Le cucine chiuse stanno tornando

Cucina open space, ingresso cucina, living con angolo cottura: tutto questo sta per finire (forse).

Le cucine chiuse stanno tornando

Per decenni, ho vissuto senza una cucina. No chiariamo, non sto dicendo che non cucinavo, sia mai: ho abitato in bugigattoli più piccoli di una cella frigo, ma un angolo con due fornelli dove far da mangiare c’è stato sempre. Quello che mancava era la cucina come stanza a sé: l’unica casa in cui c’era è la prima, quella dove sono nato e ho vissuto con i miei fino alla laurea, non a caso un appartamento progettato tra la fine dei ’60 e l’inizio dei ’70 (ma lì non cucinavo io, però questa è un’altra storia). In tutte le altre avevo: ingresso-cucina, soggiorno-cucina, salotto-cucina, living con angolo cottura, e insomma tutte le ben note varianti sul tema open. Ora però si avvicina il momento della rivincita.

Pare infatti che l’era delle cucine open stia tramontando, e il pendolo della moda – che deve oscillare per forza, sennò come si fa a vendere in continuazione – sta tornando verso le cucine chiuse. È quanto si legge in un articolo su Better Homes & Gardens, uno storico (nato nel 1922!) magazine statunitense. Attenzione si parla di quindi di cucine di casa, non delle cucine professionali, che hanno subito un’oscillazione analoga – dalla promiscuità delle vecchie osterie alla separazione dei ristoranti classici, fino al ritorno della Cucina aperta celebrata fra l’altro dall’eponimo libro di Tommaso Melilli, e forse in futuro chissà.

E l’oscillazione del pendolo segue l’onda più generale che sta portando, nell’organizzazione dei luoghi di lavoro, a rivedere il dogma dell’open space, grande innamoramento (o grande abbaglio? Ammesso che ci sia una differenza) della seconda metà del Novecento.

L’era delle cucine aperte 

raffaella carrà cucina

Le cucine chiuse sono cadute in disuso tra la metà e la fine del XX secolo. “I proprietari di casa erano attratti dall’idea di spazi più luminosi, migliori visuali e collegamenti più facili tra cucina, sala da pranzo e soggiorno”, affermano Rachel Bolin, Karly Mandell e Liz Meunier, designer di Story Hill Renovations, un’azienda di ristrutturazione e progettazione con sede nel Wisconsin, specializzata in case storiche.

“Il ruolo della cucina si è spostato da spazio privato e dedicato alle attività a palcoscenico centrale per l’intrattenimento, il multitasking e la vita familiare quotidiana”, dice Yoko Oda, designer californiana e membro della National Kitchen and Bath Association.

Invece di “chiudersi in cucina” come facevano le massaie di una volta, poco più che schiave al servizio di famiglie numerose, chi cucina nell’open space può chiacchierare, guardare la tv, e insomma partecipare alla vita familiare non solo nel breve momento in cui si sta seduti a consumare un pasto che magari ha richiesto ore di preparazione, e viene trangugiato in pochi minuti. L’apoteosi di questa impostazione è l’isola, in cui il cuoco casalingo neanche sta più di spalle, ma è rivolto verso gli altri come un bartender, o lo chef di uno show cooking.

I vantaggi delle cucine chiuse

giorgio-mastrota-cucina

D’altra parte, l’esperienza di chi non ha mai avuto una cucina tutta per sé porta a guardare con bramosia a un minimo di isolamento. Per anni abbiamo sopportato le continue interruzioni/invasioni di familiari, bambini che vogliono giocare, adulti che vogliono spiare cosa bolle in pentola, e chi vuole chiacchierare, chi “scusa ti sposti mi serve un bicchiere” proprio quando stai misurando col termometro il punto di caramellizzazione giusto, insomma uno strazio. Senza considerare poi non solo il fastidio che si riceve, ma anche quello che si dà: tra la puzza (è inverno, non si frigge perché poi non si può aprire) e il rumore (a me piace cucinare con la musica, ma chi sa perché tutte le persone con cui ho vissuto non sopportano il free jazz punk inglese).

Altri vantaggi delle cucine chiuse elencati dal giornale americano:

  • Contenere meglio il disordine: oltre ai rumori e agli odori, può essere utile contenere fuori dalla vista il disordine che inevitabilmente si crea cucinando; e soprattutto può essere rilassante non dover mettere tutto a posto prima che arrivino gli ospiti.
  • Maggiori possibilità di arredamento: facendo della cucina una stanza a parte, la si può personalizzare e arredare con uno stile che non per forza si deve armonizzare con quello del resto della casa.
  • Più spazio sulle pareti: banalmente, ci sono più muri e quindi più spazio per mobili, scaffali ed elettrodomestici.
  • Non snaturare case storiche: gli appartamenti d’epoca avevano tutti la cucina separata, che con le ristrutturazioni spesso è stata inglobata nella zona living; ma si può anche pensare di non snaturare l’architettura interna di una casa, e lasciare le cose come stavano. O riportarle a com’erano.