di Carlotta Girola 15 Ottobre 2015
frigorifero massimo bottura

Caro chef, oggi facciamo un gioco: spalanca l’anta del tuo frigo e facci ficcare il naso al mitico coinquilino dell’Erasmus, quello che lasciava lo yogurt aperto per settimane, ma ti faceva il mazzo per un po’ di muffa sui pomodori. Da questo colpo d’occhio, caro il mio chef stellatissimo che pontifichi su spreco e eccellenza dei prodotti locali facendomi sentire una poverina (di quelle che comprano le sottilette senza vergogna), il coinquilino alzerà il suo ditino e, sì: ti giudicherà.

Sfruttando l’onda lunga del vojeurismo in salsa foodporn, qualcuno ha davvero messo il naso nel frigorifero di 40 tra i più gettonati chef d’Europa ricavandone un libro. Cioè, non proprio qualcuno ma Taschen, che nella mia libreria fino ad oggi andava a comporre la sezione di temi alti come Caravaggio e Francis Bacon.

Ora che i tempi sono cambiati e ci siamo fatti tutti prendere dall’era del foodoligism, dalla natura morta su tela siamo passati alla natura semi-viva refrigerata: un modo come un altro (solo più contemporaneo) di scoprire gli scheletri nell’armadio, o per meglio intenderci “i broccoli fuori stagione nel frigorifero” che poi sono la stessa cosa.

Se a noi comuni mortali è concesso qualche scivolone da dispensa, cosa siete disposti a perdonare alle nuove icone della cucina, cheffoni superstar che siamo abituati a immaginare ammantati da nuvole di pepe di Sichuan e con dotazione di serie di tonni interi che ti guardano dalla finestrella della cucina?

Vi dico una cosa: quegli chef che si vedono in tv e che tanto abbiamo elevato a rango di esseri superiori sono umani.

Avranno anche le stelle Michelin che escono dalle orecchie, ma qualche schifezza la comprano anche loro e, udite udite, se la mangiano. Oppure fanno qualche errorino da principianti.

IL FRIGO DI MASSIMO BOTTURA 

Bottura frigo

Fila in alto da sinistra: pomodori secchi; peperoni gialli marinati; alici marinate; mostarda di mele fatta in casa; mostarda di mele e caffè; marmellata d’arance di Sicilia fatta in casa; marmellata di pompelmo rosa; marmellata di limone; mosto d’uva cotto.

Seconda fila da sinistra: colatura d’alici; acciughe sotto sale; marmellata di amarene fatta in casa; yogurt alla ciliegia; Activia yogurt; olio di sesamo di Taiwan; mirin; succo di yuzu; cipolline sott’aceto; cipolle di Calabria sott’aceto. Mi pare di scorgere anche un po’ di bottarga, ma potrei sbagliarmi. 

Terza fila da sinistra: Parmigiano Reggiano (eccolo, tranquilli: se non ci fosse stato avremmo sentito gridare allo scandalo fino all’Australia); pomodori ciliegini; acqua in bottiglia.

Quarta fila da sinistra: formaggio (voi capite quale sia? Ci ho provato in tutti i modi, ma non ci riesco); prosciutto crudo di Parma 30 mesi; acqua frizzante.

Cassetti vegetali: limoni, prugne, peperoni rossi, patate, pesche noci, melone e finocchi.

COSA DIREBBE IL COINQUILINO DELL’ERASMUS?

“Ma dico io, Massimo, ma le patate in frigo?
E poi scusa: o le pesche o i finocchi sono fuori stagione, eddai!
E poi che fai? Invece di studiare passi la giornata a fare marmellate in casa?
E la storia dei produttori del Parmigiano vale solo per il formaggio e facciamo gli gnorri sullo yogurt? Vedo bene, è un Müller? Ma non lo sai che ce ne sono di più buoni al super?

E poi te l’ho già detto che per l’intestino pigro, invece che quelle schifezze dell’Activia ti devi bere un bicchiere di acqua calda la mattina.”

Potete giocarci anche voi: potete addirittura fare i saccentelli con il frigo della mitica Annie Feolde dell’Enoteca Pinchiorri, dalla quale mi aspetterei un rigoroso frigorifero pre-rivoluzione francese. Questo se volete restare in Italia.

frigorifero di Magnus Nilsson

Frigorifero di Magnus Nilssen

Ma se vi piacciono gli chef esteri vi consiglio di leggere le etichette dei preziosi Ketchup che ritroverete o continuare col gioco delle verdure di o fuori stagione.

[Crediti | Link: Bon Appetit, Dissapore. Immagini: Daily Mail]