di 9 Giugno 2014
Cioccolato alla marijuana

Al giorno d’oggi essere drogati di cibo è abbastanza comune. Ma cosa succede quando si arriva ad essere letteralmente fatti di cibo? E’ quello che ha voluto scoprire Maureen Dowd, fulva giornalista del New York Times, già Premio Pulitzer, durante un incontro ravvicinato con una barretta di cioccolato arricchita in fibre, sì vabbè…erba.

L’obiettivo della più indisponente editorialista americana non era stigmatizzare il problema della dipendenza da cioccolato, bensì scrivere un articolo sulla liberalizzazione della marijuana nello stato del Colorado, che sta attirando a Denver orde di turisti devoti al flippaggio. E nella migliore tradizione dei reporter americani ha deciso di assaggiarla. 

Pensavate che la marijuana si fumasse soltanto? Allora dovete aggiornavi, vecchie cariatidi hippie che non siete altro. Se Denver è troppo lontana basta fare un salto ad Amsterdam per capire quanto il commercio di alimenti contenenti cannabis sia diffuso. Biscotti, dolcetti, burro al magico infuso di THCP. Personalmente vi sconsiglio i gelati, quelli hanno un sapore veramente disgustoso.

Ma torniamo alla nostra coraggiosa assaggiatrice e alla “peggiore esperienza” della sua vita. Armata di buone intenzioni e decisa a movimentare il viaggio in Colorado, si è chiusa in una camera d’albergo dove ha ingurgitato in solitudine un’intera barretta di cioccocanna. Il risultato è stato un mistico viaggio della durata di otto ore descritto per filo e per segno.

All’inizio non sentivo nulla, ma dopo un’ora un brivido spaventoso mi ha attraversato il corpo e il cervello. Sono restata rannicchiata nel letto in uno stato allucinatorio per otto ore. Avevo sete, ma ero incapace di muovermi per prendere l’acqua. Ero paranoica, non ho risposto al cameriere del servizio in camera che ha bussato per la cena, temevo che avrebbe chiamato la polizia per farmi arrestare. Più tardi la paranoia è peggiorata, ero convinta di essere morta. Affinché l’effetto iniziasse a finire c’è voluta tutta la notte“.

Per capirsi, un effetto analogo si può ottenere soltanto con gli stupefacenti ritardi di Trenitalia.

Full immersion nella marijuana di Maureen Dowd

Scherzi a parte, per la penna accuminata della Dowd la conclusione è allora meglio il proibizionismo. Potete immaginare le polemiche di chi sostiene la cannabis libera. E l’ironia di Internet, compreso chi ha scritto appositamente per lei ironiche guide passo passo per mangiare barrette di cioccolato alla maijuana in sicurezza.

Cos’ha sbagliato la giornalista per arrivare a sperimentare le allucinazioni e, come ha scritto lei stessa, a pensare di essere morta senza prima, logicamente, esserne informata?

Innanzitutto, durante l’esperimento, non si è minimamente preoccupata di mettere i Pink Floyd come sottofondo, e questo è stato il primo grave errore.

In secondo luogo ha ecceduto di gran lunga i 5 mg di THC con cui un dilettante dovrebbe iniziare.

Non essendo riportato sulla confezione era ignara che la barretta andasse porzionata.

Trangugiandola per intero si è voluta comportare come farebbe un qualsiasi turista sprovveduto (alias perfetto idiota), ignaro dei possibili effetti e rischi dovuti all’eccesso di consumo di marijuana. Del resto anche su una bottiglia di assenzio non viene riportato di berne poco alla volta, ma questo non vuol dire che devi scolarti una bottiglia alla goccia fino a trasformarti in Campanellino.

Questa non si chiama ingenuità o ignoranza, questa è esattamente quella che Darwin definì selezione naturale e, è il caso di dirlo, non si deve fare di tutta l’erba un fascio.

[Crediti | Link: Dissapore, Corriere, Daily Meal. Illustrazione: Dubbin + Di Palma]

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