di Olga Mascolo 14 Febbraio 2014
cracco

La discussione intorno a Masterchef continua: sapete già che per Massimiliano Alajmo (chef 3 stelle Michelin), intervistato su Sette, Masterchef non s’ha da fare. Perché “La cucina è fatta di fatica, non di insulti. I talent creano illusioni e fanno danni. Si illude il pubblico dicendo ‘puoi diventare un grande cuoco, puoi guadagnare, diventare famoso, scrivere libri. Basta sconfiggere un avversario davanti a una telecamera. Mera esibizione. Si fa passare l’idea che la cucina sia così’”.

Alajmo si lamenta che in televisione la cucina appare come un posto bruttissimo, di follia, in cui lo chef getta piatti nel lavello, strepita, fa rumore, semplifica.

Ma non esiste solo Alajmo. Vi abbiamo detto che è d’accordo con lui Pier Giorgio Parini, chef stellato del Povero Diavolo di Torriana, solitamente di poche parole ma questa volta convintissimo nel dirci che “il lavoro da chef in realtà non è poi così spettacolare come lo si riporta. E’ molto più duro”. E dunque “chi vuole fare il cuoco non deve prendere esempio da Masterchef”.

E mentre il fronte avverso al programma, improvvisamente contagiato, continua a crescere, finalmente Cracco risponde a Identità Golose, incalzato dal giornalista Paolo Marchi. Spiegando che sì, in cucina non ci si tirano i piatti. Quelli sono momenti creati per la televisione. Ma va bene così.

Il rischio è sempre lo stesso: quando si mettono in tv attività altamente specializzate, attraverso un talent o un reality, si ha bisogno dello spettacolo, di narrativa, di semplificazioni che facciano audience. E quindi Alajmo, sempre misurato nei commenti, di fondo difende l’arte e la tecnica della cucina dalle semplificazioni della divulgazione. Difende un mestiere.

Ma non può essere diversamente di così, aggiunge Cracco “se fosse un talent di camerieri, nessuno lo guarderebbe. La cucina interessa a tutti, e si va a cucinare davanti alle telecamere anche se sei un cane”. A cucinare, a piangere, a litigare, a gridare, a tirarsi i piatti, e a raccontare se stessi: davanti alle telecamere si va anche (e soprattutto) per questo.

Anche Gian Paolo Raschi del  ristorante Guido di Rimini è d’accordo con Alajmo e Parini. “Parliamo di format televisivi, che si rivolgono soprattutto a un pubblico di curiosi e cucinieri domestici. Possono quindi creare idee di semplicismo relativo, dove il lavoro del cuoco è messo in vetrina per fare audience, con copioni già stabiliti”.

Cosa sta succedendo realmente tra gli chef e Masterchef?

(Crediti | Link: Dissapore, La piazza Rimini, Corriere del Veneto, immagine: GBRLFerraresi]