di Riccardo Campaci 20 Luglio 2015
Bar fascista a Bergamo

Perché “Colazione da Tiffany“? Chiamare così un postaccio come il bar in via Sant’Alessandro a Bergamo, ecco il vero reato. Ti aspetti semplicità, bellezza ricercata e tocchi glamour ma nel locale gestito da Vinicio Morzenti, 54 anni, trovi manifesti, stendardi e cimeli fascisti.

Tra saluti romani e fasci littori, memorabilia della Repubblica Sociale e della X Mas non manca niente, i riferimenti sono così espliciti che Colazione da Tiffany è diventato la seconda Casa Pound (quale affronto).

Sul web sapere che esiste un bar del genere ha scatenato polemiche e polarizzato le fazioni: commenti a favore tipo “Bergamo è invasa da CLANDESTINI ma sembra che il problema principale sia “Colazione da Tiffany”, un bar dove il prezzo del caffè è 70 centesimi” bilanciano giudizi opposti : “e i cittadini bergamaschi (e non) che fanno di fronte a questo scempio?”.

saluto romano di vinicio morzenti

Morzenti si difende facendo leva sul consenso popolare ottenuto da sostenitori e frequentatori:

“la gente è dalla mia parte, io non sono contro nessuno, a partire dagli immigrati. Sono fiero di essere fascista, orgoglioso di appartenere a Casa Pound. Ma il mio locale è frequentato da extracomunitari e da gay, categorie di persone che stimo, rispetto e con le quali sono in ottimi rapporti”

La solidarietà al gestore arriva inaspettatamente anche dal’Assessore alla Sicurezza Sergio Gandi: “posso dire che quello del titolare è un fascismo particolare, visto che il suo bar è uno dei più frequentati dagli immigrati della zona. E anche quello del quartiere che dà meno problemi legati alla sicurezza”.

bar fascista di vinicio morzenti con motti fascisti

Per fortuna non tutti sono ben disposti nei confronti del bar di Morzenti; tra questi Martino Signori, vicepresidente provinciale dell’Associazione nazionale partigiani:

“Non immaginavo che a Bergamo potesse esistere un locale del genere. A casa sua uno può fare quello che vuole ma un locale pubblico deve rispettare la Costituzione e la legge, che sull’apologia del fascismo è molto chiara.”, opinione incalzata dal capogruppo leghista Alberto Ribolla secondo cui “nel proprio locale ognuno può fare quello che vuole, e se ne assume le responsabilità”.

Come riportato dal Corriere, la fauna che frequenta il locale è composta per lo più da nostalgici: si va dall’anziana signora che rimpiange i tempi in cui i treni arrivavano puntuali, ai ragazzotti che confidano in una nuova marcia su Roma sempre pronti a fare il saluto fascista, com’era in uso tra camerati.

vinicio morzenti con lo stendardo x mas

Imprevedibilmente e senza troppi problemi di convivenza, diversi immigrati condividono la frequentazione del bar con questa improbabile fauna –a partire dal barista indiano– In fondo a loro l’arredo non interessa, sono più attirati sai prezzi, solo 0.70 centesimi per un caffè.

Lapidario il capogruppo leghista Alberto Ribolla: “Ci sono anche i bar che espongono Che Guevara e nessuno dice niente. Nel proprio locale ognuno può fare quello che vuole, e se ne assume le responsabilità». Intanto nel quartiere non sembra esserci molta voglia di boicottaggio. Di fronte alla questione la maggior parte di residenti e passanti alza le spalle”.

Il punto è proprio questo: l’indifferenza è il problema.

[Crediti | Immagini: Corriere.i | Link: Corriere.it]