano reggiano

Premesso che di capitale una ne abbiamo e forse è pure troppo e che le questioni di etichette rischiano sempre d’essere oziose, trovo pur tuttavia la domanda piuttosto stimolante: qual è la capitale italiana del gusto?

Di questi tempi di massima semplificazione –non solo non leggiamo più i giornali, ma pure su internet difficilmente andiamo oltre al titolo se non addirittura alle figure– i record servono, eccome se servono.

E poi ci sono un sacco di luoghi d’Italia che un po’ abusivamente si autodescrivono così: venite a XXX, la capitale italiana del gusto (e al posto delle XXX potete mettere anche Forlinpopoli).

Tanto “capitale italiana del gusto”, diciamocelo, tecnicamente non vuol dire niente, quindi nessuno può contestartelo (un po’ come dire “i divani più amati dagli italiani” o altre corbellerie simili).

Ma se per “capitale del gusto” intendiamo l’area con il maggior numero di “contenuti gastronomici” –prodotti, produttori, imprese, cultura diffusa, negozi, trattorie, bistrot e ristoranti di alto livello – allora si può provare a ragionare. Del resto Dissapore lo ha fatto enne volte.

Una contendente è di certo Milano, la città del “più PIL per tutti”.

A Milano girano i soldi, c’è una efficace cultura d’impresa, quindi sono qui le sedi di tante aziende, gli editori, le riviste, i congressi (quindi l’elaborazione), le grandi fiere di settore (settimana prossima iniziano Tuttofood e Seeds&Chips), i ristoranti per la gente in cravatta e grandissimi locali disseminati per la Lombardia.

Una contendente è Torino che ha l’atout delle Langhe a un passo, una enorme tradizione gastronomica che mischia l’haute cuisine francese e le usanze contadine, buoni prodotti, produttori di qualità, tra i migliori bistrot del Paese, un rinascimento nella ristorazione, il primo Eataly di sempre e, sopra tutto, il Salone del Gusto di Slow Food.

Una contendente potrebbe essere Napoli se le annettiamo la Costiera, e allora grandissimi prodotti e una pioggia di stellati in posti mozzafiato (anche la Toscana potrebbe gareggiare ma, secondo me, ora come ora –nonostante i grandi vini– è staccata dal gruppo di testa).

Ma la vincitrice, a mio modesto avviso, la Food Valley, cioè la zona dell’Emilia Romagna tra Bologna e Parma.

Non c’è area italiana più densa di gastronomia di questa: tanti nostri grandi prodotti agroalimentari famosi nel mondo nascono qui, ci sono aziende e consorzi enormi che sono stati capaci di “fare sistema”, a Modena c’è Bottura, a Bologna un bel fermento.

E a ottobre arriva Fico, il mega parco giochi per golosi di Oscar Farinetti.

Dunque, The Winner Is… The Food Valley emilianoromagnola!

Se poi ho sbagliato busta come un Warren Beatty qualsiasi, vi prego, ditemelo.