di Andrea Soban 11 Dicembre 2014
Caffè Jamaica Blue Mountain

Se la Giamaica fosse l’isola del tesoro che da ragazzi immaginavamo sul libro di Stevenson quel tesoro sarebbe il caffè. I chicchi verdi-azzurri del caffè monorigine Jamaica Blue Mountain, nel dettaglio. Per capire che parliamo di una tra le esportazioni più pregiate del paese caraibico dovrebbe bastare il prezzo: gli Stati Uniti lo pagano circa 46 Euro per libbra, mentre il Giappone che assorbe quasi l’80 per cento del raccolto, sino a 58 Euro.

Il caffè cresce sulle alture vulcaniche a nord di Kingston, tra i 1000 e i 3000 metri, la grande “montagna blu” come la chiamano i giamaicani.

Le correnti fredde provenienti dal Mar dei Caraibi rallentano lo sviluppo dei semi racchiusi nell’involucro a forma di ciliegia, una crescita di oltre 10 mesi, di solito sono 5/6, che permette di sviluppare il complesso bouquet aromatico per cui il caffè giamaicano è noto nel mondo.

Una volta raccolto e tostato, prima di essere conservato nei barili in legno di quercia, esattamente come i rum caraibici, il Jamaica Blue Mountain risulta uniforme, ricco di acidità, con gradevoli aromi di frutta secca e tabacco, totalmente privo della classica impressione di amaro che affligge di solito il caffè.

Jamaica Blue Mountain, chicchi di caffè

La tutela dei preziosi semi giamaicani è cresciuta con l’aumento record della domanda, oggi i produttori autorizzati a usare il marchio di certificazione si devono attenere a regole tassative.

Ma per anni le frodi sono state all’ordine del giorno, sia negli esercizi commerciali giamaicani che all’estero, con alcune catene di negozi non disposte a rivelare la percentuale presente nelle miscele etichettate come Jamaica Blue Mountain.

Jamaica Blue Mountain, chicchi di caffè

Per rispondere alle denunce di brogli, aumentate vertiginosamente, il Jamaica’s Coffee Industry Board si è dotato di un regolamento severo e ha appena formato una task force per farlo rispettare, con esperti di settori diversi coordinati dalla polizia doganale.

I controlli, che si stanno intensificando proprio in questi giorni, sono basati sulla verifica dei requisiti necessari per potersi definire Jamaica Blue Mountain, dalla giusta altitudine (tra 1000 e 2000, al di sotto sarà Jamaica High Mountain Coffee o Jamaica Low Mountain) all’esposizione dei terreni, non ultimo l’assaggio, ritenuto un metodo efficace per la spiccata riconoscibilità del sapore, fruttato e liquoroso.

Le persone coinvolte nel commercio illegale rischiano multe sino a 600 mila dollari, e pene che possono arrivare a 6 mesi di carcere.

Caffè Jamaica Blue Mountain, chicchi e macinato

Del resto mai come in questo momento la Giamaica è attenta alla reputazione del super caffè incrinata da altri problemi legati alla produzione.

I casi frequenti di siccità, la recente e devastante epidemia dovuta a una malattia delle piante chiamata “ruggine del caffè“, accoppiata ai danni provocati dalla “mosca del caffè”, hanno ridotto le esportazioni verso gli Stati Uniti a 11,7 milioni di dollari, dai 15 del 2013.

Tazza di caffè Jamaica Blue Mountain

Da ultimo, un consiglio per i fortunati degustatori dell’aromatico monoorigine: meglio a casa, preparato con la moka o la caffettiera napoletana. Al bar, pur in presenza di un barista puntiglioso, le forti aspettattive andrebbero deluse a causa del modesto corpo della bevanda, tipico dei caffè arabica lavati.

[Crediti | Link: Wikipedia, Nikkei, World Coffee Press, Repeating Island, Ciboj. Immagini: theardentepicure]