di Carlotta Girola 15 Luglio 2014
Rompere gli spaghetti

Quando sono lontana da casa, mi riprometto sempre di non toccare cibo italiano. Non perché non lo ami (God bless spaghetti al pomodoro), ma sperimentare è un’arte da coltivare al tavolo dei ristoranti stranieri. Tutte le volte, però, col passare dei giorni in trasferta, la voglia di pasta all’italiana cresce a dismisura e mi autogiustifico dicendo che sarebbe buona cosa anche sperimentare i piatti di casa nostra a migliaia di chilometri di distanza, così tanto per criticare un po’ i finti “chef Mario” che l’Italia non sanno neanche dove sta sulla cartina.

Ci casco sempre, insomma, e 9 volte su 10 resto enormemente delusa.

Di questo ho raccontato, qualche giorno fa ad un amico chef che non posso citare, e ci siamo trovati d’accordo su questo scabroso argomento. Anzi, mi ha messo in testa di scrivere questo accorato post sui piatti che non vorremmo più vedere sui menu italiani e di mezzo mondo. Perché, anche quando sono in Italia, al ristorante cerco sempre di scegliere in base al motto “prendi quello che non sapresti cucinare a casa”, ma anche qui fallisco miseramente la missione e appena vedo qualche grande classico mi ci tuffo con la forchetta.

É ora di fare un passo indietro: esistono dei piatti che “mò basta” e che, invece, al ristorante ci propinano di continuo e fuori tempo massimo. Ecco perché andrebbero date delle salatissime multe a quei ristoratori che osano ancora proporre degli ipotetici grandi classici, che somigliano più ad incubi ricorrenti. Troppo ricorrenti.

Scaloppine al marsala

#1 SCALOPPINE AL MARSALA

AKA un tuffo nel passato gastronomico che andrebbe oscurato dalla censura culinaria. Altro che acquolina, quello che mi provocano é più simile a un incattivimento con il ristorante che sembra avere la stessa carta dai tempi di Italia 90.

Sopravvalutate, cucinate di solito col peggiore dei Marsala in commercio e, 9 volte su 10, dure e asciutte come suole di scarpa. Mai più.

Pasta alla vodka

#2 PASTA CON LA VODKA

Qualsivoglia pasta. La guerra fredda é finita, e la vodka non é più sintomatica di esotico proibito. Quindi miei cari geni del menu, fateci e fatevi una cortesia: smettetela di intrufolare questo piatto in mezzo ai suoi degni successori quali le gelatine al mojito.

Se si parla di penne con vodka e salmone preferisco essere “negazionista” e far finta che non siano mai esistite.

lasagne

#3 LASAGNE (E ORA CROCIFIGGETEMI)

Non é tanto perché abbia paura della carne scadente nel ragù o di altre diavolerie imputate ai ristoranti malandrini, ma trovo che nella maggior parte dei casi siano un piatto sopravvalutato.

De gustibus.

Bruschetta

#4 BRUSCHETTA

Vade retro. É diventata una specie di pass par tout che i ristoranti senza identitá propongono ai poveri clienti in preda a fame da antipasto.

Vecchia, spesso buttata lì senza attenzione al particolare, spessissimo un indiscriminato riciclo di pane vecchio e indurito. Depenniamola dagli antipasti senza forma né sostanza.

Branzino al sale

#5 BRANZINO AL SALE

A dirlo non sono io, ma lo chef che preferisce in questo caso l’anonimato. Cito letteralmente: “Non se ne può più di quelli che ci propinano il branzino al sale. La materia prima di qualitá deve essere lavorata il meno possibile, e il pesce non fa eccezione.

Riscopriamo piuttosto pesci meno conosciuti e tentiamo di renderli unici con ricette semplici e rispettose degli ingredienti.”

Risotto mare e monti

#6 RISOTTO MARE E MONTI

Non é che siccome il risotto é buono, si possa perdonare al ristoratore un eccesso di fantasia incondizionata. In molti casi, infatti, questo piatto arriva al tavolo dopo 10 minuti (allora era precotto?) e non convince.

Per mantecatura, per abbinamenti al limite dell’accettabile e per rivisitazioni improvvisate. Un esempio? Il mare e monti, scusatemi, ma non si può più sopportare!

Vitel tonnè

#7 VITELLO TONNATO (TRANNE QUELLO DI MIA SUOCERA)

In dicembre soprattutto. A volte é semplicemente fuori stagione, ma il più delle volte in un ristorante medio ci si presenta uno “sbobbone” che confonde con la salsa una carne non di qualitá e una preparazione approssimativa.

Sopravvalutatissimo, a eccezione unica di quello di mia suocera, é ovvio (buongiorno Daniela).

Penne all'arrabbiata

#8 PENNE ALL’ARRABBIATA

Che poi uno non sa mai se significa piccantissime, piene d’aglio oppure semplicemente un primo piatto inutile.

Con il dubbio che venga pensato e proposto solo per riciclare un po’ di salsa al pomodoro avanzata dalla lasagna (vedi sopra).

Crespelle ai funghi

#9 CRESPELLE AI FUNGHI

Fanno tanto “matrimonio da 200 persone in salone agghindato con ghirlande e copri sedie”. Di solito sono il secondo primo piatto, quello che uno stremato e sudato cameriere vi posiziona nello stesso piatto del primo a base di pasta.

Sembrano uscite da un film horror, non ne posso proprio più. Facciamo una petizione, aiutatemi per favore.

Olive all'ascolana

#10 OLIVE ALL’ASCOLANA

Salutiamo un pezzo di storia gastronomica abusata. Sempre il nostro chef anonimo, a riguardo é senza pietà:

“se non siete ad Ascoli”, e sul menu leggete olive all’ascolana’ io non mi fiderei: é uno di quei classici piatti che tutti pensano di saper fare, e soprattutto che vi propongono solo in mancanza di fantasia. Buone, certo, ma in Italia sappiamo fare anche altro!”

Non si toccano, tra i grandi classici immortali: il fritto misto, la pasta all’amatriciana e quella al pomodoro (anche se al ristorante credono che la mangino solo gli under 12).

[CREDITI FOTO: vaniglia e basilico.com, il capriccio di sergio.it, pasta montegrappa.com, cook lover.com, finefood.com, bacco.com, lo scolapasta.it, bee channel.tv, mangiare buono.it, cotto e mangiato.it]

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