di Giulia Caligiuri 27 Settembre 2013
succo arancia

Sembrava che un’idea innovativa e buona e giusta, cambiare gusto all’aranciata aumentando dal 12 al 20 per cento la frutta contenuta nelle bevande, potesse riscattare un minimo il nostro ruolo di consumatori, spesso strapazzato.

Invece no!

Come se in questo campo non ci facessimo abbastanza male da soli, ecco intervenire l’Unione Europea.

Dovendo rinunciare per l’imboscata delle lobby a una serie di interventi migliorativi dei nostri “stili di vita”, il penultimo Ministro della Salute, Renato Balduzzi, era riuscito a imporre il provvedimento sulla percentuale di frutta nelle bibite analcoliche, da indicare chiaramente in etichetta.

Fanta, Oransoda, San Pellegrino, spume all’arancia, limonate, integratori (Gatorade e Powerade), aperitivi analcolici, Sprite e Schweppes. Avrebbero tutte dovuto adeguarsi.

Ma l’altro giorno anche questo è stato rispedito al mittente da Bruxelles.

La motivazione? Inapplicabile, perché in contrasto con la normativa Comunitaria sulla libera circolazione delle merci.

Avendo levato da tempo l’anello al naso, capiamo tutti quanto contano le pressioni rivolte alle Ue dai produttori, che avevano parlato subito di costi insostenibili da far ricadere sui cittadini, e di distorsione del gusto originario delle singole bibite, amate proprio per quell’originalità dai consumatori. (?)

Capiamo anche che la “libera circolazione delle merci” è solo una scusa.

Quel che non capiamo è come mai si trovi normale chiamare aranciata un succo pieno di coloranti.

[Crediti | Link: Blitz Quotidiano]