di Camilla Baresani 22 Settembre 2012
dieta, frutta

“Il mio piatto preferito si chiama polvere speziata”, ha detto l’attore Alec Baldwin durante il David Letterman Show. Parlava della dieta rigidissima che, dopo anni di aspetto gonfio e rossastro, sta finalmente rendendolo simile al seduttore degli inizi. A parte i doppi sensi, chissà quante persone, costrette a nutrirsi di cibi insulsi e noiosi pur di perdere un po’ di chili, hanno riso amaro nell’ascoltarlo.

Sia i casi più evidenti, quelli che Marino Niola definisce “umiliati e obesi”, sia tutti coloro che sono tornati dalle vacanze con qualche chilo in più. Ma la parola dieta, così onnipresente, cosa vuole dire? In greco antico, diaita è il modo di vivere. Mentre il latino dietim significa “giornaliero”.

Dieta, dunque, in origine alludeva non a un periodo caratterizzato da un regime alimentare punitivo, bensì a un sistema di blande regole quotidiane cui improntare la propria vita. Non per niente il più grande teorico della dieta è stato Sant’Agostino. Convertito al cristianesimo dopo una vita dissoluta, conosceva tutte le tentazioni della luxuria. Nelle Confessioni prova a sovvertire l’opinione comune, che vede nell’abbondanza alimentare una fortuna e uno stato di grazia, definendola indigentia rispetto alla satietas che si prova amando Dio.

Secondo Agostino, “le deliciae dalla gola diventano calamitas”, ha scritto Adelchi Scarano nel suo bel saggio Luxuria (Bompiani) sulla cucina degli antichi greci e dei romani. Agostino insiste sulla distinzione tra mangiare per nutrirsi e mangiare per lusinga: l’autogiustificazione di chi esagera fingendo di farlo non per gola ma per sostentarsi è un peccato più grave della gola in sé. È una forma di mistificazione che allontana da Dio, una contrapposizione tra cupiditas (desiderio) e caritas (amore per Dio). Dunque, secondo Agostino, bisogna limitare la golosità, che non è un pericolo in sé ma lo diventa quando interferisce nel dialogo con Dio.

“Io lotto ogni giorno contro la passione del mangiare e bere. Perché non è una cosa con cui io possa rompere con un taglio netto per non tornarvi mai più, come ho potuto fare con l’amore fisico. Alla gola bisogna dunque tenere le briglie sotto controllo, allentandole o stringendole con moderazione. Ma chi, Signore, non si lascia trascinare un po’ oltre i confini del bisogno?”.

Insomma, per Agostino è più facile l’astinenza sessuale che stare a dieta. Forse, la condizione ideale per il raggiungimento della virtù è quella dell’innamorato infelice: casto e inappetente. Qui fa testo una vecchia canzone di Fred Buongusto: “Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè, a malapena riesco a mandar giù. Invece ti ricordi che appetito insieme a te, a Detroit”.

[Crediti | Dalla rubrica “Cibo e Oltre” di Camilla Baresani su Sette, inserto del Corriere della Sera. Immagine: Jezebel]