di Massimo Bernardi 3 Luglio 2012
Monini Classico, olio extravergine d'oliva

L’olio extra vergine “Classico” Monini vince il test del mensile francese 60 millions, solido e pulito perché organo dei consumatori. Bene, orgoglio titillato. Ma quale extra vergine Monini: il Classico francese o il Classico italiano? La domanda che qualunque consumatore nel pieno possesso delle sue facoltà mentali farebbe seguire a questo punto state per farla anche voi, non è così? E precisamente: Perché, ne esistono due?

Sì, è la risposta breve, stando al giornalista Attilio Barbieri, che lo ha messo nero su bianco nel suo blog.

Con una prassi quantomeno bizzarra in un settore segnato da contraffazioni di ogni tipo, specie per un marchio serio come quello umbro, Monini distribuisce in Francia olio extra vergine 100% italiano (huile d’olive d’Italie), ma in Italia un prodotto ottenuto da oli extravergini di oliva comunitari, come recita chiaramente l’etichetta.

Pertanto, la risposta completa alla domanda di cui sopra è sì, esistono due Monini Classico diversi: uno è un vero prodotto italiano e si trova in Francia, l’altro che di italiano ha soltanto nome e confezione viene venduto in Italia. Diverso il contenuto ma pure il prezzo: 9,85 euro al litro il primo, 4,29 l’altro.

Ora, forse perché fomentati dal clima agonistico degli Europei, o semplicemente ingolositi dal voto assegnato al Monini francese da 60 millions, uno strepitoso 19,5 su 20 che ha vanificato gli sforzi del costosissimo secondo classificato ( 29,30 €/litro contro 9,85 €/litro del Monini), ci siamo chiesti il motivo di tantà disparità di trattamento.

Spiegazione fornita da Monini: “Il Classico commercializzato in Italia, per le sue caratteristiche di versatilità, presenta note del fruttato particolarmente equilibrate e riteniamo possa incontrare le aspettative del consumatore italiano dal nord al sud”.

L’ho trovata una risposta tattica, di chi prova a trarsi in salvo da un’arrampicata sugli specchi.

Chissà cosa succederebbe se la scritta “ottenuto da oli extravergini di oliva comunitari” (non italiani e quindi non per forza peggiori ma quasi sicuramente sì) fosse più evidente rispetto a oggi, magari visibile nella parte anteriore della confezione come prevede un decreto sulle etichette non ancora approvato.

In attesa di saperlo, dobbiamo sopportare anche questa, l’olio comunitario premiato come extra vergine migliore d’Italia.

[Crediti | Link: Il Fatto Alimentare, Etichettopoli, immagine: Etichettopoli]