di Rossella Neri 18 Luglio 2014
7 cibi che mancano agli italiani in vacanza all'estero

Sta per arrivare agosto e finalmente si parte. Ma l’italico medio, anche se negli anni si è ritrovato globetrotter, resta fedele alle consegne: “Non parto se nella valigia non ho messo la mia moka”.

Già, peccato che quest’anno abbiamo prenotato un safari, e che l’anno scorso, nella camera supereconomica a Brooklyn, quando per farmi un caffè ho provato ad accendere il fornelletto elettrico (portato da casa pure quello), ho fatto saltare i fusibili e mi hanno cacciato a calci.

Però, al netto dei cliché, il gourmet all’italiana è così: non lo vuole ammettere ma il cibo come a casa sua non lo fa nessuno, e anche in cima all’Everest, il ricordo della parmigiana di melanazane gli fa scendere una lacrimuccia. E’ anche vero che all’estero certe cose non sono proprio bravi a farle.

Così, eccole qui, listate, le meraviglie che ci mancano quando siamo in giro per il mondo. Intanto vado, devo mettere la moka in valigia, e voi cosa portate?

Pasta

pasta

Inutile, anche se fate i gastrofighetti integralisti che assaggiano solo la cucina del luogo che stanno visitando, vi do al massimo due giorni, e poi sentirete la nostalgia di un piatto di spaghetti al pomodoro fumanti e ci cadrete all’istante.

Così ordinerete al ristorante un grumo scotto e bianchiccio di pasta, scondito, servito accanto alla bistecca. Per renderlo ingurgitabile, una spruzzatina di ketchup farà al caso.

Caffè

Caffè lungo

Personalmente mi ritrovo barcollando come uno zombie verso le 11 di mattina, quando devo prendere definitivamente atto che no, la giornata senza un espresso non la riesco ad affrontare.

Ricordo ancora l’agonia di un viaggio in traghetto: via via che mi servivano quelle brodaglie nere chiamate caffè aumentava la voglia di berne uno vero, tipo circolo vizioso. Forse usavano l’olio del motore, chissà, ma chi ha avuto in sorte la disavventura di bere caffè sui traghetti sa di cosa parlo.

L’alternativa, il caffè all’americana (altrimenti detto sciaquatura di piatti) mi piace molto, ma oltre a bruciarmi in una volta tutta la mia scorta di papille gustative, non mi dà la scossa. Deficit di caffeina, forse.

Risotto

Risotto sbobba

Sarà pur vero che il riso cinese sta invadendo le nostre tavole (nei buchi lasciati dal riso basmati). Ma sfido chiunque, anche i saporiti cugini francesi, a preparare un risotto un po’ al dente, con quel giusto grado di mantecatura che io, per ottenerla, come buona parte degli italiani, devo fissare la pentola per 10 minuti di fila, recitando il rosario.

Non per fare la provinciale snob, ma la perfezione della cottura di un risotto non l’ho trovata in nessun altra parte del mondo.

Ragù

Bolognese Sauce

Ecco, non la bolognese sauce, ma il ragù, quello conseguito (non fatto) dalla nonna e cotto per 4 ore con la salsa preparata coi pomodori dell’orto. O per i napoletani, quel piatto eroico e commovente dalla preparazione certosina, la lunghissima cottura e la ritualità esibita.

Il solo pensiero, nelle notti intorno al mondo, mi commuove. Alle prese con la spesa, nei vari supermercati o department store del pianeta, se devo passare al reparto dei ravioli in scatola con salsa bolognese mi porto i fazzolettini per asciugare le lacrime.

Pane

Pane riuscito male

Qui occorre un distinguo: la baguette francese (eventualmente prima di essere infilata sotto l’ascella di uno sconosciuto) è un ottimo pane, sarebbe tronfio campanilismo non riconoscerlo.

Sul resto stendiamo un velo pietoso fatto di lievitazioni assenti (o troppo presenti), intrugli equivocati per farine e l’assenza quasi totale di gusto. Il motivo per cui in mezzo mondo ti portano sempre il burro salato da spalmarci sopra è chiaro a tutti, giusto?

Pizza in Giappone

Pizza

Chiamatemi scioccamente campanilista ma la ricerca di una pizza all’estero significa predisposizione al martirio. Però resistere alla tentazione è dura, alla fine il masochismo della forchetta in terra straniera prevale. E allora, spesso, sono cose oscene che popolano tuttora i miei incubi: sgommatine di pomodoro, una sforforata di parmigiano wannabe e del pesto per sopperire all’assenza del basilico. Pesto, sì! Tutta l’accozzaglia rigorosamente carbonizzata.

Non vi sto a dire di quella volta che mi è capitata la pizza fatta con la Pasta fillo (è vero).  

Si potrebbe continuare, olio d’oliva, tortellini, mozzarella… ma per questo ci siete voi.

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