di Riccardo Campaci 2 Febbraio 2015
Aprire un ristorante a casa, come si fa

Se Maometto non va al ristornate… il ristorante va a casa. Questo potrebbe essere il motto degli home restaurant, fenomeno che sembra raccogliere sempre più accoliti con il passare del tempo, e che negli ultimi anni ha ampliato la sua influenza oltre a sviluppare una serie di sottogeneri, in base a esigenze e all’immancabile rapporta domanda ed offerta.

Sarà, ma a chi scrive il fenomeno degli home restaurant (o supper club), i ristoranti “clandestini” allestiti nella casa di un Pinco Pallino qualunque che vi invita a mangiare per una  (non sempre) modica cifra, hanno sempre riportato alla mente il film Una cena quasi perfetta (The Last Supper), in cui un gruppo di amici invitava ogni week end a casa propria un nuovo ospite per cena, per poi alla fine avvelenarlo nel caso in cui quest’ultimo avesse opinioni non gradite ai commensali.

Fortunamente non è questo il caso: come ricordavamo allora, tutto nasce dall’intuizione di Miss Marmite, che a Londra fondò nel lontano 2009 il Marmitelover, ristorante tutt’ora segreto considerato il primo della sua specie e che oggi riscuote oboli da 50 sterline a botta per una serata “casalinga”.

Di acqua sotto i ponti e vino in quei calici ne sono passati, e oggi il fenomeno culturale e sempre più commerciale degli home restaurant è decisamente frastagliato e variegato, anche nel nostro Paese, dove si è diffuso negli ultimi anni come una bella chiazza d’olio su una preziosa tovaglia di lino, grazie all’intuizione di pochi e al passaparola di molti, via social network ovviamente.

Aprire un ristorante a casa, gnammers

Diversi i punti di riferimento, fra cui non possiamo non citare Gnammo.com che, nonostante lo stile del sito “a la Groupon”, è a oggi considerato uno dei punti di riferimenti per chi in Italia muore dalla voglia di cenare a casa di sconosciuti; una comunità dove sgomitano 1.055 cuochi capace di realizzare 500 eventi, numeri di tutto rispetto per essere attività “fatte in casa”.

Ma i nomi sono molti altri, come Ceneromane, per chi bazzica intorno alla Capitale, ma anche KitchenParty.org, e New Gusto, ognuna con un taglio ed un target ben definito.

Sì, perché se immaginavate che mangiare a casa d’altri fosse un affare per il vostro portafoglio… be’ non è proprio così.

Alcune cene possono arrivare anche a costare circa 40 euro a persona (prezzi non proprio popolari); e magari anche di più nel caso in cui il padrone di casa voglia organizzare veneti eventi pseudo-culturali, radical chic, o ancora rivolgersi ad uno chef di professione: della serie io metto la casa, tu metti il mestiere, gli altri mettono i soldi.

Per fortuna che c’è Peoplecooks, dove il pasto non supera i sei euro, l’equivalente circa di un menù da McDonald’s.

Aprire un ristorante a casa, gnammers

Esperimenti di questo tipo nascono infatti anche per andare contro il periodo di crisi economica, rispettando il luogo comunque che vuole un pranzo in casa tanto economico quanto genuino, in barba a chi vuole farci pagare la tassa e il sovrapprezzo per farci varcare la soglia di casa. Meglio conoscere la legislazione comunque

Non mancano i VIP (o in alcuni casi NIP), che si sono dati alla ristorazione nelle quattro mura di casa, come l’ex giornalista di Libero, Michele Ruschioni, ormai totalmente dedito a Roma alle cene casalinghe.

Esperimenti che diventano un successo e riempiono liste d’attesa di settimane o mesi, o che vedono la partecipazione di personaggi sopra le righe, come Stefano Benni, protagonista di una lettura all’interno di un’autofficina a Roma.

Non dimentichiamo poi i colossi emergenti della “new new economy”, come Airbnb o Uber, con il primo soprattutto a puntare alla grande sugli home restaurant: se posso dormire a casa di uno sconosciuto, perché non posso anche mangiare a casa sua?

E quindi voi cosa state aspettando?

Per aprire un ristorante a casa vostra serve solo olio di gomito, voglia di darsi da fare, un po’ di passione e un discreto passaparola (reale o virtuale).

Aprire un ristorante a casa

Non servono licenze di nessun genere, nessuna autorizzazione sanitaria, burocrazia ridotta al minimo e classificazione di semplice attività lavorativa occasionale, che vi permetterà di fatturare fino a 5000 mila euro lordi senza Partita IVA, il tutto in totale sicurezza all’interno delle proprie mura domestiche.

Che dite? sembra un chiaro invito a cena anche per l’evasione fiscale?

Ecco pronta la “cena con delitto”.

[Panorama, YouTube, Dissapore, Marmite Lovers. Immagini: Gnammo]

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