di Adriano Aiello 21 Giugno 2013
Man vs. Food Italia

Da quando ho sdoganato Man vs Food non c’è giorno che il Bernardi (vedi alla voce editore) non mi accosti ai grassi saturi e alla bulimia compulsiva. D’altronde me la sono cercata e ora nella mia wish list televisiva è entrato anche Unti e bisunti.

Ma soprattutto l’Italia non poteva fermarsi a guardare Adam Richman ingozzarsi senza intervenire ed è arrivata la versione italiana. Volenterosa, web e rigorosamente indie. Nell’attesa che Man v. Food Italia diventi il nuovo Masterchef e io il nuovo Sara Porro del brand avrei però qualcosa da dire sul pilota, attivando la modalità Aldo Grasso.

Il protagonista – Ciro Spinelli – funziona con qualche riserva. Ha una simpatia bonaria e pacioccona assolutamente in linea con il format e con l’alter ego americano, ma per ora gli manca naturalezza. Nelle riprese è un po’ troppo ingessato e attento alla dizione, cosa encomiabile ma siamo a Man v. Food non a Rai News e ci si aspetta un atteggiamento più rustico. L’entusiasmo culinario però è contagioso e siamo agli inizi; Ciro ha tutto il tempo per sciogliersi.

La confezione è buona ma sin troppo composta. Anche qui, da vecchio cinefilo, sono il primo ad apprezzare la linearità e la pulizia ma visto il format qualche guizzo di ripresa e montaggio (oltre le fotine iniziali del nostro) ci vorrebbe.

Mi pare che il problema sia nella premessa del progetto, come la leggo sul sito: “una compagnia di 8 ragazzi equamente appassionati di buona cucina e buona televisione”. Man vs Food non è un programma di buona cucina e non fa buona televisione. È uno show liberatorio e ridondante.

Bella la scelta di Ariccia, ma perché mangiarsi la Botticella? Capisco che il mix di amatriciana e carbonara è talmente tonitruante che può sembrare la scelta saggia per sfidare il food (specie ingerirne un kg!!!) ma dopo la bella presentazione della porchetta, caro Ciro, è quella che dovevi ingerire. Tra ardite sofferenze e infinita disidradazione.

Sospetto che il porchettaro Roberto Azzocchi facesse qualche resistenza a sponsorizzarne una per la causa, ma non ho informazioni in proposito. E spero che quel kg di pasta, Ciro non se lo sia spazzolato tutto davvero!

Didascalismi. C’è una regola televisiva chiamata lanci e i nostri lo sanno bene però occhio che far chiedere da Ciro a un autoctono “secondo lei qual è il piatto tipico di Ariccia” è troppo artefatto. Fatelo dire a lui e amen (ma sono quisquillie).

Sacrosanto raccontarne tradizione e preparazione. Anzi lo farei ancora di più. Siamo in Italia, il fascino e la ricchezza del patrimonio gastronomico sono un valore talmente imponente che va cavalcato. E facciamoli parlare di più gli interpreti di queste leccornie.

Ad Ariccia vale il teorema capitolino (che mi sto inventando) all’ennesima potenza: dentro ogni uomo si annida un personaggio ricco di saggezza, stravaganza e involontario appeal televisivo. Penso al compianto “Sceriffo”, indiscusso principe e storyteller delle fraschette della zona.

Giusta la fedeltà al format originale ma con qualche paletto. Ci sono cose che funzionano solo in America e il pubblico che tifa Nino nella sua impresa da noi stride e lascia anche una sensazione cheap visto il ridotto campionario umano presente in loco.

Il format deve essere la magnata inumana, senza riproporre cosi fedelmente la struttura originale. Poi differenziare potrebbe essere anche la chiave di volta per la questione dei diritti di trasmissione che per ora immagino siano bypassati trasformando Man vs Food in Man v. Food. Sulla questione ho chiesto ai diretti interessati e attendo risposta.

E voi? Avete guardato il video? Che ne pensate? E agli autori: a quando le prossime puntate?

[Crediti | Link: Dissapore, dMax, Man vs. Food Italia]