di Lorenza Fumelli 25 Settembre 2012

Finalmente ho capito: Taste Festival altro non è che un  parco divertimenti del cibo. Il meccanismo è simile: fai il biglietto, carichi una scheda acquistando la moneta locale e al posto di tagada e rollercoster  ti ritrovi in un finimondo di cose da mangiare, da guardare, da bere e da ascoltare. L’ho capito dopo aver trascorso  alcuni giorni nel paese dei balocchi: la prima edizione di Taste of Roma.

I giardini pensili dell’Auditorium hanno ospitato egregiamente la manifestazione e il tempo è stato clemente, regalando a pubblico e organizzatori giornate piuttosto belle. Le sedute erano abbondanti e le file agli stand lunghette ma tollerabili. C’era addirittura un nasone (la fontanella romana) per l’acqua gratis, un miracolo di questi tempi, e la graditissima assenza della cauzione per i bicchieri da vino.

I soliti critici, blogger e gourmet (io, per esempio) si sono mimetizzati tra una folla di oltre 12.000 persone che oscillando tra entusiasmo e  lamentele, hanno manifestato grande curiosità per una cucina diversa e desiderio di approfondirne la conoscenza. Certo, gli stand con i piatti tradizionali erano sempre i più affollati e non tutti  hanno colto l’occasione per assaggiare cose nuove, ma i risultati fanno comunque ben sperare.

Il parere dei nostri cuochi sulla prima edizione di Taste of Roma lo abbiamo ascoltato durante le interviste doppie di Dissapore: faticosa e complessa dal punto di vista organizzativo, ma molto interessante per la possibilità di incontrare un pubblico più vasto, anche completamente vergine nei confronti della cucina di ricerca.

Personalmente mi è piaciuto vedere i 12 chef di stanza al Taste spogliarsi del ruolo istituzionale e affrontare la folla di curiosi con semplicità, rinunciando ai codici di formale eleganza imposti nei ristoranti di alta cucina. Ed è stato bello vederli saldare ancor di più il legame tra loro lavorando fianco a fianco,  segno che in fondo il tanto chiacchierato sistema dei cuochi potrebbe diventare una bella realtà dove la competizione è stimolo e la coesione mezzo per affrontare difficoltà simili.

Durante le interviste, abbiamo scoperto che Anthony Genovese (ristorante il Pagliaccio) avrebbe voluto fare il ferrontraviere, Cristina Bowerman (Glass Hostaria) l’architetto e Angelo Troiani (Convivio Troiani) avrebbe voluto partecipare ad un programma di protezione animali, possibilmente in Africa. Roy Caceres (Metamorfosi) adora la Carbonara e cucinerebbe l’uovo più di qualsiasi altro elemento, mentre Francesco Apreda (Imago) e Riccardo di Giacinto (All’Oro), seppur belli e bravi, non apprezzano la sovraesposizione mediatica ed escono dalle cucine possibilmente poco e casomai per beneficenza.

E per quanto riguarda i piatti? Bé, alcuni commenti interessanti ci sono già arrivati, proprio da voi. Eccoli:

Smokey scrive: “…per chi ancora deve andarci e vuole consigli mangerecci… FIONDATEVI sulla pancia di Cristina Bowerman! Uhm, forse detto così suona un po’ strano e se fossi in lei mi preoccuperei… Insomma: il fico, la pancia e qualche altra cosa, piatto a dir poco squisito!”

Antonio Lepore scrive: “i miei tre piatti: 1. Panino al foie, Bowerman, 2. Tortino di Baccalà e patate, Terrinoni, 3. Granita ai frutti di bosco. Apreda”

Mauro dt scrive: “Non sono un grande esperto nè un grande conoscitore di ristoranti importanti vi seguo e mi ha incuriosito Taste, per cui per me è stata una bella occasione per assaggiare piatti di chef diversi. Andrò sicuramente da Glass perchè il panino di Foie è stato sicuramente il piatto più buono tra i tanti che ho assaggiato. Ripeto che non sono un grande intenditore però la curiosità di andare da Glass me la toglierò. Volevo aggiungere che è buonissimo anche il supplì di Arcangelo Dandini”.

E Tony, in privato, mi scrive: “Mi sono piaciuti in particolare sia il risotto che l’uovo di Caceres, il tiramisù di pesce di All’oro e giardino Zen di Magnolia oltre a Genovese e il grande Mauro Secondi” (il geniale creatore di paste ripiene più apprezzato dai romani, ndr).

Qualche commento sul costo del biglietto d’ingresso (€16), e sulle porzioni piccole (5€ circa) ce lo aspettavamo. E’ inutile ricordare i costi di una manifestazione di questo genere, ma è forse utile sapere che alcuni ristoratori si sono organizzati per un After Taste: se andate con un biglietto d’ingresso, la scheda ricaricabile, il braccialetto, o qualsiasi testimonianza della vostra partecipazione a Taste in 8 dei ristoranti presenti alla manifestazione (l’Acquolina, Agata e Romeo, All’Oro, Giuda Ballerino, Glass Hostaria, il Convivio Troiani, l’Arcangelo e Pipero al Rex), troverete sconti, menù ad hoc e un omaggio da parte dell’Enoteca Trimani: una bottiglia di vino del costo pari a quello del biglietto d’ingresso.

Detto ciò, quel che oggi vogliamo sapere ovviamente è: quali sono stati i migliori tre piatti di Taste of Roma 2012?

[Crediti | Immagini: Lorenza Fumelli]