di Riccardo Campaci 22 Luglio 2015
spaghetti nel cono

Mentre noialtri qui borbottiamo, sotto il cielo d’America l’adorato piatto di spaghetti finisce dentro un cono di carta e diventa to-go. Del resto direte, solo a loro, gli americani, poteva venire in mente una parodia del mangiare italiano come questa, o come gli spaghetti alla bolognese, la pizza con ketchup, il cappuccino dopo cena, giusto?

Sbagliato. L’idea l’ha avuta Emanuele Attala, riminese, cuoco e proprietario (insieme ai soci Ettore Pardossi e Giovanni Gentile) di Spaghetti Incident, aperto da poco a New York nel Lower East Side.

Il ristorante è piccolo, ha 40 coperti, i tavoli alti e il pavimento in legno, la cucina a vista. Nel menu soprattutto spaghetti, nove tipi in tutto con prezzi tra i 9 e i 12 dollari.

Spaghetti Incident, New York

Ma stavolta la vera missione di Attala, al terzo ristorante newyorkese dopo Malatesta e Malaparte, era inventare qualcosa per chi anche nella fretta non vuole rinunciare al piacere della pasta. Nasce così l’idea geniale, un esperimento, una scommessa vera, di servire gli spaghetti dentro un cono di carta, proprio come facevano gli italiani negli anni 50 durante le sagre di paese.

Mi sono ricordato che nel dopoguerra, quando ancora non esistevano piatti e posate di plastica, il cibo su strada veniva servito all’interno della carta oleata, quella usata dal macellaio per capirsi, arrotolata a forma di cono”.

Il cono è fatto di cartone a doppio strato per evitare che il condimento goccioli lordando mani e polsini; si possono scegliere 4 tipi di spaghetti (De Cecco o tre proposte di pasta fresca fatte nel ristorante con farine italiane) e nove sughi diversi (tra questi amatriciana, ragù, carbonara ma pure intemerate come il Kale Pesto, una rivisitazione del pesto alla genovese).

Spaghetti nel cono

Spaghetti nel cono

Compresi in una fascia di prezzo che va dagli 8 ai 12 dollari si trovano spaghetti alla chitarra, con mozzarella, pomodoro fresco e basilico, “tutta roba da italiani esigenti, di buona forchetta e per nulla disposti a scendere a compromessi“, chiarisce Attala, mentre i palati più esigenti possono spaziare tra gli spaghetti al salmone e asparagi, con aggiunta di capperi e salsa alla vodka e i bucatini alla trevigiana, con pancetta, pinoli, radicchio e salsa “light”.

Chi tra di voi storce il naso di fronte all’insolito ibrido tra cono gelato e i cartonati tipici della cucina da asporto all’orientale, pensando che gli americani mangerebbero immondizia, se solo fosse on the go, sappia che apprezzano persino i palati italiani, oltre al New York Times.

Per quelli di La Voce di New York, gli spaghetti portatili sono un “prodotto buono che funziona”. Funziona sì, ma solo con la pasta lunga, precisa Attala, “è una questione di geometria”.

L’ispirazione per Spaghetti Incident, il nome del locale stampato su tutti i coni-spaghetto, arriva dal disco omonimo dei Guns N’ Roses, anno 1993: poco prima dell’inizio di un concerto al leader della band Axel Roses venne sottratto un piatto di spaghetti che reclamava a gran voce.

Speriamo solo che per l’inventore degli spaghetti da mangiare per strada tra uno spostamento e l’altro a New York sia di migliore auspicio. The Spaghetti Incident è stato il disco che segnato il declino dei Guns N’ Roses, cui è seguito un silenzio discografico lungo 15 lunghi anni e lo smembramento della band.

Ma Attala non dev’essere un tipo superstizioso, visto che sta pianificando l’apertura di un food truck che vende solo spaghetti nel cono.

[Crediti | Link e immagini: QSRMagazine, Eater, New York Times, La voce di New York]