di Adriano Aiello 29 Aprile 2014
Sentito di sfuggita, Eataly

Nel corso degli anni abbiamo detto che Eataly è il super-mega-iper-mecato imponente, invadente, costoso, ambizioso, godereccio, politicamente trasversale, finto slow e bla bla bla. Ma non abbiamo mai detto cosa dice la gente dentro Eataly. Ecco se fate attenzione rischiate di ascoltare deliri del genere.

— “Pupa, mentre faccio la fila per il pesce, vai al banco dei formaggi e ricordati di prendere il parmigiano per tutte e due le case”

— “Se non mi ricordo io di quel povero cagnolino: gli ho comprato mezzo chilo di controfiletto dal macellaio”.

— “Ale, ho preso la farina del Mulino Marino, il lievito e la treccia per fare la pizza di Bonci. Mi dici quale pomodoro usa LUI così lo compro?”

— “Scusi sa dove posso trovare le alici di Cetana. Ops, Cetara, scusi!”

— “Amore, ho comprato il fritto di Pasquale Torrente, ma da portare via perché tra poco arriva la squadra per la manutenzione delle siepi”.

Come dite? Non si origliano le conversazione delle persone durante il sacro rito della spesa? Secondo me siete male informati. Da pochi giorni questa è l’attività preferita di Overheard in Waitrose, geniale pagina Facebook inglese che affonda con arguzia il dito nella piaga del fanatismo gastronomico, pubblicando pillole di conversazioni come:

— “Tesoro, prendi le olive Kalamata, non le Halkidiki. Davvero, ci serve il Châteauneuf-du-Pape, non il Lambrusco!”

— “Quentin, trova una torta che posso spacciare per fatta in casa”.

— “Capisci che sei da Waitrose dall’essenzialità delle brioche”.

— “Non abbiamo già un misuratore della temperatura del vino, caro?”

Ora, non pensavate mica che la posa edonista e snob mentre si riempie il carrello sia una tara solo italiana? Nemmeno è nata la pagina che si è già beccata gli articoli su HuffingtonPost, BuzzFeed e soprattutto ha raggiunto 223.000 mi piace in breve tempo.

Noi, però non potevamo stare a guardare e vogliamo rispondere chiamando in causa la ricca antropologia gastronomica italiana aprendo la pagina SpyFood. Però vogliamo essere più democratici: ci interessano tutti i supermercati, tutti i tipi umani e soprattutto vogliamo fotografare la spesa nei carrelli. Perché è lì che si annidano le abitudini più virtuose, pragmatiche, gastrosnob o lisergiche che siano.

Non so se conquisteremo migliaia di lettori al giorno, ma se il buongiorno si vede dal mattino i primi stalkeraggi racchiudono gemme del genere.

— “Tesoro, hanno un bel sarago da 1,5 kg e dicono che è pescato. Pensi che mentano?”
Complottista all’IperCoop

— “Giovanni ci sono gli asparagi in sconto del 40%. Ne prendo 10 pacchi?”
Donna accumulatrice all’Esselunga

— “Amore, faccio tardi sono andata in centro a compare la farina di quinoa”.
Mamma bio a Natura Sì

— “Cercavo un bianco senza solfiti, ma qui la situazione è imbarazzantemente mainstream”.
Hipster al Todis

— “Sì, adesso sono allo scaffale che cerco la farina con LA FORZA!”
Yoda al Despar (ma ci piace pensare che il segnalatore se la sia inventata!)

Insomma, siete pronti a spiare per noi, o a confessare le vostre più malsane esternazione da supermercato? Astenersi (ovviamente) esegeti della privacy e del politicamente corretto.