di Dario De Marco 12 Febbraio 2021
chicago pizza

No ma davvero: hanno ragione loro. Chicago è la capitale mondiale della pizza, e Napoli è famosa per il cielo grigio e l’assenza di criminalità organizzata. Gli americani sono così: tutto quello che esiste, sono convinti di averlo inventato loro; tutto quello che non conoscono, non esiste. La pizza: dobbiamo ribadire per l’ennesima volta che se per pizza intendiamo un disco di acqua e farina cotto e condito, allora è stata inventata centinaia di volte in centinaia di momenti diversi nella storia e in centinaia di posti nel mondo? Ecco, non volevo, ma l’ho fatto di nuovo.

Poi: è vero che negli Stati Uniti le prime pizzerie risalgono all’ondata migratoria a cavallo tra 800 e 900, e che in più di un secolo si sono progressivamente allontanate dall’origine comune e ancora di più dallo stile napoletano attuale, tanto da poter costituire una “tradizione” autonoma. Ma questo non ci trattiene da un moto di disgustato stupore quando vediamo certe interpretazioni. (E badate bene, ho detto vediamo, perché assaggiare è oltre.)

A pochi giorni dall’exploit della municipalità di Chicago che con un tweet ha definito la città capitale mondiale della pizza facendo infuriare i napoletani e gli italiani tutti, The takeout pubblica una guida completa agli stili di pizza americani. Perché, direte voi, hanno pure gli stili? Ebbene sì, anche se i più schizzinosi tra voi (io non sono di questi, mi mangio certe cose che non avete idea) stenteranno a rubricarli non solo nella categoria “pizza”, ma proprio nella sezione “generi alimentari”. Perciò, ci siamo armati di coraggio e abbiamo fatto una selezione, apposta per voi: ecco il meglio del meglio delle pizze americane.

Naturalmente non possiamo metterle tutte, alcune si escludono da sole perché davvero non rientrano nella categoria neanche a voler dare la definizione più allargata possibile di pizza (tipo la French bread pizza, una baguette tagliata orizzontalmente e farcita con mozzarella e pomodoro: una bruschetta, suvvia); altre sono, o sembrano a noi barbari, delle varianti sullo stesso tema splatter; altre ancora non sono stili ma categorie merceologiche, tipo la pizza da fast food o la pizza congelata; altre infine sono più o meno squallide imitazioni degli stili noti anche qui, come la napoletana, la scrocchiarella romana, lo sfincione siciliano e così via.

Ma vi assicuriamo che ne vedrete delle belle. Pronti? Occhi sbarrati, immergetevi con noi in questa galleria di orrori stili di pizza americana.

Breakfast pizza

breakfast pizza

Iniziamo non con un vero e proprio stile regionale ma con un concetto, un modo di condire la pizza. Non è una pizza che si mangia a colazione, ma una pizza che ha come topping i cibi da colazione. E si sa che a colazione in America non prendono cornetto e cappuccino (ops, non vorrei aver suggerito un’idea a qualcuno…). Quindi vai di salsiccia, bacon, salsine varie, ma soprattutto uova, uova fritte.

Colorado style

colorado style pizza courtesy beaujos

Una volta un mio amico straniero, davanti a una pizza con un bel cornicione alto – ma non era neanche un canotto, semplicemente una pizza ben lievitata e ben stesa – chiese: ma ci mettono un altro pezzo di impasto, fanno una sorta di ciambellone e lo appoggiano all’esterno? Beh, in Colorado l’hanno fatto davvero. La pizza è nota anche come Mountain pie: carica di condimenti dentro, ma soprattutto con un pezzo di pasta semidolce al miele aggiunto sul bordo. È un piatto unico davvero, perché finito l’interno, sul tavolo del locale si trova un barattolo di miele da versare sui pezzi di cornicione: dessert incluso.

Quad City pizza

quad city pizza courtesy bccapture

Uno stile inconfondibile, ma sul serio. Tipicità dell’impasto è la presenza di malto, che conferisce colore ma anche sapore dolciastro. Viene tagliata a fette rettangolari, e condita con formaggio, tanto formaggio. Tra le versioni special, la taco pizza, servita con uno strato talmente abbondante di triangolini di mais da coprire tutto il resto. In tazzine a parte, salsa messicana e panna acida. Una meraviglia.

Dayton style

Base sottile, salata, simile a un cracker. Topping no comment.

Chicago deep dish

La famosa pizza di Chicago, che secondo me non è manco male, a patto di pensarla come un’altra cosa proprio. Non è neanche una pizza al padellino o una focaccia in teglia, sembra più una cheese cake salata, con quella crosta croccante e mezza fritta messa tutto attorno al ruoto, e il ripieno alto, abbondantissimo. La peculiarità è che, per non far bruciare il formaggio in una cottura prolungata come quella di cui ha bisogno una pizza tanto imbottita, si inverte l’ordine degli ingredienti: prima il latticino, e sopra uno strato spesso di pomodoro. Da mangiare rigorosamente con forchetta e coltello.

Detroit Style

detroit pizza

Altra città altro stile. Questa viene presentata come uno spin off dello sfincione siculo. Sarà, a me sembra più una deep dish in forma rettangolare: come la sua cugina chicagoana è alta, e presenta pomodoro e formaggio invertiti. Brilla però per un’altra carstteristica: il topping a base di brick cheese è sparso con generosità fino ai bordi e oltre. In cottura viene a contatto con la teglia e si caramellizza, creando una deliziosa crosticina che è il miglior boccone della fetta, e che spinge i commensali a cercare di accaparrarsi gli angoli, dove la quantità è doppia. Almeno questo è quello che dicono loro, a me mi pare na cosa brutta e carbonizzata.

New Haven

new haven style pizza

Proviene dal Connecticut, e il suo campione si chiama Frank Pepe, da non confondere col nostro Franco. “Una sorta di incrocio tra lo stile napoletano e quello newyorkese, di solito in una forma tesa a mano che è più simile a un ovale che a un cerchio”. Giudicate voi.

New York city

Un vero mito, per loro. Si tratta chiaramente di una evoluzione andata a male della napoletana: pare che all’inizio del ‘900, quando la pizza era confinata alla consumazione interna delle varie Little Italy, nonostante la sua natura di cibo povero era comunque troppo costosa per comprarne una intera. Incominciarono perciò a venderla a fette, e le fette divennero sempre più grosse. Ha la base sottile e croccante, ma pieghevole. Iconica (?).

Jumbo style

Sottospecie della NYC, con il cornicione ancora più sottile e pallido, la fetta ancora più grande. Sembra che a Washington sia un classico di fine serata, quando la fame chimica si fa sentire. E questo spiega molto (ma non tutto).

St. Louis style

Pizza divisiva, dicono i colleghi americani, mentre qui sospetto saremmo tutti d’accordo. Base croccantissima, tipo cracker, per via di un impasto senza lievito. La sua ulteriore particolarità è il latticino del topping, il Provel. Si tratta di una versione più affumicata del formaggio americano. È color crema, una miscela lavorata di provolone, cheddar e svizzero. Quando si scioglie non fila, ma diventa appiccicoso, come una salsa. Alé.

Vesuvio

Fuori classifica, ci sarebbero alcune curiosità. Hanno il nome italiano ma a noi risultano assolutamente sconosciute, tipo le fettuccine Alfredo. La prima è lo Stromboli, un rotolo originario di Philadelphia a metà tra il calzone e il casatiello. Ma vince tutto il Vesuvio, o bombe, che è un calzone realizzato con due dischi di pasta sovrapposti (un po’ come la pizza fritta originale napoletana). Il risultato è quello che vedete.