di Adriano Aiello 25 Maggio 2015
dissawine, cotoletta, copertina

Rieccoci. Dopo avervi detto quale vino da abbinare all’hamburger, oggi proseguiamo con il piatto principe della tradizione meneghina: la cotoletta. Anzi costoletta, prima che imperversi lo sfiancante flame linguistico para-(a)matriciano.

Rispetto all’episodio precedente abbiamo cambiato qualcosa. Prima di atterrare in un locale (nello specifico da Osteria Brunello a Milano) per degustare “alla cieca” e giudicare insieme a qualche amico l’abbinamento, abbiamo comprato quattro bottiglie di facile reperibilità, dal buon rapporto qualità/prezzo, possibilmente territoriali.

Ecco le nostre scelte (scusate il contesto da terrazzo casalingo con rete salvaprole).

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#1. Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore 2013 – Pievalta

Partiamo dall’unico vino fuori dai 100 km, ma il Verdicchio Pievalta, in offerta a 7 euro all’Esselunga, non si lascia sugli scaffali. Anche perché il suo profilo di bianco fresco e gastronomico teoricamente ben si lega con la costoletta.

Tra l’altro la proprietà dell’azienda è comunque lombarda e molto nota: Barone Pizzini.

#2. San Colombano DOC frizzante – Vigneti Bel Colle

Impossibile resistere alla tentazione di inserire l’unica DOC appartenente alla città di Milano, il San Colombano, uvaggio di Barbera, Croatina e Bonarda.

Preso in un piccolo centro Carrefour di provincia a 4,40 euro, vediamo che figura farà a tavola. Una domanda però mi assale: perché la cantina risulta piemontese? Omonimia?

#3. Colli Tortonesi Freisa La Cappelletta 2012 – Vigneti Boveri Giacomo

Usciamo di pochi km dalla regione ed entriamo in Piemonte, dalle parti di Tortona, per provare la Freisa di Giacomo Boveri.

Vitigno privo di particolare spigoli e consistenza, teoricamente ben predisposto per carni bianche e salumi, ce lo immaginiamo funzionare con la nostra costoletta. L’azienda è ancora piccola, ma promette bene, e il vino lo trovate sotto i 10 euro in enoteca.

#4. Il vino di una notte – Chiaretto Valtènesi 2012 Azienda Agricola Pasini

Lo avevamo scritto tempo fa: il Chiaretto guadagna consensi e quote di mercato. L’area lombarda della tipologia, legata alla denominazione Valtènesi fa meno numeri di quella legata al Bardolino in provincia di Verona, ma il livello mi pare generalmente migliore.

Non scopriremo mai se la scelta sarebbe stata azzeccata perché la bottiglia era tappata. Succede.

DegustazioneViniravioliOsteriaBrunellocotolettaOsteriaBrunello

Ore 20: eccoci nella nuova veste (da febbraio) di Osteria Brunello.  Più grande, più elegante, stessa centralità del vino, servizio di alto profilo, con Tunde Pecsvari perfetta padrona di casa.

Della loro cotoletta con l’osso, cotta nel burro chiarificato, avevamo già scritto nella nostra classifica e al nuovo assaggio si conferma di altissimo livello. Bella cottura rosa, morbidezza estrema.

Le foto, un po’ buie, non danno il giusto tributo ai piatti, ma la sostanza non si discute. Il plurale è d’obbligo: dovevamo mangiarci sola la cotoletta, ma rifiutare l’antipasto di culatello e un assaggio di ravioli sembrava da maleducati…

La burrosita imponente della costoletta rende davvero complesso l’accoppiamento. E divertente il nostro gioco.

Entriamo nel vivo.

FotoVini_TrattoriaBrunello

Ecco il quintetto dei vini portati degli ospiti a supportare le nostre bottiglie (diventate 3). Sorprende la maggioranza dei rossi, con i bianchi limitati alle sole bollicine. Spicca però il gradito omaggio della casa, sotto forma di Champagne.

Abbiamo, in ordine di assaggio:

#5 Nebbia e Sabbia – Spumante Extra Dry  Podere Crocetta:

Economico, frizzante, beverino, poco alcolico, rifermato in bottiglia (il cosiddetto metodo ancestrale). Il vitigno è il Fortana, non esattamente un campione enologico, tipico della pianura padana. Insomma, una scelta giusta e molto in linea con la co(s)toletta.

#6 Champagne Brut Selection – Les Brun Servenay:

Vincere facile, ma con uno Champagne difficile. Dall’acidità spiccata (limone è il termine che finirà più spesso nelle schede) e dalla grande secchezza. Teoricamente perfetto per l’abbinamento, secondo molti però non in grado di addomesticare la burrosità del piatto.

C’è chi ha scritto “liquirizioso e balsamico”.

#7. Senzaiuto – Barbera 2012 Bisi:

Dall’Oltrepò Pavese una barbera schietta e vera.

Talmente vera da non avere solfiti aggiunti e da strillare la sua naturalità sin dall’etichetta. Apprezzamenti a intermittenza.

#8. Meczan Pinot Nero 2013 – Hofstatter:

Cantina altoatesina rinomata per un Pinot nero che in pochi hanno riconosciuto  e che si è beccato aggettivi come “vegetale”, “verde al naso”, “molto fruttato”. Altra bottiglia che ha abbastanza diviso e generalmente funzionato con il piatto.

#9. Ronco dei Moreri – Refosco Venezia Giulia IGT 2011 Marco Felluga:

Il vino più sorprendente della degustazione (e quando leggerete poco sotto la classifica capirete perchè), di certo quello che ha convinto quasi tutti, tranne il sottoscritto. Minori gli entusiasmi per l’abbinamento, penalizzato da una struttura troppo imponente.

# 10. Bottiglia a sorpresa: la birra autoprodotta dall’appassionato Stefano Ricci.

Nella sua descrizione è una Pacific Saison con luppoli “pacifici” che danno molti sentori tropicali. Fa circa 5.2%.

Nell’elaborazione generale è un’ottima compagna di abbinamento per intensità e pulizia. In quella personale di Stefano, a conferma che i birrofili sono personaggi pericolosi:”la lieve acidità sgrassava e la luppolatura leggermente harsh (tipo resinoso anche se non è proprio la stessa cosa) e abbastanza spinta combatteva succulenza e untuosità”. Amen.

degustazioneOsteriaBrunelloDegustazione

Il compito è stato preso fin troppo sul serio: ho visto gente  bere, ribere, prendere appunti, farsi venire il mal di testa, compilare con dovizia di particolare la nostra versione light di una scheda di degustazione, ovvero una tabella semplice fatta in word, con un campo per giudicare il vino e un altro per il suo abbinamento.

Il tutto per produrre questa classifica dei migliori vini (con voto in centesimi), arrivando a un prevedibile vincitore, una sorprendente tenuta del milanese San Colombano e forti differenze nella valutazione degli altri vini.

1. Champagne 88
2. Refosco 84
3. Verdicchio 83
4. Spumante Sabbia e Nebbia 82
5. San Colombano 81
6. Barbera 81
7. Pinot nero 80
8. Freisa 78

Questa invece la classifica dei migliori abbinamenti. Con risultati meno prevedibili e la vittoria dello Champagne meno netta del previsto. Tallonato questa volta dalla birra, di cui abbiamo inserito, però, solo il giudizio di abbinamento.

1. Champagne 84
2. Birra 83
3. Spumante Sabbia e Nebbia 82
4. San Colombano 82
5. Verdicchio 81
6. Freisa 81
7. Refosco 80
8. Barbera 78
9. Pinot nero 76

dolceOsteriaBrunello

Dimenticavo: mentre si blaterava di vino, Expo, cinema, assenza di mezze stagioni, matrimoni e ontologia (sì, c’è stata una coda “ontologica”) qualcuno ha avuto il coraggio di mangarsi anche il dolce.

Non ero io, ma mi dicono fosse molto buono.