di Sara Porro 23 Ottobre 2013
Hangover

Ho compiuto trent’anni! Sono ancora giovane! Vado ai concerti! (anche se voglio sempre sedermi perché mi fanno male le ginocchia se sto in piedi a lungo). Quello che il mio corpo non fa più come un tempo, fatalmente, è riprendersi rapidamente dopo aver bevuto troppo.

Un paio di anni fa ho scoperto l’esistenza del terribile hangover di 24 ore. Ero andata a una festa di compleanno finita con me che raccontavo a ripetizione lo stesso, elaborato aneddoto riguardante il mio bassotto, e poi cercavo la mia borsa dentro casa senza trovarla, in uno stato di paranoia integrale, convinta che tutti mi stessero osservando.

La mattina dopo: risveglio all’inferno. Mal di testa spaventoso e una nausea tale da costringermi, ben 12 ore dopo, a chiamare con profonda vergogna la guardia medica (“credo di aver preso un virus…”).

Dopo un paio di incresciosi incidenti simili, ho predisposto una serie di regole cui attenermi quando bevo:

Il corpo lo sa: rispetto alla mia prima giovinezza (questa è la terza! O almeno credo) ho molta più consapevolezza di quando devo smettere di bere. Ho il bicchiere davanti, e dentro di me una voce dirà: grazie ma no grazie. Mi piace pensarla come al Fantasma dell’Hangover Futuro.

Il corpo lo sa / corollario: Ci sono circostanze che ammutoliscono il Fantasma dell’Hangover Futuro, impedendogli di dispensare i suoi saggi consigli. Se sono molto ansiosa, ad esempio, la mia capacità di bere (e di finire con la faccia nel fango) aumenta.

Bevete acqua: come gli anziani in estate: lo so che non avete sete, state già bevendo. Imponetevi comunque di bere molta acqua. Cambia radicalmente le cose, in particolare sul fronte mal di testa. Questa importante lezione di vita me l’ha insegnata un fidanzato più grande di me. Il suo altro cavallo di battaglia era: “trovati un’attività fisica che ti piace fare perché questo” (indicando con un gesto il mio personalino) “non è destinato a durare”.

Imparate a percorrere la sottile linea che separa l’ebbrezza dall’ubriacatura: questa non è facile, ma mica avete compiuto trent’anni per niente. È una di quelle cose che bisogna saper fare da adulti, come parlare con il commercialista e smettere di dare la colpa ai genitori per tutto quello che è andato storto. Tutti beviamo per la sensazione di ebbrezza, ma bisogna evitare che la situazione precipiti. La mia tecnica è, a un certo punto della serata, bere un paio di bicchieri ravvicinati. Poi basta!

Quando la chimica viene in aiuto: qualche giorno fa mi hanno spedito due lattine della bibita Outox da provare (gli uffici stampa sostengono sempre di leggere quello che scrivi. In genere mentono. Questi qui invece mi hanno profilato niente male). Funzionerebbe (cito dal comunicato) “rallentando l’assorbimento di alcol e accelerando lo smaltimento in modo del tutto naturale”. Non contiene caffeina, sa di Red Bull. Va bevuta prima di andare a dormire. Io l’ho provata dopo una serata di bagordi, la mattina dopo avevo un volo alle 6:30 da Malpensa. Quando la sveglia è suonata non mi sono svegliata, alle 5 ho spalancato gli occhi su un abisso di terrore eppure mi sentivo piuttosto bene.

Abbiate il tempo per il sonno. Sei ore sono il minimo sindacale, otto in genere vi trasformeranno nuovamente in un essere umano.