Aprire un ristorante in casa: ci avete mai pensato? Tutto ciò che bisogna sapere

Se Maometto non va al ristornate… il ristorante va a casa. Questo potrebbe essere il motto degli home restaurant, fenomeno che sembra raccogliere sempre più accoliti con il passare del tempo, e che negli ultimi anni ha ampliato la sua influenza oltre a sviluppare una serie di sottogeneri, in base a esigenze e all’immancabile rapporta domanda ed offerta.

Sarà, ma a chi scrive il fenomeno degli home restaurant (o supper club), i ristoranti “clandestini” allestiti nella casa di un Pinco Pallino qualunque che vi invita a mangiare per una  (non sempre) modica cifra, hanno sempre riportato alla mente il film Una cena quasi perfetta (The Last Supper), in cui un gruppo di amici invitava ogni week end a casa propria un nuovo ospite per cena, per poi alla fine avvelenarlo nel caso in cui quest’ultimo avesse opinioni non gradite ai commensali.

Fortunamente non è questo il caso: come ricordavamo allora, tutto nasce dall’intuizione di Miss Marmite, che a Londra fondò nel lontano 2009 il Marmitelover, ristorante tutt’ora segreto considerato il primo della sua specie e che oggi riscuote oboli da 50 sterline a botta per una serata “casalinga”.

Di acqua sotto i ponti e vino in quei calici ne sono passati, e oggi il fenomeno culturale e sempre più commerciale degli home restaurant è decisamente frastagliato e variegato, anche nel nostro Paese, dove si è diffuso negli ultimi anni come una bella chiazza d’olio su una preziosa tovaglia di lino, grazie all’intuizione di pochi e al passaparola di molti, via social network ovviamente.

Aprire un ristorante a casa, gnammers

Diversi i punti di riferimento, fra cui non possiamo non citare Gnammo.com che, nonostante lo stile del sito “a la Groupon”, è a oggi considerato uno dei punti di riferimenti per chi in Italia muore dalla voglia di cenare a casa di sconosciuti; una comunità dove sgomitano 1.055 cuochi capace di realizzare 500 eventi, numeri di tutto rispetto per essere attività “fatte in casa”.

Ma i nomi sono molti altri, come Ceneromane, per chi bazzica intorno alla Capitale, ma anche KitchenParty.org, e New Gusto, ognuna con un taglio ed un target ben definito.

Sì, perché se immaginavate che mangiare a casa d’altri fosse un affare per il vostro portafoglio… be’ non è proprio così.

Alcune cene possono arrivare anche a costare circa 40 euro a persona (prezzi non proprio popolari); e magari anche di più nel caso in cui il padrone di casa voglia organizzare veneti eventi pseudo-culturali, radical chic, o ancora rivolgersi ad uno chef di professione: della serie io metto la casa, tu metti il mestiere, gli altri mettono i soldi.

Per fortuna che c’è Peoplecooks, dove il pasto non supera i sei euro, l’equivalente circa di un menù da McDonald’s.

Aprire un ristorante a casa, gnammers

Esperimenti di questo tipo nascono infatti anche per andare contro il periodo di crisi economica, rispettando il luogo comunque che vuole un pranzo in casa tanto economico quanto genuino, in barba a chi vuole farci pagare la tassa e il sovrapprezzo per farci varcare la soglia di casa. Meglio conoscere la legislazione comunque

Non mancano i VIP (o in alcuni casi NIP), che si sono dati alla ristorazione nelle quattro mura di casa, come l’ex giornalista di Libero, Michele Ruschioni, ormai totalmente dedito a Roma alle cene casalinghe.

Esperimenti che diventano un successo e riempiono liste d’attesa di settimane o mesi, o che vedono la partecipazione di personaggi sopra le righe, come Stefano Benni, protagonista di una lettura all’interno di un’autofficina a Roma.

Non dimentichiamo poi i colossi emergenti della “new new economy”, come Airbnb o Uber, con il primo soprattutto a puntare alla grande sugli home restaurant: se posso dormire a casa di uno sconosciuto, perché non posso anche mangiare a casa sua?

E quindi voi cosa state aspettando?

Per aprire un ristorante a casa vostra serve solo olio di gomito, voglia di darsi da fare, un po’ di passione e un discreto passaparola (reale o virtuale).

Aprire un ristorante a casa

Non servono licenze di nessun genere, nessuna autorizzazione sanitaria, burocrazia ridotta al minimo e classificazione di semplice attività lavorativa occasionale, che vi permetterà di fatturare fino a 5000 mila euro lordi senza Partita IVA, il tutto in totale sicurezza all’interno delle proprie mura domestiche.

Che dite? sembra un chiaro invito a cena anche per l’evasione fiscale?

Ecco pronta la “cena con delitto”.

[Panorama, YouTube, Dissapore, Marmite Lovers. Immagini: Gnammo]

Riccardo Campaci

2 febbraio 2015

commenti (74)

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  1. Dovrebbero chiuderli.
    Perché somministrare cibo a pagamento non è come invitare degli amici a cena.
    O come affittare temporaneamente l’appartamento.
    Se si vuol fare devono seguire le stesse regole e controlli degli esercizi pubblici.E’ in ballo la salute dei cittadini.
    Sono fuori dalla normativa vigente per un ristorante.
    In più si arriva a pagare più di un ristorante o quanto un ristorante senza rispettare la normativa fiscale dei ristoratori.
    Altro che TripAdvisorv, è sugli home restaurant che i ristoratori dovrebbero dare battaglia.
    Anche le grandi associazioni di consumatori dovrebbe battersi per garantire sicurezza ai cittadini.
    Ripeto non è come invitare degli amici a cena.

    1. ricapitolando, un povero italiano riesce ad aprire un business profittevole senza svenarsi e tu vuoi fargli la guerra, se pagate troppe spese e siete vincolati a troppi legge-norme lamentatevi con il governo non con dei poveri diavoli che le tentano tutte per non morire di fame in questo paese di ladri. Tu caro gillo sei il tipico italiano che ripudio sin dentro al midollo, che pensa al suo orto e a salvaguardare norme che tutelino fondamentalmente il suo orto. Questà è la mentalità che ha portato allo sfascio il paese, spero che la tua attività, qualuque sia, fallisca, non meriti nulla.

    2. Scusate, ma ho inviato una replica gentilissima ad Alex.
      Potete, per cortesia, pubblicarla?

    3. sto per organizzarmi con il mio home restaurant e ringrazio Alex per aver detto chiaramente qual’è il problema!

  2. Caro Gillo il problema di concorrenza sleale anzi slealissima non sono gli home restaurant ma i vari arci acli che non hanno regole e le poche che hanno non le rispettano organizzando cene pranzi aperitivi aperti a tutti
    in pratica veri e propri ristoranti normali senza pero’ le regole dei veri ristoranti metti poi una miriade di associazione che con feste dove asl e i vari organi di controllo chiudono 2 occhi incassano cifre spaventose
    e si nascondono dietro finte opere di beneficenza (tipo incasso 50 milaeuro
    beneficenza mille euro e il resto puliti in tasca agli organizzatori)

  3. Questo paese non ha speranza.

    Quando fa comodo siamo pronti a lamentarci delle migliaia di leggi e leggine, norme e circolari che pretendono di “proteggere” il cittadino, implicito: “beota ed ignorante”. Per cui normiamo tutto e proteggiamo l’esistente con altre norme, nel tentativo vano di immobilizzare tutto a “com’era prima”.

    Ogni volta che qualcosa cambia, qualcosa di nuovo appare, che – inevitabilmente e per definizione – almeno a qualcuno da fastidio immediatamente si invocano nuove norme. Ovviamente in questo caso specifico a nessuno frega della salute del “cittadino” ma piuttosto dei presunti mancati incassi della ristorazione ufficiale.

    Non andrei mai in un home-restaurant, anzi mi dà già fastidio quando in un ristorante c’è il tavolone che di fatto ti fa mangiare con sconosciuti. Ma pensare che questi home-restaurant siano il problema del settore è come dire che il problema di Palermo è il traffico (cit.).

    A New York la ristorazione funziona benissimo nonostante le centinaia di “serate di beneficenza” e party che si tengono in appartamenti privati, in gran parte con l’obiettivo di conoscere persone più che di cenare. Ovviamente queste serate alla ristorazione qualche coperto lo toglieranno ma sembra che questo fenomeno nel lungo termine crei più opportunità, più movimento anche per la ristorazione.

    Credo occorrano meno norme e quelle poche farle rispettare sul serio.
    Le gente va al ristorante per ragioni totalmente diverse dal nutrirsi o dal conoscere nuove persone a casa di amici. O di sconosciuti che cambia?
    Occorre capire queste ragioni – proprie ed uniche della ristorazione – ed innovare e migliorare la propria offerta per attirare i clienti NON proteggere l’esistente con altre norme.

    1. Condivido alcuni concetti espressi(sulla burocrazia, eccessive pastoie ecc..non è il momento di approfondire)
      Non volevo dire che gli home restaurant sono il male, il problema dei problemi
      della ristorazione.

      Ho, innanzitutto, posto un problema di sicurezza alimentare, al quale nel tuo commento non c’è accenno.
      Se vuoi puoi integrare.

    2. sulla sicurezza alimentare ho poco da dire anche perché ci sarebbe subito il post di qualcuno che dice (anche nei ristoranti non c’e’ sicurezza alimentare) comunque basta vedere i ristoranti Cinesi delle varie catene
      pranzo a 9,90 nessuno controlla veramente pari pari ai negozi che su mille articoli 999 sono sprovvisti di marchio CE e sono normalmente aperti
      figuriamoci come possono le istituzioni controllare il fenomeno home restaurant

    3. paragonare New york a qualsiasi realta Italiana e’ come paragonare la fiat panda alla rolls royce
      detto questo se la gente va a quelle feste solo per conoscere gente nuova
      non vedo perché debbano fare servizio di ristorazione
      e non voglio proteggere l’esistente con altre norme perché ci sono gia’
      solo che se in un ristorante lavorassero come nelle feste e negli stessi
      ambienti lo farebbero chiudere immediatamente

    4. Ciao Gillo in quale pianeta vivi?o lavorato nella ristorazione per anni ti posso dire che per cibi sani,ignee ecc è molto più facile trovarla a casa di un privato che in un ristorante è difficile vedere un privato mangiare insieme ad ospiti robaccia e facile vedere un ristoratore darti da mangiare roba e lui mangiarne altra specialmente ora con la crisi e la concorrenza per star dentro ai prezzi il cibo è sempre più di qualità pessime,bisogna capirne di cibo per accorgersene e di gente che ne capisce ne rimasta molto moto poca a te interessa la facciata senza interessarti del retro ben venga questo modo di ristorazione 1 aiuta a gudagnare un po di soldi che in questo momento non fanno male poi si salvano le vecchi ricette che stanno perdendosi sempre più buona giornata

  4. Regole uguali per TUTTI, stessi diritti e stessi doveri

    L’agriturismo se è un ristorante rispetti le stesse regole dei ristoranti, lo stesso dicasi per gli homerestaurant

  5. Cioè, tu mi inviti a casa a mangiare E TI DEVO PAGARE?? ma che razza di amico sei? Ah, già c’è lo chef???? Lo chef se fosse chef cucinerebbe nel suo ristorante, NON a casa tua.

    1. Evidentemente e’ un problema di rispetto e latitudine….. la mia casa e’ aperta a cene ed e’ prassi di concorrere tutti o all’ammontare della spesa o a portare pietanze gia’ pronte. Vi sfugge che non e’ il business l’obiettivo, ma la possibilita’ di trascorrere piacevolmente il tempo, in un contesto non opprimente come in un ristorante.
      Quest’estate partiamo con un’esperienza di ittiturismo home.
      …… a proposito siete tutti invitati…….

  6. Tra i tanti errori dell’articolo, i “veneti pseudo culturali” è imbattibile.

    :)))

  7. Il fatto è che le “regole” non hanno senso se non si possono fare rispettare che è esattamente quello che accade in Italia per migliaia di situazioni in cui esiste sempre una “regola” ed altre venti che la contraddicono.
    Il tentativo spasmodico di normare tutto crea situazioni in cui la presunta “regola” è impossibile da far rispettare in pratica o semplice da eludere.
    Sarei più per semplificare le regole alla ristorazione e non intasare il sistema giudiziario con pure i “party privati con contributo”, abbiamo un paio di problemi più importanti su cui focalizzare l’attenzione, dalla corruzione nella pubblica amministrazione alla mafia nelle istituzioni e negli appalti.

    – Buongiorno, carabinieri, ci risulta questo sia..un…ehm..om-restaurà, ci fa entrare?

    – Avete un mandato di perquisizione del giudice?

    – Naturalmente – ecco – oggi i giudici lasciano stare la ‘ndrangheta che è pericolosa ma sugli om-restaurà sono velocissimi.

    – Bene, entrate pure, bicchiere di vino? questa in realtà è una cena tra amici.

    – Ci risulta fate pagare i commensali

    – Sa di questi tempi – io cucino gli altri contribuiscono alla spesa, al vino, c’è chi porta il dessert.

    – Ma non è una cena tra amici sono tutti sconosciuti tra loro…

    – Si ma adesso hanno fatto tutti amicizia…volete sedervi con noi?

  8. Il problema di sicurezza alimentare esiste sicuramente ma NON nasce dal momento che il commensale paga il contributo alla cena che è quello che qui rode ai ristoratori di mestiere.

    Se invito dieci o quindici amici a cena, che paghino o meno, dovrò assicurarmi che quanto preparato alla mattina non rimanga tiepido fino alla sera ma cercherò di raffreddarlo rapidamente, magari con acqua e ghiaccio visto che a casa non ho un abbattitore. Se servo pesce crudo lo lascio in congelatore a -18C quattro giorni e lo scongelo in frigorifero la notte prima, etc.

    Sicuramente una casa privata che non ha le strutture e l’esperienza di preparare tutte le sere per decine di persone implica un potenziale rischio di sicurezza alimentare.
    Ma non vogliamo – per questo – vietare le cene tra amici?

    In verità il problema di sicurezza alimentare esisterebbe anche per le normali cene in famiglia quando si va oltre la pasta al pomodoro e la busta di quattro-salti. Se il numero di commensali aumenta, le accortezze devono sicuramente aumentare e vanno conosciute: non è bello avvelenare gli amici anche se non pagano la cena.
    Per questo forse esiste una necessità di educazione sanitaria, regole di igiene che tutti dovrebbero sapere, magari al posto del corso su Internet nelle scuole (sic).

    Piuttosto che la 1234521-esima leggina per normare questa ultima moda che altro non mostra se non la disperazione di un paese in declino che cerca di “arrangiarsi” come può.

  9. Concordo con Gillo, soprattutto per la sicurezza alimentare.
    Già invitare amici a casa di questi tempi diventa un problema, ed ho risolto con inviti solo per due o poco più persone alla volta.
    Nella collezione ho: allergici alle uova, ai crostacei, alle nocciole, alle mandorle; intolleranti al glutine, ai latticini, al sedano, al pane integrale, al lievito; aggiungiamo vegetariani e vegani, fino all’opposto di chi non mangia né frutta né verdure.
    No, non ci penso nemmeno ad aprire un ristorante in casa, troppo pericoloso già con gli amici, figuriamoci con sconosciuti.

    1. Concordo tutta la vita!!! Ho la nomea di saper spignattare discretamente bene e ricevo spesso inviti ad invitare… Poi devo inventare il menù districandomi tra allergici veri e schizzinosi, fautori del well done assoluto e adepti del rare al limite del crudismo, sommelier in erba (erba alta) ma il peggio è dover mediare fra i commensali, con lei&lui cattolici con figli e lui&lei atei col cane, con un lui a caso che viene lì e ti chiede perché c’è anche quella lei là e viceversa, il tutto sudando freddo quando ti accorgi che c’è una donna incinta e hai fatto il tiramisu con le uova di casa della nonna… Home restaurant MAI!!!!

    2. Sono decisamente all’antica, ho solo amici onnivori che mangiano (e bevono) di tutto e pure io se c’è da scofanare per bene mi dimentico sempre di non poter esagerare troppo con i latticini.
      Mai mi sognerei di far modificare il menù a qualcuno che mi invita con le mie paturnie vere o presunte.

    3. questo commento è aria balsamica…
      Grazie, mi ci riconosco 😀
      Mario

    4. il Tiramisù fatto con le uova di gallina del cortile della nonna ed i savoiardi fatti in casa (sempre con quelle uova), se ci aggiungi poi il mascarpone fatto in casa

      che goduria 🙂 ricoperto di cioccolato bianco e nero a scaglie

      e vaff le uova pastorizzate industriali gusto plastica

    5. Sperando che le uova di nonna non contengano salmonella. Ho visto un’intera famiglia (11 persone tra nonni, figli e nipoti) ricoverata per aver consumato un tiramisù

    6. Rischio sempre presente, e che si può ridurre o eliminare se si adottano le buone pratiche e le tecniche giuste.
      Se mi portano le uova della nonna, ovviamente, eviterò il loro impiego a crudo, e userò i metodi di pastorizzazione che anche in ambito casalingo sono disponibili.

  10. Ristorante? Come altri crediamo che siano occasioni per conoscere persone nuove, il cibo è un pretesto, poteva anche essere il club dell’uncinetto. Certo se il cibo è buono è meglio e se gli invitati sono numerosi melio contribuiscano con una quota, o no?

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