di Rossella Neri 12 Maggio 2014
Pubblicità Morositas

Tra gli anni 80 e gli anni 90 l’industria dolciaria si fa aggressiva: un mercato di bimbi famelici e genitori ormai rassegnati alle carie dei loro figli aspettava fiducioso. Eppure sono anni che conoscono anche un certo sperimentalismo: le gomme all’uva e alla cannella, le prime caramelle senza zucchero, le forme e i packaging più strani affiancano gli evergreen.

Ora che mi accontento di ruminare confettini chewingum alla menta, e che compro le caramelle solo d’inverno, quando prendo il mal di gola, quegli anni lontani mi sembrano una fabbrica di Willy Wonka a cielo aperto.

1. Morositas.

morositas

Morbida la vita. Francamente, il gusto gommoso più simile alla plastica che a quello di una gelatina alla liquirizia non ne hanno mai fatto la mia caramella preferita. Forse è un bene che le Morositas alla liquirizia e le sorellastre alla frutta si siano praticamente estinte. O almeno così la pensano i dentisti.

2. Zigulì.

zigulì

Una trovata di marketing geniale anche se al limite della truffa: mettere le Zigulì in bella vista sul bancone, faceva sì che i bambini non la smettessero di tormentare le madri ogni volta che entravano in una farmacia, anche solo per accompagnare il nonno a misurare la pressione. A me mandavano in estasi quelle alla banana.

3. Big Babol.

big babol

Niente fa anni 80 come le Big Babol, e in particolare un gusto: quello all’uva. Con una imprevedibile lungimiranza la Perfetti si era lanciata nel commercio delle prime gomme più buone delle caramelle (almeno per i bimbi di 10 anni). Per me l’inizio del declino arrivò con le Big Babol ripiene.

4. Brooklyn. 

brooklyn alla cannella

Chi compra le Brooklyn oggi è un nostalgico del passato. Anche il packaging appartiene ai tempi che furono: per scartare, piegare e mettere in bocca una Brooklyn ci vuole qualche secondo in più che afferrare il confetto direttamente dal pacchetto tirandolo fuori coi denti. Ma anche qui ci fu un momento di declino: a un certo punto alla fine degli anni 80 pareva che tutto dovesse essere aromatizzato alla cannella. Ecco le Brooklyn alla cannella io proprio non le reggevo.

5. Mentos.

mentos

Le Mentos facevano parte del mio personale Olimpo delle caramelle, cioè quelle per cui quando ne compravo un pacchetto lo avevo finito circa nei cinque minuti successivi, con relativo indolenzimento della mandibola e ipersalivazione da masticazione estrema.

6. Tabù.

tabu

Altra caramella caduta nel dimenticatoio e io credo di sapere perché: il tondino di metallo in cui stavano chiuse si incastrava due volte su tre e non riuscivi mai a tirar fuori fino all’ultima caramella, a meno che non usassi la violenza e lo scoperchiassi.

7. Polo.

polo

Il buco con la menta intorno. L’evoluzione della pasticca Valda della nonna, anche questa mi pare che non si trovi più così di frequente negli espositori dei tabaccai. Sarà che si trattava di una caramella che non aveva nessuna attrattiva a parte la forma?

8. Rossana.

rossana

Un’idiosincrasia mi lega a questa caramella che si chiama nello stesso modo in cui un sacco di gente storpiava il mio nome. Non ho comunque mai capito il motivo di un ripieno così cremoso in una conchiglia zuccherina tanto banale.

9. Elah panna e liquirizia.

elah

Di Elah ce ne sono tante, ma quella panna e liquirizia è la migliore, e chi dice il cotnrario sbaglia. Io le trovavo nascoste nell’armadio dell’argenteria di mia nonna, tutte le volte che i miei cugini maggiori non arrivavano prima di me.

10. Mou polacca.

mou polacca

Ancora oggi sarei capace di mangiarne un quintale. Le anelavo perché le dovevi comprare sfuse, non esisteva il pacchettino. E noi, bimbi degli anni ’80, siamo cresciuti con la paghetta spesa tutta in caramelle dal tabaccaio sotto casa. Il droghiere, almeno il mio, stava troppo distante.

11. Spicchi di frutta.

spicchi di frutta caffarel

Chiunque aveva una zia antipatica che ti portava queste caramelle, fatte apposta per piacere alle zie e non piacere ai bambini. Dure e asprigne: come si può pensare di far venire l’acquolina in bocca con un limone?

12. Tic Tac. 

tic tac

Erano i tempi di Festivalbar quando Michelle Hunziker ballava al ritmo delle Tic Tac. Anche queste caramelle si erano guadagnate una posizione strategica nell’itinerario di qualsiasi infante: gli espositori prima della cassa ai supermercati. Se avevi sviluppato bene la tua tecnica di pianto e lamenti in pubblico, riuscivi sempre a fartene comprare una scatolina.

13. Dietorelle.

dietorelle

Il grande lancio fu “Non è la Rai”. E fu l’invasione, per alcuni anni a casa mia non c’erano altre caramelle. Tra quelle voluttuose ricordo le toffee: nessuno sapeva come si pronunciasse davvero il nome, ma erano indiscutibilmente le migliori

14. Galatine.

galatine

O le ami o le odi. Non parlo della versione al cioccolato contemporanea, ma di quei cubetti di latte pressato in polvere che se sei uno paziente puoi succhiare, altrimenti non ce la fai e le mastichi subito, così te ne ritrovi i molari pieni. Le galatine hanno un legame ancestrale con il primo alimento del mondo, io le adoravo.

 15.  Fruit Joy.

fruit joy

Alle morbide Fruit Joy tu resistere non puoi. Avevano così tanta ragione che probabilmente ce le siamo fatte fuori tutte dato che non si trovano tanto facilmente in giro. Eppure restano una goduria.

[Foto crediti: – tutto anni 80, agnese casamassima, doc manhattan, vending news , fumobazar, caramellina, outlet dolciario,  raineri gourp, magnasco, packaging of the word]