di Giorgia Cannarella 18 Giugno 2013
Antonella Clerici, Claudio Lippi

Mi inchino alla maestria di Angelo Gervasi, lo chef… il padrone della cucina… la maestria con cui fate… intanto soprattutto una cosa, il pesce“.

Claudio Lippi (maccome, adesso Dissapore parla di Claudio Lippi?) durante La prova del cuoco del 2 febbraio 2013 si spertica di lodi per Angelo Gervasi: “Ma voi avete altre prerogative che tra l’altro vi hanno resi i più segnalati in tutte… tutte le… come si chiamano… le guide“.

L’enfasi appare eccessiva persino per lo sviolinante collaboratore di Antonella Clerici nel celebre programma di RaiUno, peraltro vistosamente poco ferrato in materia. Ripercorre la storia del ristorante, cita gli ospiti illustri “tutti i vip di Palermo sono passati di lì“, e i prodotti a chilometro zero, le atmosfere, insomma: una celebrazione in piena regola.

Mentre il povero telespettatore maledicendosi per tanta ignoranza prova a risolvere l’enigma: “ma chi cavolo è questo Angelo Gervasi, e per quale ristorante lavora?”.

E’ presto detto.

Si tratta dello chef del ristorante diffamato da Antonella Clerici nell’Aprile del 2011 proprio durante un episodio de La Prova del Cuoco, quando l’allora avventata conduttrice disse del ristorante Charleston di Mondello, nei pressi di Palermo: “Peccato, un posto così bello, si mangia così da schifo”.

Immediata arriva la querela da parte di Maria Grazia Glorioso, titolare del locale, per “aver leso l’onore e la reputazione dei gestori del Charleston”.

Cosa inventano a quel punto la Clerici e Maria Pia Ammirati, curatrice de La prova del Cuoco, querelata pure lei, insieme ai loro avvocati?

Forse memori di una famosa recensione riparatoria (dopo che la scrittrice Camilla Baresani giudicò severamente la cotoletta del Gold di Dolce&Gabbana sul Sole 24 Ore gli stilisti ritirarono la pubblicità dal giornale, che allora il pubblicò una recensione riparatoria con un titolo tipo “Ripensandoci, avercene di cotolette così”), congegnano l’ospitata riparatoria officiata dal fedele Claudio Lippi che, e torniamo al punto di partenza, non sa più come esaltare la cucina dello chef che lavora nel ristorante diffamato.

Onore riparato, querela ritirata.

E chissenefrega se i telespettatori non sapevano che quel cuoco era lì per rimediare all’imprudenza di Antonella Clerici, s’informino, diamine.

Non è per una corretta informazione che la Rai ci chiede di pagare il canone?

[Crediti | Link: Corriere.it]