di Riccardo Campaci 23 Febbraio 2015
Cuoco gay a Le Iene

La realtà supera sempre la fantasia e quando pensavamo di averle sentite tutte sugli chef italiani e bullismo in cucina, ecco che dobbiamo ricrederci. L’ultimo episodio arriva da Rimini dove, violenza, arroganza e prepotenza nell’ambiente della ristorazione hanno assunto significati tristemente nuovi e perversi.

Il protagonista della vicenda è un ragazzo impiegato in un ristorante; verso la fine di dicembre dello scorso anno il ragazzo, gay non dichiarato, sarebbe stato costretto dal cuoco del locale, suo datore di lavoro, a fare sesso con una prostituta per dimostrare la sua eterosessualità.

Il ragazzo, complice la crisi e le necessità di tenersi stretto il lavoro, alla fine ha ceduto e obbedito, ma oltre il danno la beffa, essendo poi stato licenziato pochi giorni dopo.

La vicenda ha del surreale e sembrerebbe essere la sceneggiatura per un film di Tarantino, ma dello scandalo si è parlato molto negli ultimi giorni, tanto da meritare l’attenzione di Massimo Gramellini a Che Tempo Che Fa, e de Le Iene, che si sono recate a far vista al cuoco presunto omofobo, rimediando qualche sganassone e la telecamera frantumata.

Oltre agli omosessuali questo simpatico cuoco odierebbe anche diverse tipologie di essere umani.

L’episodio è solo la punta di un iceberg di umiliazioni e soprusi fisici e psicologici che il povero ragazzo ha dovuto subire nel corso del mese in cui è stato impiegato nel locale – ovviamente pagato in nero – al termine dei quali ha trovato la forza e il coraggio di denunciare il suo aguzzino.

La presenza del bullismo nel settore della ristorazione e delle cucine è ormai assodata e ne abbiamo parlato giusto qualche mese addietro, riportando gli ultimi episodi che descrivono le cucine dei ristoranti, nascosti dalla vista dei commensali, come un retrobottega in cui i poveri garzoni ed apprendisti sono costantemente presi a calci nel deretano, ustionati con cucchiai arroventati, costretti a bere acqua calda salata, e addirittura pronti a prendersi un carrè d’agnello in testa.

Sembra di essere a naja e chiudendo gli occhi mi immagino già il Sergente Maggiore Hartman, il mitico istruttore di Full Metal Jacket, con il grembiule bianco ed un mestolo in mano, pronto ad insultare gli apprendisti e ad obbligarli a mangiare le schifezze che preparano, come se fossero tutti dei “chef Palla di Lardo” che dovrebbero limitarsi a strangolarsi da soli e subire il più possibile.

Visto quanto accaduto a Rimini, un’immagine di questo tipo può non essere poi così lontana da una realtà molto meno patinata di quanto sembra trasparire dalle puntate in TV di Masterchef o Hell’s Kitchen, dove il massimo che ti può capitare è prenderti qualche insulto da Bastianich o vedere Cracco che alza la voce con qualche strillo recitato.

Signorsìssignore! l’addestramento ai fornelli non è per le femminucce e… che vuoi che sia, un giorni ti cauterizzano il braccio con una padella rovente e il giorno dopo ti versano dell’olio bollente sulle dita.

Sono i rischi del mestiere, no?

Se c’è chi continua a non scandalizzarsi di fronte a questi episodi, forse perché cresciuto in cucina fra padelle e calci nel sedere, l’atteggiamento vede aumentare il numero di chi invece vuole combattere questi simboli di inciviltà, che nello specifico episodio del ragazzo di Rimini hanno alzato nuovamente l’asticella del degrado che può celarsi all’interno di un cucina, ben più puzzolente di quello che ci aspetterebbe di trovare anche nella peggiore delle discariche.

[Crediti | Link: Dissapore, Il Resto del Carlino, Rai, Mediaset, La Stampa]

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