di Giorgia Cannarella 25 Novembre 2013
pane vuoto

Forza panino (cit.). Difendiamolo dai barbari e dagli adoratori del rapido, sciatto e irricevibile. Perché io ho visto cose che voi umani… Per esempio ho visto panini mollicci, o tanto secchi da sbriciolarsi al solo sguardo. Ho visto salse tonnate rifiutate durante la Seconda guerra mondiale, fette di spalla che si spacciavano per prosciutto, fontine, caprini e scatole di tonno dallo sguardo depresso. E ho visto funghi e carciofini galleggiare nell’olio della Lambretta di mio nonno.

Il panino è una cosa importante, diamine! Non è una pausa pranzo da liquidare in pochi, distratti morsi, o un “In mancanza di meglio”. È una scienza esatta, che come tale richiede una precisa cognizione di ciò che ci vogliamo – e, soprattutto, non ci vogliamo – dentro.

Partiamo dal nemico n°1: la rucola. Un trauma risalente all’infanzia, e alle prime piadine sbocconcellate in qualche ridente lido romagnolo. La piadina calda nelle mani, l’odore – ah, quell’odore! – che mi punge le narici, lo squacquerone che inumidisce la carta. Pregusto la goduria, azzardo il primo, trepidante morso … ed eccola, lei è lì, pronta a rovinarmi la festa. Il sapore amarognolo della rucola la rende l’unica verdura a me invisa. Negli anni Ottanta e Novanta ci abbiamo abbondantemente dato dentro, possiamo tranquillamente farne a meno per qualche decennio.

Subito sotto nella mia classifica degli orrori panineschi sta un altro residuato bellico, ancora presente nei Bar Sport di mezza Italia: LA COTOLETTA. Perché mai dovrei mangiare un panino con la cotoletta? Qual è l’oscura ragione che spinge le persone a morire soffocati e slogarsi la mandibola mandando giù questo mappazzone di inaudita asciuttezza? Ditemelo voi, ché io non capisco.

Passando alle salse, invece. Maionese e ketchup sono buoni sulle patatine fritte, sono buoni con i würstel (in mancanza di senape decente, ovviamente), sono buoni con il pollo fritto. Ma non – e dico NON – sono buoni dentro un panino. Il ketchup rende la mollica una poltiglia dolciastra e la maionese fa tanto buffet aziendale – sì, tramezzini al tonno, sto parlando di voi. Posso concedere una piccola deroga per l’hamburger, ma solo per gente poco fantasiosa, incapace di trovare valide alternative.

Poi, ecco un po’ di sano campanilismo. Nel mio panino, nella mia dispensa e in generale nella mia casa il burro d’arachidi non entrerà mai. Dannati americani, non mi avrete!. Ne aborro il sapore dolciastro, il colorito marroncino (no dico, come fai a spalmarci un panino e avere ancora voglia di mangiarlo?), l’odore nauseabondo. Se devo mangiare qualcosa che ha 590 calorie per etto, conosco decine di valide alternative.

Altra ignominia straniera, quella roba che con il nome di Vegemite fa impazzire gli australiani e con quello di Marmite i britannici. Come facciano esseri umani senzienti a mangiare questa crema salata, a base di estratto di lievito di birra, rimane tuttora un mistero per me, molto più complesso da redimere, rispetto a tutta la questione del Bosone di Higgs.

Infine, confesso un mio piccolo, personalissimo peccato: il panino burro e marmellata. Non nel senso che ne mangio quantità smodate, nel senso che non ne mangio proprio. Lo trovo un abbinamento drammaticamente sopravvalutato, un pleonasmo glicemico che nuoce sia al burro che alla marmellata. So che per la maggior parte di voi è un comfort food che ha lo stesso effetto di una madeleine proustiana, ma non mi distoglierete mai dall’idea che, dato un buon burro X e un’ottima marmellata Y, un panino XY sia migliore di un panino con X seguito da un panino con Y. OK, mi sono capita solo io…

E non affronterò, in questa sede, il capitolo il pane. Che non è solo un trascurabile comprimario della farcitura, e da solo può decretare il successo o l’insuccesso di un panino. Sono tanti i pani di cui non tollero nemmeno la vista, e complessi i criteri con cui giudicarli, dal sapore al coefficiente di croccantezza e morbidezza. Tanto per citarne uno, non ho mai assaggiato un panino all’olio che mi soddisfacesse.

Bene, mi sono sfogata. Che ne pensate, ora, di unirvi a me dichiarando i vostri peccati e mostrandovi pronti alla redenzione, attraverso una blacklist del peggio che si può inserire tra due fette di pane. Attendo con trepidazione.

[Crediti | Immagine: Panetrv]