di Giorgia Cannarella 9 Settembre 2013
Cibo come droga

Confessami, o foodie, i tuoi piccoli insani segreti. Quelli che danno molto piacere e di cui ci si vergogna, passione di partenza (la mia): i biscotti scozzesi al burro salato (“Shortbread” per gli addicted).

Siccome tre indizi fanno una prova, prima controlla:

1) Non puoi più mangiare qualcosa o devi ridurne di molto il consumo. L’idea ti tormenta.

2) Di quella cosa finisci regolarmente per mangiarne più del previsto.

3) Sai di essere in fissa, ma continui a mangiarne anche quando non hai più fame.

(Mettiamoci anche che per procurartela sei disposto a tutto, persino fare mille chilometri in macchina).

Se ti sei riconosciuto dovresti ufficialmente preoccuparti.

Quando si parla di cibi che creano dipendenza viene sempre tirato in ballo questo controverso questionario. Una delle sue domande riguarda i cibi ai quali facciamo più fatica a resistere. Risultati?
Patatine,
dolci,
cioccolato,
biscotti (di me, si sta parlando di me!).

Ci sono anche pane e pasta mentre il primo posto va al gelato.

Ma al di là del questionario, e del fatto che sul banco degli imputati salgono ovviamente i soliti noti (sale, zucchero e grassi), la domanda è: si può diventare dipendenti da alcuni cibi come avviene con le droghe?

Non consumerei troppe cellule griglie per rispondere. Più che malati di  food addiction, la maggior parte di noi è semplicemente golosa.

Certo: molto, molto, molto golosa. (Se i biscotti al burro salato “sono come una droga”, la ricotta mi manda in disordine emotivo. E sorvolo su imbarazzanti racconti di lingue ustionate leccando il formaggio fuso nel microonde direttamente nel piatto).

Dimmi dunque, o foodie, e spiega bene: c’è qualcosa che titilla i tuoi istinti più voraci in modo smodato, e che gli amici giudicano “Ew strano!”, che bollano “Ew schifo!”, che glossano “Ew ma allora non ti vuoi bene”?

[Crediti | Link: Guardian, Yaleruddcenter, Dissapore]