di 5 Giugno 2014
Pavè Milano

No, io mi rifiuto di scrivere l’ennesimo post su hipster, Joy Division e topinambur. Quella è, ormai, roba da matusa, che non va nemmeno tanto più di moda. La nuova i(p)steria bourgeois-bohème collettiva, il nuovo rimbambimento wannabe anticonformista ha un nuovo nome: foodster.

Il foodster è un individuo appartenente al ceto borghese o alto-borghese, odia il cibo mainstream , mangia solo prodotti “organic” e pretende hot dog pseudo-gourmet da accompagnare con bollicine e salse homemade.

Ogni tanto ha il risvoltino ai pantaloni, ma sulla barba non saprei dirvi.

La necessità viscerale del foodster di essere sempre attento e informato sul cibo (almeno in apparenza) lo trasforma ineluttabilmente in un vero cacacazz, ehm, rompiballe.

I segnali del contagio foodster sono un po’ ovunque. Il risultato è una gregge di pecoroni zombie, disposti a pagare prezzi spropositati per degli hamburger sciapi senza battere ciglio.

Alla fine chi detta ancora le regole è, guarda un po’, ancora una volta, la massa. Ed ecco che osservandola come un Grande Fratello orwelliano, possiamo usarne i gusti per dare vita al locale più miticamente foodster di tutti i tempi.

Seguite queste dritte.

Pave Milano

#CIBO.
Il mantra é: biologico, km 0, lievito madre. Ripetetelo fine alla nausea e fino a quando non vi interrogherete su chi sia veramente la vostra madre biologica e a quanti km di distanza da voi abita.

Tutto deve essere, o almeno sembrare, rigorosamente artigianale, e badate bene ad aumentare il prezzo. É pur sempre il prezzo che fa la qualità, no? Non dimenticate i piatti vegani con prodotti stagionali, per amor del cielo.

Focacce e cocktail al dry di Milano

#DRINK.
Il foodster ama tutto ciò che un tempo era considerato sfigato, lo chiama vintage, tipo le bibite una volta tanto demodé.
Tappezzate il vostro locale di sinuose bottigliette, meglio se griffate Lurisia e Baladin, of course. Affascinanti chinotti e gazzose attrarrano clienti piú di Sasha Grey con un adolescente in piena crisi ormonale.

Buttate i bicchieri, nel vostro locale userete solo vasi, vasetti e vasini. Anche se su questi ultimi ho ancora qualche perplessità.

Pave a Milano

#ARREDAMENTO.
Questo é uno degli elementi basilari, forse il piú importante. Innanzitutto chiamate il vostro locale “lo spazio” e sostituite il termine “arredamento” con “design degli interni”.

Accatastate bancali, accrocchiate vecchi mobili di dubbio gusto e sedie spaiate, strappati per pochi euro a un ingenuo rigattiere. Usate porte come tavoli e fate in modo che le tubature siano tutte RIGOROSAMENTE a vista.

Se qualcuno osa criticarvi, significa che di design e di shabby chic non ne capisce proprio nulla. Non è robaccia, sono elementi di recupero, non è sciatto, è finto sciatto. E se permettete questo fa tutta la differenza del mondo.

Lampade Pave a Milano

#ATMOSFERA.
Attenzione particolare dev’essere prestata all’illuminazione. Fate un salto in discarica o in vecchi edifici abbandonati. Lampade a braccio anni 70, ma anche semplici fili con lampadine penzolanti saranno perfette (e anche leggermente pericolose).

Carlo e Camilla in segheria menu

#NOME.
Bene, ora pensiamo a come chiamare la creatura. Il nome deve essere assolutamente senza senso, ma anche misterioso e contorto.

Tipo “Nathan Falco” o “Carlo e Camilla in segheria”. Deve suonare bene, ma non significare nulla, lasciando libera agli avventurieri ogni possibile interpretazione.

Lavagna Barrique a Roma

#COMUNICAZIONE.
I social media devono divenatre i vostri migliori amici. Instagrammate piatti, postate menu e twittate vini. Insomma, sherate t-u-t-t-o.

Avete delle lavagne? Usatele. Cancellate il piatto del giorno e sostituitelo con frasi tipo: “Keep calm and drink coffe”, “Non puoi comprare la felicità, ma un gelato sì. Che, più o meno, è la stessa cosa”.

In mancanza di fantasia anche citazioni di Madre Teresa di Calcutta andranno benissimo.

Personale del Pave di Milano

#PERSONALE.
Il personale deve essere giovane, spettinato, eccentrico e un po’ addormentato. Guai a voi se le divise sono fashion. Quella è roba da hipster. Un t-shirt in contrasto con la parananza o una salopette di jeans come grembiule andate sul sicuro.

Erba Brusca a Milano

#LOCATION.
La location perfetta dovrete ricercarla in una zona un po’ degradata, che affermerete con sicurezza essere, ovviamente, un quartiere emergente. Parlate, sempre e comunque, di imborghesimento e gentrificazione, anche se non avete la più pallida idea di quale sia il significato.

In conclusione, fingete esclusività e abboccheranno tutti.

Non dimenticate di tenete sempre una pompa per le biciclette nel retro. Si sa mai che, prima o poi, per cliente non vi capiti un caro e vecchio hipster.

PS. Per avere più chiara l’estetica di un ristorante di successo, di più, foodster, potete consultare i siti di Pavè, Dry, Biancolatte e Taglio a Milano, e se ne avesse uno quello de La Barrique di Roma.

[Fotocrediti: s’Notes, Eat Milano, Mixer Planet, Puntarella Rossa, Marangoni Cioccolato]

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