di Cinzia Alfè 28 Settembre 2016
salone del gusto 2016, torino

Mezzo milione di persone. Un successo enorme, imprevedibile, un’atmosfera gioiosa che nessun altro appuntamento simile aveva fatto registrare prima d’ora in tempi recenti a Torino.

Il Salone del Gusto 2016 “on the road” appena conclusosi a Torino (e che –adesso è ufficiale– non tornerà al chiuso) ha infatti trasformato per cinque giorni il capoluogo sabaudo in un’immensa festa all’aperto, uno di quegli eventi quasi epocali che ti fanno sentir fiero di poter pronunciare le parole “io c’ero!”.

A Slow Food e Carlo Petrini va riconosciuto l’indiscusso merito di aver saputo trasformare un’incognita e un ripiego –non dimentichiamo infatti che la decisione di portare il Salone per le strade è nata dal caro-affitti dei padiglioni del Lingotto– in una monumentale occasione di promozione turistica per Torino, che per cinque giorni è stata pervasa da un’atmosfera fiabesca, con centinaia di turisti che giravano entusiasti per le vie della città e che sono tornati a casa con un’immagine incantata della città negli occhi e con in bocca il sapore delle migliori specialità eno-gastronomiche.

E sono i numeri a parlare del successo della manifestazione, oltre al fatto che molti degli espositori hanno esaurito completamente la merce in vendita ben prima della chiusura definitiva del Salone.

Sono state infatti 5000 le persone che hanno assistito alle conferenze tenute a Palazzo Carignano, e ben 1800 sono stati i bambini e genitori che hanno partecipato, nell’area del Borgo medioevale, alle attività loro dedicate da Slow Food Educazione.

Stesso successo per i Laboratori del Gusto , di cui molti già “sold out” diversi giorni prima dell’inizio del Salone.

Ma questa enorme popolarità, questo inaspettato riscontro di pubblico, si sono trasformati anche in un successo completo per il Salone, inteso anche come evento economico e non solo come grande festa all’aperto?

Davvero l’acquisto di uno spazio espositivo che ha comportato comunque un discreto esborso finanziario (nell’ordine di alcune/parecchie migliaia di euro) ha rappresentato un investimento proficuo e redditizio per operatori e espositori?

In realtà, guardando oltre il clamore mediatico e i pareri entusiastici, ci sono alcuni punti da considerare, di cui bisognerà necessariamente tenere conto visto che, per le prossime edizioni, si è deciso di ripetere la formula “open air”.

1. TEMPO ATMOSFERICO

salone del gusto 2016, torino

Recita un antico detto che la fortuna aiuta agli audaci.

E sicuramente Carlo Petrini e i promotori di Terra Madre – Salone del Gusto “on the road, di audacia devono averne avuta parecchia.

E anche una discreta dose di fortuna.

Quella che ha fatto sì che nei giorni del Salone nessun acquazzone, nessun evento monsonico come ormai siamo abituati a vedere a Torino negli ultimi anni sia intervenuto a rovinare l’imponente festa all’aperto.

Certo, è andata bene.

Ma se così non fosse stato? Se la furia degli elementi si fosse abbattuta impietosa su chioschetti a bancarelle, su barattoli di peperoncini sott’olio o toma di alpeggio, su focaccia di Recco e speck altoatesino, chi di noi non si sarebbe scagliato sull’eccessiva “disinvoltura” nell’organizzare un tale evento che, ricordiamo, comporta la presenza di circa un migliaio di espositori?

Ecco, il primo appunto che si potrebbe fare a quello che si sta ormai connotando come un enorme successo per questa edizione del Salone, potrebbe essere il seguente: essere andati un po’ troppo alla garibaldina, alla “spera in Dio”, confidando nella buona sorte e nella clemenza degli elementi.

Per quante volte si potrà confidare nella fortuna prima che la pioggia si abbatta inesorabile sulle fragili bancarelle?

2. TEMPERATURA E CIBI DEPERIBILI

salone del gusto, torino

Proprio per scongiurare pioggia, freddo ed eventi atmosferici avversi, il Salone 2016 è stato anticipato a settembre. Ma a settembre la temperatura, anche nella nordica Torino, è ancora mite, sia per le strade e nelle piazze, sia all’interno degli appositi padiglioni coperti.

Peccato però che la merce che popola il Salone del Gusto sia ovviamente deperibile: formaggi e caciotte, si sa, non sono particolarmente amici del sole battente che, in questi giorni, sta regalando una temperatura esterna di circa 25 gradi e che, supponiamo, all’interno dei chioschetti sarà stata ancora maggiore.

Come saranno state le nostre melanzane sott’olio della Sicilia, chiuse ermeticamente nel loro barattolo, e soprattutto, in quali condizioni avranno raggiunto infine le nostre case? E la toma piemontese, si sarà  prontamente trasformata in “Brus”, il noto formaggio langarolo ripieno di candidi vermicelli saltellanti?

3. TRAFFICO E DISAGI

salone del gusto, torino

Come era facilmente prevedibile, già da un paio di giorni precedenti all’apertura del Salone il traffico cittadino nei quartieri interessati, soprattutto al Valentino e a San Salvario, è stato semi paralizzato, con traffico deviato, lunghe code e tutti i disagi conseguenti, soprattutto per i residenti.

Ma anche per tutti coloro che hanno dovuto transitare per la zona nei giorni del Salone, durante i quali hanno iniziato e terminato la loro giornata con una discreta dose di improperi vari, diretti contro Terre, Saloni e cibi lenti vari.

È stato vantaggioso per Torino sopportare qualche giorno di disagio, soprattutto a livello di traffico nei quartieri interessati dal Salone, a fronte di un evento di tale portata?

Noi pensiamo di si’, nonostante il parere ‘leggermente’ discordante di alcuni residenti di San Salvario e automobilisti stremati dalla ricerca di un parcheggio.

4. EFFETTO SAGRA PAESANA

salone del gusto, torino

Come ampiamente previsto, anche l’effetto “sagra della porchetta” è stato  dietro l’angolo.

Certo, i visitatori sono stati mezzo milione e la città era gioiosamente in festa, ma quanti erano davvero interessati al Salone del gusto o ai temi universali di Terra Madre piuttosto che a girare per le bancarelle degustando gratuitamente fettine di salame nostrano o assaggi di toma d’alpeggio?

Quanti sono capitati lì solo per caso, attirati esclusivamente dall’assenza del biglietto e dalla grande bellezza di Torino in festa?

Di questo parere è Nuccio Costa del pastificio siciliano Campodoro, che così si esprime parlando con il quotidiano La Stampa: “Vogliamo tornare al Lingotto. Non siamo interessati alla vendita al dettaglio, ma a quella agli operatori del settore, che qui non si riescono a distinguere dal pubblico. È necessaria una selezione del visitatore attraverso il biglietto».

E rincara la dose Marco Spinosi dell’omonimo pastificio marchigiano: «Non è più un Salone. Si è trasformato in un mercato rionale, che attrae molta gente interessata esclusivamente a mangiare gratis. Dopo il primo giorno, infatti, abbiamo smesso di proporre degustazioni gratuite”.

“Ma con qualche miglioria la prossima edizione sarà perfetta”, dicono gli espositori di Piazzale Valdo Fusi.

5. DISPERSIONE

salone del gusto 2016, torino

Va da sé che, se invece di essere turisti della domenica o torinesi curiosi che si godono il fine settimana per le strade e le piazze di Torino degustando qua e là bocconcini gratis siamo invece degli operatori professionali interessati al lato più venale di tutta questa bella festa, vale a dire un ritorno economico, la dispersione del Salone da un quartiere all’altro di Torino può non essere stata così proficua.

Lo spezzettamento del Salone e degli stand nel centro storico della città ha reso  inevitabilmente più difficoltosa la gestione e la fruizione, e uno spazio raccolto sarebbe stato più consono, almeno per gli interessati al lato meno festaiolo e più pratico di tutta la kermesse.

Sempre meglio, comunque, un po’ di dispersione che pagare l’esoso affitto dei padiglioni del Lingotto.

6. SICUREZZA E ORGANIZZAZIONE

salone del gusto 2016, torino

Per quanto riguarda la sicurezza di persone e merci, è stata riscontrata qualche falla, nonostante la città abbia assicurato a espositori e visitatori un imponente servizio di sicurezza, così fondamentale soprattutto di questi tempi.

“Sì, certo, e ieri dov’era questa vigilanza? Noi abbiamo montato gli stand con la supervisione degli spacciatori comodamente stravaccati sulla panchina vicino a noi”, si lamenta un espositore sulla sua pagina Facebook.

E d’altronde il Valentino, si sa, non è più ormai zona solo per coppiette e famiglie che anzi, soprattutto la sera, se ne tengono a debita distanza. Ad ogni modo, non sembra si siano registrati episodi di furti o atti vandalici, ad onore del servizio di sicurezza predisposto.

Diciamo che l’organizzazione pare ancora “leggermente” perfettibile;  ma d’altronde, siamo o non siamo alla prima edizione all’aria aperta? Diamo tempo al tempo.

7. ORARIO DI APERTURA

salone del gusto 2016, torino

Strettamente collegato alla questione della sicurezza è l’orario di apertura degli stand, almeno quelli collocati nel Mercato del Valentino.

Per loro, infatti, i battenti si sono chiusi alle 19, proprio per scongiurare quei problemi di sicurezza che si sarebbero potuti  riscontrare nel parco al calare delle tenebre: infatti  come specificato anche nel sito del Salone, alle ore 19 il servizio di sicurezza passava dalla modalità “diurna”, cioè di salvaguardia delle persone, a quella “notturna”, a tutela cioè delle merci e degli stand.

Argomentazioni però che non han convinto del tutto gli operatori, che han lamentato i mancati introiti proprio in una delle fasce orarie più redditizie, vale a dire quella serale, soprattutto in relazione all’esborso economico sopportato per l’allestimento dello stand:

“E’ uno scandalo chiudere alle 19, dovremmo stare aperti sino alle 22. Per la prossima volta chiederemo una proroga”, han fatto sapere dallo stand Marocca di Casola. E con loro altri espositori, incuranti delle lunghe ore trascorse in piedi.

Ecco, queste le maggiori perplessità e imperfezioni  in merito a questa prima edizione del Salone del Gusto all’aperto.

Perplessità che  però, possiamo esserne certi, non scoraggeranno né Carlo Petrini né i promotori del Salone  itinerante: la formula mutuata da Cheese, infatti, altro evento che Slow Food organizza a Bra, in provincia di Cuneo, è risultata nel complesso vincente e molto apprezzata, e possiamo quindi esser sicuri che  tra due anni ci ritroveremo nuovamente  a girare per il Salone del Gusto per i grandi viali e le maestose piazze  di Torino.

Sempre sperando che non piova, ovvio.

[Crediti | Link: Dissapore, La Stampa, Mole 24; immagini: Slow Food]