di Rossella Neri 22 Settembre 2014

Nelle pubblicità del ventennio anni 80 – anni 90 abbiamo imparato molte verità scomode sulle nostre esistenze: da come erano infelici le nostre estati senza biciclette, minigonne e gelati a quanto fossero antipatiche le ragazzine snob che parlavano coi cavalli.

Altre cose solo i più lungimiranti di noi avrebbero potuto comprenderle, guardando lo spot della Yomo in quegli anni ad esempio. Per questo abbiamo raccolto le dieci pubblicità che abbiamo più amato e più odiato in quegli anni, e che comunque ci hanno lasciato qualcosa. E ovviamente, parlano tutte di cibo.

#10 La pubblicità telepatica.

Non so se ora se lo faccia in casa, lo yogurt. Ma negli anni Ottanta la pubblicità telepatica della Yomo con Grillo aveva già detto molte cose, solo che noi non ce ne eravamo accorti.

#9 Papà guarda, un pollo!

Chissà che fine ha fatto quel bambinetto con gli occhi luciferini. Il suo grido: “Papà guarda un pollo!” mi è sempre sembrato un po’ troppo sarcastico nei confronti della povera signora che portava in tavola leccornie in sontuose porcellane bianche.

Poi le hanno raccontato del glutammato: dicono sia caduta in depressione, e noi con lei.

#8 Cavallo goloso.

Il delfino curioso è stata la pubblicità che, televisivamente, ci ha traghettati da Flipper a Free Willy.

Questa invece è quella che ci ha insegnato a odiare le ragazzine bon-ton che parlano coi cavalli.

#7 Se ci sei mangia i Fonzies!

Negli anni 80 il puritanesimo non permetteva ancora di leccarsi le dita in diretta tv.

Ma le ragazze di buona famiglia di Milano potevano, con la scusa delle patatine, circondarsi di una cinquina di sbarbatelli che non vedevano l’ora di infilare le mani, nel sacchetto si intende.

#6 Alle morbide Fruit Joy…

Un tormentone.

Comunque io resistevo benissimo dal masticarle; il problema piuttosto era non finire il pacchetto mezz’ora dopo l’acquisto, che poi la mamma non te le ricomprava più.

#5 Io crescerò, sicuro per il mondo andrò!

Bei tempi quelli del boom economico.

La facessero oggi una pubblicità così, rivolta a noi disillusi viandanti precari, ci metteremmo tutti a ridere.

#4 Ne mangio mille al giorno…

Non so se era il merito della liquirizia che mi è sempre piaciuta, della scatolina che mi faceva impazzire o di questo qui che metteva voglia di ballare anche ad un bradipo da divano come me, ma le Tabù hanno segnato un’epoca.

Poi è arrivata la Hunziker a ballare per le Tic Tac, e abbiamo capito che tutto deve finire.

#3 Il cuore di panna

Anche se a tratti questa pubblicità sembra il promo dell’ultimo film di Tinto Brass a me commuoveva.

Soprattutto quando la vedevo ai primi di Settembre e facevo i paragoni tra la mia estate e quella della biondina in bicicletta. Lo so che succedeva anche a voi, non mentite.

#2 Ambrogio.

Il mito di un decennio.

Su quello che succedesse alla vita di Ambrogio e della signora in giallo fuori dall’automobile non avevamo alcuna idea, ma su di loro abbiamo esercitato per la prima volta il nostro diritto al pettegolezzo.

#1 Il galletto Vallespluga.

Il galletto non cantava, poverino. I commensali sì. Ne erano state girate tre versioni: cena tra maschi, cena tra coppie e festa in famiglia; la terza era indubbiamente la più coinvolgente.

Non ne faremo mai più di cene così, ormai la nonna si è impegnata i candelabri per pagare la badante.

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