di Giulia Caligiuri 24 Gennaio 2014
Delfino

Ecco il caso del giorno: filetti di delfino essiccati serviti come se fosse la normalità. È ciò che accade nel ristorante interno allo stabilimento «Oasi» di Fregene. Codice black è il nome dato al particolare piatto servito.

Quello che sappiamo è che, la puntata del programma “Le Iene” del 29 ottobre 2013 ha smascherato l’irregolarità e portato alla luce il problema. Subito dopo sono partite le indagini della Procura della Repubblica di Civitavecchia e della Capitaneria di porto.

La gravità della cosa non è solo etica ovviamente, ma anche normativa. La cattura del delfino infatti, al pari di altre specie marine minacciate di estinzione come le tartarughe e i datteri di mare, è severamente vietata.

Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha chiesto tolleranza zero per quanti lucrano sulla pelle dei mammiferi soprattutto in quelle Regioni le cui tradizioni culinarie annoveravano il delfino tra le prelibatezze locali.

In passato un piatto tipico molto diffuso tra la Liguria e la Sardegna era il musciame di delfino, una specie di filetto essiccato che alcuni ristoranti e trattorie propongono oggi nella variante al tonno, perché il delfino, nel mondo occidentale, è ormai considerato un animale al pari di quelli domestici, nella convinzione che sia più intelligente e più buono di altri.

A quanto pare, la cosa non ha fermato il ristoratore di Civitavecchia e i suoi fornitori, il loro “black” ha continuato ed essere venduto, cucinato e servito, visti i notevoli ritorni economici e purtroppo, probabilmente potrebbe essere un traffico molto più ramificato perché non sarebbe il solo ristorante dove vengono ignorati i divieti.

Non comprare la carne di delfino e rifiutare di mangiarla nei ristoranti dove viene offerta è il migliore atteggiamento da assumere. In alternativa si potrebbe fare visita al ristorante dello di Fregene, magari insieme a un’associazione ambientalista.

[Crediti | Link: Corriere Roma | Immagine: vegolosi.it]