di Chiara Cajelli 3 Marzo 2020
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Wasabi e rafano sono spesso associati alla stessa salsina piccante al ristorante giapponese, ma son radici distinte di specie diversa, seppur entrambe dal sapore deciso: scopriamo le differenze che li contraddistinguono e come utilizzarli al meglio.

Wasabi: caratteristiche

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Il wasabi è una radice verde e molto piccante, chiamata anche “ravanello giapponese”: se avete assaggiato la cucina giapponese, è molto facile che sappiate di cosa stiamo parlando, ovvero della montagnetta verde acceso che solitamente si scioglie nella salsa di soia. Purtroppo vi rompo subito le uova nel paniere: il 90% dei ristoranti giapponesi serve un wasabi non autentico. Il motivo? La radice di wasabi è molto difficile e lunga da coltivare e, di conseguenza, è davvero molto costosa.

La ricetta autentica

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Il vero wasabi è costituito da wasabi puro e grattugiato, e questa operazione è da fare con un’apposita grattugia giapponese chiamata “oroshigane”. La polpa grattugiata finemente non va addizionata con altro, ed è necessario produrla al momento dato che subisce un’ossidazione molto rapida.

Wasabi in polvere

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Un’alternativa molto comune al wasabi autentico o al surrogato di rafano è il wasabi in polvere. In commercio si trova facilmente soprattutto nei negozi biologici o specializzati, e per farlo basterà impastarlo con un po’ d’acqua fino a ottenere la consistenza desiderata. Sconsigliamo il wasabi già venduto in pasta, perché di scarsissima qualità e soprattutto dal sapore alterato e affatto caratteristico.

Rafano: caratteristiche

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Il rafano, invece, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle crocifere. Si chiama Armoracia rusticana e si trova facilmente anche in Italia nei pressi dei corsi d’acqua. Potete trovarlo facilmente, quindi, sia nei mercati che nelle serre, con il nome di “cren”, “barbaforte”, “rafano di Spagna” o “rafano orientale”; è interessante il nome inglese, ovvero “horseradish”, che denota appunto il suo crescere spontaneo nelle campagne. In cucina, quindi, è più comune di quanto si pensi, ed è frequente usarlo come surrogato del wasabi: il loro sapore è simile, piccantezza uguale, e note di senape.

Usi in cucina

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Se il wasabi è praticamente solo usato per ottenere salse o in abbinamento ad alimenti orientali (nessuno, comunque, ci vieta di assaggiarlo anche accanto ad un pesce cotto in forno o per arricchire l’olio da usare su un’insalata), il rafano ha già un impiego più semplice in cucina. Provate a:

  • grattugiarlo nell’impasto di una torta, come si fa con lo zenzero;
  • grattugiarlo nella marinatura per carne e pesce;
  • grattugiarlo nel condimento per le verdure in pinzimonio;
  • fare la salsa al cren: grattugiatelo, impastatelo con aceto bianco, olio, zucchero e sale per formare una pasta

Usi terapeutici

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Oltre all’impiego in cucina, rafano e wasabi sono noti anche in medicina naturale, per aiutare e affrontare determinate patologie o sintomi sporadici.

Parlando del wasabi, ad esempio, oltre ad avere grandi quantità di vitamina C è:

  • antiossidante naturale;
  • disintossicante per fegato e intestino;
  • diuretico;
  • antinfiammatorio e antibatterico;
  • coadiuvante per la digestione;

Potremmo parlare a lungo anche del rafano, che è:

  • integratore naturale di vitamina C;
  • coadiuvante nella digestione;
  • utile per la produzione di succhi gastrici;