È la ricetta per l’invito perfetto. Conviviale. Libidinosa. Poco impegnativa in termini di organizzazione. Piace a tutti (tranne ai vegetariani vegani ma vabbè). Basta mettere in mezzo alla tavola il tegame sul suo fornello, disporre salse, salini e macinapepe, preparare un’insalata verde e stappare un buon rosso.
Che la cena-bourguignonne abbia inizio.
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L’attrezzatura.
Tegame e fornelletto, si diceva, e forchettine. Se proprio volete esagerare, piatti a scomparti: in genere ne hanno uno grande per la carne, 3-4 piccoli per le salse. Il fornelletto si accende con gel combustibile oppure con alcol, con cui inzuppare la spugnetta. Esistono anche vaschette di gel monouso.
Se usate l’alcol MAI E POI MAI SPRUZZARLO SUL FORNELLETTO ACCESO SENZA PRIMA AVERLO COMPLETAMENTE E SICURAMENTE SPENTO, ovvero chiuso con il suo coperchio. La fiamma è regolabile aprendo o chiudendo i fori laterali. Accendetela qualche minuto prima di andare a tavola così se qualcosa non va (avete messo poco combustibile) potete porre rimedio per tempo.
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La scelta della carne.
Filetto. O al limite controfiletto. Di vitellone. Privo di grasso visibile, ma è bene accetta una buona marezzatura. Rigorosamente ben frollato, per evitare che a contatto con il grasso bollente sprizzi acqua da tutti i pori, con inevitabili schizzi di olio bollente sui commensali, e che resti tenero nonostante la cottura violenta. Fondamentale un buon macellaio, edotto sull’utilizzo che volete fare della carne. Quantità: almeno 200 grammi a porzione. Comprate il pezzo intero e tagliatelo solo poco prima di andare a tavola, pena bocconcini anneriti.
Dimensione dei tocchetti: una piccola noce (per i più precisi, circa 2,5 cm). I bocconcini vanno conditi solo dopo la cottura perché qualunque cosa – sale o salse – messo prima farebbe inevitabilmente schizzare l’olio.
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L’olio.
Extravergine d’oliva leggero. Se proprio volete andare al risparmio (ma perché? con quel che avete speso per la carne, fatto trenta fate trentuno) olio d’oliva o di semi di arachidi. Deve arrivare a 2/3 dell’altezza del tegame (più su schizza più facilmente).
Scaldatelo sulla fiamma del fornello prima di trasferirlo sul suo trespolo.
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Le salse.
Visto che non dovete cucinare, le salse almeno fatele da voi evitando di comprare la collezione di barattolini con bernese-tartara-cocktail-bourguignonne. Piuttosto, preparate una maionese, dividetela in ciotoline (dimensione: stampino in alluminio usa-e-getta) e arricchitela.
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Maionese for dummies.
Mettete nel bicchiere del frullatore a immersione 1 uovo intero (a temperatura ambiente), un cucchiaino da caffè di sale, 1 cucchiaio di aceto, 1 di succo di limone e una punta di senape. Versate 230 g di olio di semi (io lo uso di mais). Mettete il piede del frullatore a contatto con il fondo del recipiente e azionate: uovo e olio inizieranno a emulsionarsi.
Solo quando sul fondo vedete che il composto è omogeneo, cominciate a muovere delicatamente, ma senza fermarvi, il frullatore in su e in giù per incorporare l’olio rimasto in superficie, senza “emergere” dal composto. È questione di pochi attimi e la maionese è pronta. Tenetela in frigo fino al momento di usarla.
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Tartara.
Mescolate a una ciotolina della vostra maionese un trito fine (circa 1 cucchiaio) di capperi molto ben dissalati e di ottimi cetriolini sott’aceto (a me piacciono i Gurken agrodolci), un ciuffetto di dragoncello e uno di prezzemolo tritati.
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Cocktail.
Mescolate a una dose di maionese 1/2 cucchiaio di ketchup, altrettanta panna acida e un paio di cucchiai di Cognac.
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All’aglio.
Unite alla ciotolina di maionese 2 spicchi d’aglio scottati in acqua bollente, privati del germoglio e spremuti con lo spremiaglio. Se usate aglio fresco, o se siete temerari, potete anche tritare finemente gli spicchi interi. Pepate con pepe bianco.
Oltre alle salse a base maionese, potete farne di fresche con yogurt denso (non greco, a mio avviso troppo grasso al palato, basta un buono yogurt intero), olio, sale, pepe, erba cipollina e/o basilico e/o menta e/o tahina e/o rafano (1 cucchiaino da caffè di tahina o rafano ogni vasetto di yogurt).
Mettete in tavola anche una buona senape, di Digione o in grani, dolce o piccante.
Per finire, la bernese: si fa così. Punto.
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Trucchi e accorgimenti.
Il bello è che ognuno si cuoce la sua carne, quindi se è cruda o bruciata non è colpa vostra. Comunque, il tempo di immersione nell’olio, se la temperatura è corretta (ve ne accorgete se la carne sfrigola subito) è di circa un minuto.
Il fatto che fra un boccone e l’altro passi almeno un minuto, comporta due cose: la vostra cena durerà piacevolmente a lungo, e i vostri amici avranno bisogno di qualcosa da sbocconcellare durante le mini attese: pane, pane, pane, l’insalata di cui sopra, coppette di sottaceti e sott’oli saranno bene accetti.
Non dovrei nemmeno dirvelo, ma ricordate che il boccone non va mai addentato dalla forchettina, che è rovente, ma passato sulla forchetta.
Una patata piccola, pelata, messa nell’olio all’inizio di tutto previene gli schizzi eccessivi. O almeno così dicono. Certo che alla fine sarà superfritta, supercroccante fuori, supertenera e superbollente dentro, superunta e superdannosa, ma superbuona (tanto che io ne metto sempre un paio).
Ora vi lascio, vado dal macellaio.
[Crediti | Link: Dissapore. Immagini: Battered_Sole, Saveur Days, Rachael, Stefano Micheli, feedingandy, Ambrosia e Nettare]