di Martina Liverani 3 Luglio 2013
cameriere, our gourmet life, sexy supper club

Una volta era pornografia, adesso food porn.

Stavo leggendo un interessante post su come diventare la cameriera di un sexy supper club (esiste davvero, si trova a San Francisco, il suo nome è Our Gourmet Life, vuoi che non ce ne sia uno anche in Italia?) e di quanto possa essere appagante e adrenalinico il mestiere di piatto da dessert umano, quando mi sono accorta della cospicua letteratura a proposito di food porn pubblicata sull’internet nelle ultime settimane.

Non parlo di ciò che fanno le cameriere di Our Gourmet Life (“Il nostro personale, memorabilmente bello, aggiunge un tocco di erotismo alla vostra esperienza culinaria. Dalla sensualità con cui serve la cena, in mini-grembiule e tacchi sexy, ai modi con cui gioca davanti a voi… aspettatevi di essere stuzzicati“) ma delle immagini di cibo assurdamente bello e del tutto irrealizzabile che vedo in giro.

Tutto questo sarà pericoloso? Si, sembra che sia pericoloso. Il food porn ci farà diventare obesi, per esempio, o diventerà un sostituto del sesso.

Ecco l’idea che mi son fatta io di cosa sia il food porn e come uscirne (sempre che lo vogliate).

camerieri, sexy supper club

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Se pensiamo alla parola pornografia in senso lato, non solo riferita a immagini di sesso ma usata riguardo la mercificazione, semplificazione e simulazione di un’esperienza per crearne il desiderio (il porno racconta un mondo in cui tutto è meglio della realtà), allora sono pornografia anche i cibi che fotografiamo e postiamo dappertutto abbelliti dai filtri che aumentano il desiderio di mangiarli.

Gabriele Pieroni su Linkiesta ha poco sobriamente definito il food porn come “presentazione visuale di un atto gastronomico studiata per amplificare a dismisura il desiderio attraverso la manipolazione dell’immagine, fino alla glorificazione dell’oggetto-cibo come sostituto di un atto sessuale”.

Quindi, Gabriele, ci stai dicendo che la fruizione di food porn è inversamente proporzionale alla quantità di sesso fatto?

Il food porn è ovunque: il web ne è tempestato ma se siete tra coloro che apprezzano quella “tangibilità” che le ricette online non possono dare (Come un numero di Playboy del 1960 o il vostro VHS preferito che risale agli anni Ottanta) sarete saziati anche dai libri e riviste di cucina.

Il food porn è nelle immagini altamente appetibili, esasperate, che aumentano il nostro desiderio di cibo, ma anche i cibi che riteniamo proibiti come quelli particolarmente grassi e calorici.

Primo passo è riconoscerlo.

Tutte le immagini di cibo sono pornografiche? O possiamo distinguere quelle che hanno un qualche valore artistico? E una volta riconosciuto come tale, come disintossicarsi dalla pornofooddipendeza?

Mi sembra inapplicabile la regola che Umberto Eco scrisse nel 1989 a proposito di come distinguere un film porno da un film, diciamo, erotico d’autore con un qualche valore artistico: ossia la regola dei tempi morti.

Se Gilberto deve prendere l’autobus e andare da A a B, si vedrà Gilberto che prende l’autobus e l’autobus che va da A a B. Questo irrita gli spettatori, perché vorrebbero che ci fossero sempre scene innominabili. Ma è una illusione. Non sosterrebbero un’ora e mezzo di scene innominabili. Quindi i tempi morti sono essenziali. Ripeto dunque. Entrate in una sala cinematografica. Se per andare da A a B i protagonisti ci mettono più di quanto desiderereste, questo significa che il film è pornografico.

Ci ho provato ma non ne sono uscita…

Chiedo a voi, come riconoscete il food porn da un food porn d’autore?

[Crediti | Link: New York Mag, Our Gourmet Life, L’Inkiesta]