di Carlotta Girola 23 Gennaio 2016
Masterchef 5

Ci risiamo. Dopo lo chic-nic della scorsa settimana e le eliminazioni di rito si ricomincia con la Twittercronaca.

E lo si fa indagando sull’artista che vive in ognuno dei concorrenti: Sylvie canta come fa sempre in chiesa e non è esattamente un piacete ascoltarla. Lucia si butta nella crioterapia. Marzia declama la sua poesiola da quinta elementare. Rabbrividiamo e sbalordiamo allo stesso momento quando Masterchef lascia sfogare la vena artistica dei concorrenti. Che in questa edizione è davvero inesauribile.

La mistery box di questa settimana è a dir poco intrigante o, se volete, a lutto: gli ingredienti sono tutti neri. Pane, caviale, fagioli, more, tutto tutto nero.

Se il nero va con tutto, è anche vero che in cucina non è che sia proprio un bel vedere. Ma, pronti via, ci si può sposare un altro colore (la dispensa è tutta divisa per ingredienti e colori). Quindi si parte: classica scapicollata dei nostri amati in dispensa, dove ci si deve far venire un’idea brillante in 45 secondi. Io, in meno di un minuto, non riuscirei a farmi venire l’ispirazione nemmeno per un toast. Loro invece, i concorrenti, fanno gli abbinamenti cromatici a suon di piselli e peperoni.


Inizia la saga del sudore e dei concorrenti con fasce e polsini che sembrano usciti da un set di tennis. La cucina, si sa, è fatica.

Caldo e fatica.

E la fatica gioca anche brutti scherzi, soprattutto ai concorrenti più tenerini.

Giovanni, stavolta, si butta in un piatto manicheo bianco e nero: o dentro o fuori, insomma. La questione della filosofia nel piatto forse gli sta sfuggendo di mano.


E mentre pela i pomodori sbollentati, Dario si lascia andare a qualche confidenza con Joe Bastianich: lui, alla francese, non è che ci creda poi tanto.

Ma lui, ah, lui è un duro.


Erica si becca il cazziatone di Cracco: si parla di accozzaglia di sapori troppo dolci, ma lo chef lancia segnali criptici e poi si lamenta di non essere capito.

A Cracco, ma che stai a dì?

Siamo agli sgoccioli della prova nera: gli che consigliano di dare un’assaggiatina al piatto.

Una prova artistica a 360 gradi, anche se alcuni impiattamenti sembrano venire dallo spazio, avanguardie incedibili.

Dall’astrattismo al “mappazzonismo” (neologismo di chef Barbieri) è un attimo. Insomma, pare che non tutte le vene artistiche e cromatiche abbiano convinto i 4 giudici. Tra i migliori abbiamo, udite udite, il piatto di Marzia, in ripresa sfolgorante.

Anche Alida, aridaje, è tra i migliori con il suo mix di verde e nero. Anche se, diciamolo, il suo piatto sarebbe una di quelle tele da “bah, io non l’ho capito”. E il terzo migliore è Andrea. Lo aspettavo da un po’: mesto, testa bassa e figaccione. Sarebbe un MasterChef finalmente molto cool, dopo i passati vincitori non proprio “televisivi”. No?

Impensabile fino a 5 minuti fa: è accaduto davvero. Marzia vince la prova.

Si passa in dispensa, dove fa la sua apparizione ammantato dalla solita aura di terrore e mistero lui: Iginio Massari, il terrore dei MasterChefini.


Il compito è arduo: realizzare il vassoio di pasticcini misti “della domenica”.
E Marzia ha il suo meritato vantaggio: due chiacchiere formative con il Maestro Massari in esclusiva.

Panico tra i concorrenti. La prova di pasticceria farebbe sudare freddo chiunque, se poi c’è la sfinge di Massari sono cavoli amari.


Facce da funerale, sguardi persi, si dice che qualcuno abbia anche pianto. Massari tira fuori il fanciullino impaurito che è in ognuno dei concorrenti.

Ad accompagnare la discesa agli inferi dei concorrenti, c’è un’amica planetaria: strumento indispensabile per la prova di pasticceria. Ma la perfidia è dietro l’angolo: il vantaggio di Marzia consiste anche nel poter togliere la planetaria a due rivali. Panico serpeggiante. Tipo l’interrogazione a sorpresa al liceo: stesso livello d’ansia. 


Sylvie la prende quasi sportiva. Rubina, invece, è un fiume in piena.

Marzia superstar parte con la prova facendo schizzare farina in ogni dove dello studio. Ma voi non la amate tantissimo? Non la vorreste al posto i della vecchia zia rompiscatole? Io sì, è ufficiale.

Classico giro perlustrativo di Massari e dei giudici tra le postazioni dei concorrenti trafelati. Se di solito sono sudaticci e nel pallone, stavolta lo sono anche di più.

Parte l’assaggio dei pasticcini: 3 tipi per X concorrenti ancora in gara: un bel lavoro per Bastianich, Cracco, Barbieri, Cannavacciuolo e pure Massari.

Bastianich assaggia i pasticcini con la forchetta. Bignè che hanno affrontato guerre nucleari, confusione di sapori, tartellette anonime e varie schifezze nel vassoio. La prova, come ampiamente previsto, è un massacro alla Iginio. Ormai è un dejavu.

Il migliore della prova è Mattia con la sua raffica di “figata, figata, figata”. I peggiori, invece, sono Sylvie, Laura e Luigi. Il peggio del peggio, porello, è Luigi e i suoi pasticcini bruciacchiati. Fate ciao con la manina a Luigi e alle sue fascette anni ’80.

La seconda puntata, ce lo hanno detto in tutte le salse, è un’esterna “velocissima”. Chi non ha tifato anche in una sola gara per Valentino Rossi?

Ecco, tra le eccellenze gastronomiche che si vedono spesso a MasterChef, stavolta ne compare anche una sportiva. Valentino Rossi arriva sulla moto, sorriso smagliante e occhiale fluo. Tra i concorrenti, tifosi, c’è qualcuno che si sente quasi male. Non solo Mattia.

Quindi oggi le due squadre cucineranno per Valentino Rossi e compari: il terreno di gioco è una grigliata con ammennicoli vari (bruschetta, salsa agrodolce, peperonata).

Mattia, però, dopo aver scelto la sua squadra blu deve fare il nome di un avversario da mandare direttamente al pressure. E, manco a dirlo…

Ma Rubina non è già spacciata: starà in panchina a disposizione e si giocherà al gioco del “passa il testimone”: l’ultimo in panchina andrà al pressure.

Mentre Bastianich, come sempre, gigioneggia con gli ospiti di turno (in questo caso va a ficcanasare nei box di Valentino) tra i grigliatori ci sono i primi momenti di panico.

Spiedini e costatone da Flinstones: la questione si fa interessante.
E mentre Rubina è rientrata in gioco Sylvie sta in panchina, triste e desolata. Valentino Rossi, invece, ci tiene a precisare che “la mia, al sangue, grazie”.

La vera meraviglia sono le urla assassine di Cannavacciuolo, che sbraita come non ci fosse un domani.

Cracco insegna a Rossi come riconoscere una carne poco salata solo col naso. Miracoli mirabolanti degli chef.

Comunque, alla fine sul tema griglia la squadra blu vince, innaffiata dallo spumante come dopo la corsa in MotoGP. I rossi vanno al pressure, tutti tranne Lucia che è salva.

Il pressure si gioca in due batterie: nella prima abbiamo Giovanni, Andrea e Sylvie. Il terreno di gioco sono i fegatini di pollo da estrarre senza rompere la bile. Pressure splatter.

Poi abbiamo una testa d’aglio e poi ancora le lumache. Ma soprattutto abbiamo i giudici che sembrano pronti ad una gara di chilometro lanciato.

Alla fine restano Giovanni e Marzia. Il filosofo e Alice in wonderland: io manco vi dico chi tifo. Più follia, meno filosofia. La sfida finale: 20 minuti per cucinare lumachine di mare, aglio e fegatini di pollo.

Giovanni si inerpica per strade immaginifiche col sifone, Marzia brancola nell’ansia da pressure ma nonostante tutto riesce a regalarci l’ennesima perla di vita vissuta.

La sua storia della spiaggia di nudisti e del nudo maschile dell’ottuagenario è il miglior commiato dalla cucina di MasterChef.

Marzia ci mancherà. Chi altri dopo di lei?


A giovedì!