Scuoiare un coniglio è splatter o ecofriendly? E soprattutto, quale vino abbinare?

Scuoiare un coniglio è splatter o ecofriendly? E soprattutto, quale vino abbinare?

Conoscete Jeanette Winterson? Donna inglese, sguardo severo, pensiero veloce. Scrittice e attivista LGBT, nota soprattutto per il romanzo “Scritto sul corpo”, punto di riferimento della comunità lesbica.

Ecco, resettate.

Da qualche giorno è famosa soprattutto per aver trasformato Twitter in un’arena gastro-splatter. Come? Uccidendo, scuoiando e cucinando in diretta un coniglio con sidro timo e rosmarino – ricetta molto british, per la quota informazione gastronomica corretta.

E la carriera? Quella ora è seriamente a rischio, specie se si hanno dei lettori attenti a certe tematiche e pronti a scatenare un tornado, tra accuse di crudeltà e minacce di sabotaggio dei suoi libri.

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Sintetica è sopraggiunta la motivazione: “Il coniglio ha mangiato il mio prezzemolo, io mi mangio il coniglio”.
Pare infatti che la creatura amasse scorrazzare nell’orto della Winterson, devastandono i raccolti.

La sua, dice, è stata una risposta ecofriendly al problema.

Ecofriendly?! Sì, perché la scrittrice, autrice di numerosi saggi sulle coltivazioni organiche ed ex vegetariana, ne fa una questione di politica alimentare.

Anzi, una protesta.

 

 

 

 

 

Infatti, a creare polemica non è tanto, forse, il fatto in sé, quanto lo “sbandieramento” mediatico sul social network. Il suo obiettivo è portare l’attenzione sul sistema alimentare industriale e soprattutto sull’approvvigionamento a Km 0. Ora speriamo che nelle hamburgherie milanesi non sgozzino un manzo di fronte a noi..

La logica è la seguente: perché mai dovremmo tanto sconvolgerci nel vedere un animale scuoiato e cucinato in diretta, quando questa mattanza viene praticata ogni giorno dalle industrie alimentari e per di più con animali provenienti da chissadove?

Lo conferma un altro tweet della Winterson: “No waste, no packaging, no processing, no food miles.”: nessuno spreco, confezione o lavorazione, questo coniglio è un cibo prodotto e consumato a KM 0.

Insomma, la scrittrice provoca, utilizzando la nuova frontiera della comunicazione, i social network, dove tra mille voci scandalizzate dal suo gesto, qualcuna abbocca chiedendo “ quale vino hai utilizzato?”.

Al netto della carriera letteraria della Winterson e della gastrite del suo editore la sua provocazione – per quanto cruda – mi pare efficace perché tocca un nervo scoperto dell’ipocrisia di quelli a metà tra carnivorismo dogmatico e vegetarianesimo.

Quel partito di mezzo che per via della sensibilizzazione moderna sull’argomento dice cose tipo “NOn mangio il coniglio, mi fa pena: è così carino”. E tu pensi e il pollo cos’è, stronzo?

Insomma cruenta o no la sessione twitter della Winterson mi fa chiedere: non è che stiamo eccedendo con certe attenzioni? Mentre facciamo i sindacalisti dei conigli quanto ci struggono quelle umane di morti? O parliamo davvero di una sadica killer che andrebbe processata e internata per manifesto sadismo?

Voi vi sentite più inorriditi o social-contestatori?

[Crediti | Link: Guardian, Immagine: Daily Telegraph]