di Sara Porro 22 Maggio 2012

Stamattina, leggendo Repubblica, sono incappata in un articolo che mi ha mandato di traverso il caffè Selezione Gianni Frasi e ha dato un retrogusto amaro al mio yogurt di Bufala di Vannulo: un’intera mezza pagina dedicata a magnificare l’offerta gastronomica di Autogrill, a firma del corrispondente da Londra Enrico Franceschini. Titolo: Il Camogli diventa un panino cult: “Autogrill italiani i migliori del mondo’ – Sommario: La rivista Monocle: “Non è il solito fast food” (purtroppo non online).

Qual è la notizia? Prima di capirlo occorre superare il primo paragrafo, dedicato a descrivere con toni da Istituto Luce la mirabolante storia di Autogrill: “Erano i simboli dell’Italia del boom (…) dove si poteva mangiare, bere e sognare il miracolo economico” (sic!). Poi, tocca affrontare la parata – cum foto – dei 5 panini più venduti da Autogrill: Camogli, Rustichella, Bufalino, Apollo e Capri. Poi gestire lo sgomento al pensiero che 3,3 milioni di persone si siano cibate di Apollo, il panino asciutto con dentro la cotoletta secca.  Così, infine, scoprirete che secondo Monocle, “mensile trendy angloamericano”, (che peraltro piace moltissimo anche noi per il suo modo di rendere irresistibili le cose da nerd, come dimostra la bizzarra fascinazione per il mondo dell’aeronautica) Autogrill è primo nella classifica “Best Transport”, migliore icona globale dei trasporti, di fronte al metrò di Tokio, le piste ciclabili di Barcellona e gli autobus elettrici cinesi.

Ora: se il confronto è sul cibo, ci sono senz’altro condizioni peggiori in cui fare uno spuntino a metà viaggio: ad esempio, sul treno che collega in 48 rapide ore Pechino con il Tibet si mangia solo una cosa che potrebbe o non potrebbe essere stufato di montone, ma che di certo fa pensare al Camogli (per i non praticanti: focaccia auto-definitasi “ligure” con prosciutto cotto e formaggio) con un certo struggimento.

Però, cominciando dalle basi, il caffè dell’Autogrill non è mai buono: giusto un gradino sopra al livello “bar appena passato in gestione a cinesi”, un parametro di confronto molto comune per i milanesi. Le brioche si possono mangiare golosamente esclusivamente dopo una notte d’amore. E i panini sono compatibili solo con la fame chimica, andrebbero serviti soltanto nella fascia oraria tra mezzanotte e le sei del mattino e a chi possa dimostrare di aver fumato marijuana nella mezz’ora precedente.

Insomma: l’offerta gastronomica di Autogrill è, come sa chiunque non scriva per un giornale di cui Autogrill sia un forte investitore pubblicitario (uh, questo era un colpo basso), un po’ sconsolante, anche se “l’azienda italiana lavora con un’università creata dal movimento Slow Food per selezionare i suoi panini e modifica il menù di regione in regione per dare ai viaggiatori una maggiore scelta di salumi, formaggi e gusti locali”, come recita il comunicato stampa il coraggioso articolo destinato a entrare negli annali del giornalismo.

[Crediti | Link: Monocle, Immagine: Repubblica.it]