di Lorenza Fumelli 21 Marzo 2013
cliente, ristorante

Avete mai mandato indietro un piatto o un vino al ristorante? Tipo, che so, prosciutti che sanno di morte, piatti di pasta salati come il Mar Rosso, mozzarelle acide che neanche lo yogurt, pizze crude, bruschette bruciate, supplì congelati, bottiglie difettose e bla bla? Ho interrogato a riguardo un folto gruppo di amici mangioni e questo è quanto ho realizzato.

L’Italia, sull’argomento, sembra dividersi in 3 grandi partiti:
1. contestatori
2. vendicatori
3. repressi

1. Contestatori.
Sono quelli che protestano seduta stante, rimandano indietro piatti e bottiglie e chiedono (permettono?) al ristoratore di correggere l’errore. I contestatori più assennati non si lamentano per abitudine, lo fanno solo quando il difetto è talmente evidente da compromettere la digestione o minacciare la salute.

Altri invece no. “Cameriere, mi scusi, ma questa Tartare è cruda!“, oppure, “senta, io le ho ordinato un Lambrusco, mica un vino frizzante“, o ancora, “le ho chiesto una Carbonara, come mai qui dentro c’è l’uovo?”, e non basta spiegare al molesto dissenziente che forse si è confuso con una Gricia, lui va avanti imperterrito, fino a che il piatto non sarà aggiustato. Sto enfatizzando, lo so, ma vi garantisco che l’aneddotica dei ristoranti abbonda di vicende simili.

2. Vendicatori.
Sono il popolo di TripAdvisor, avete presente? Ecco, quelli. Se la pizza arriva al tavolo un po’ bruciacchiata, loro la mangiano, sorridono, pagano e poi corrono a casa a scrivere recensioni al vetriolo, a commentare su blog di settore, postare sui social network, mandare newsletter agli amici, telefonare, dissacrare, sconsigliare, demonizzare. Mi sono sempre chiesta quale categoria sia più odiata dagli addetti ai lavori, se i contestatori estemporanei o i vendicatori del giorno dopo. Magari ce lo diranno.

3. Repressi.
Questi, immagino, sanno riconoscere quando una pietanza è difettosa ma per carattere non osano dir niente. Mai, in nessuno caso. Quello che potrebbe essere interpretato come un eccesso di delicatezza, può provocare un effetto a catena ancora più dannoso per clienti e ristorante. Facciamo un esempio: ordino una parmigiana di melanzane, mi accorgo che la mozzarella è acida e lascio il piatto senza protestare. Se da una parte ho evitato scocciature al simpatico cameriere, dall’altra non gli ho permesso di correggere l’errore ed eliminare la portata sbagliata dal menù. Altri clienti la ordineranno rovinandosi il pranzo e tra loro, come sempre, un vendicatore sarà pronto a sparar veleno direttamente dallo Smartphone.

E come reagiscono i ristoratori? Dipende dal carattere, e ce n’è di tutti i tipi. Accondiscendenti, negazionisti, sgarbati, revisionisti, educati, paraculi, spudorati, falsi, apprensivi, aggressivi, disponibili, altezzosi, pazienti, tracotanti, democratici, prepotenti e via dicendo. Certo, è buona creanza ascoltare le lamentele del cliente, spesso assecondarle evita ulteriori complicazioni e nel caso di una recensione negativa su TripAdvisor, non è sempre necessario assumere il Tenente Colombo per scovare e castigare il vendicatore indefesso dall’altro capo del pianeta. Ecco.

Personalmente appartengo alla categoria dei contestatori assennati. Mi lamento solo se necessario, lo faccio con gentilezza e mi aspetto una risposta sollecita dal ristoratore che non sempre, purtroppo, arriva. Non è solo una questione di soldi, è anche la volontà di terminare serenamente il pasto senza rimuginare, rosicare o, peggio, stare male. Mal sopporto invece i contestatori per vizio e non amo i vendicatori.

Certo è che la natura umana è varia per definizione, quindi vi chiedo: come vi comportate quando vi viene servito un piatto sbagliato? E come vi aspettate debba reagire un ristoratore?