di Massimo Bernardi 4 Luglio 2013
Settimio all'arancio

E’ Philippe Noiret, l’attore francese aka “Il Perrozzi”, voce fuori campo nei primi due film della serie “Amici Miei” di Monicelli, che a un certo punto produce l’indimenticato: “Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione”.

La citazione, insieme a quella più scontata del principe De Curtis, che in Totò truffa 62 vendeva la Fontana di Trevi a un ingenuo italo-americano, il non dimenticabile Decio Cavallo – Caciocavallo, calza a pennello per il cinquantenne che l’altra sera a Roma, due passi da via Condotti, fingendosi titolare del ristorante “Settimio all’Arancio” con una famiglia di Los Angeles, e autista dei turisti americani con il proprietario del locale, è riuscito a portarsi a casa un discreto bottino in contanti.

Ma andiamo con ordine, personaggi e interpreti della storia sono:

1) John Zabrucky, il costruttore delle armi usate in celebri film come “Blade Runner”,  “Ghostbusters” e “Men in black” in vacanza a Roma con la famiglia (marito, moglie e tre figli).

2) Lino Cialfi, cuoco e titolare insieme al fratello Luciano di una trattoria romana che sta in via dell’Arancio dal 1971, uno che ne ha viste tante ma questa proprio non se l’aspettava.

3) L’uomo che lunedì scorso è entrato nel locale poco prima delle 7 insieme agli americani qualificandosi come “accompagnatore di turisti”. Per la famiglia Zabrucky, che nel frattempo aveva fatto accomodare a tavola e servito parlando affabilmente inglese, era invece il titolare di Settimio all’Arancio.

Dopo le inevitabili foto ricordo e qualche giustificazione credibile (“li fate gli gnocchi al pesto?” – ha chiesto al cuoco – “Sono stati trattati male in un altro ristorante, allora gli sto un po’ attento io”) l’uomo ha scritto il conto, taglio da 170 a 130 euro più prosecco e gelati offerti dalla casa, ha detto “Mi dispiace, niente carte di credito” e ha porto il biglietto al capofamiglia che ha pagato in contanti.

Una volta intascato il denaro il cinquantenne si è avvicinato al vero titolare chiedendo una sigaretta, poi è andato a fumarla in strada.

Nessuno l’ha più visto. Un capolavoro.

Truffa, Settiminio all'Arancio

truffa, Settiminio all'Arancio

truffa, Settiminio all'Arancio

Se non fosse per le telecamere a circuito chiuso del ristorante che hanno impresso il volto del geniale truffatore in un video ora al vaglio dei carabinieri.

Dopo la denuncia, ieri la famiglia Zabrucky è tornata da Settimio. Chissà che, essendo uomo di cinema, non abbia chiesto ai titolari di comprare i diritti di questa storia incredibile che, verrebbe da dire, solo a Roma.

[Crediti | Link: Lettera43, immagini: Corriere]