di Carlotta Girola 7 Luglio 2015
cracco, convento, annunziata, abbiategrasso

Alla fine non ho resistito e sono dovuta andare a vedere come funziona il nuovo quartier generale del Cracco nazionale, all’ex Convento dell’Annunziata di Abbiategrasso. – IstantaneaE’ domenica e ci sono 35 gradi all’ombra, il chiostro assolato è pieno di gourmet dai 2 ai 70 anni che si tamponano il sudore e restano in trepidante (ma rallentata dalla digestione) attesa del vip. Nel frattempo impazza il freak, con musica nepalese in sottofondo e profumo di spezie nell’aria.

Ne avevamo già parlato quando è esplosa la bomba del comodato d’uso gratuito concesso secondo requisiti “sartoriali” cuciti proprio sulle misure dello chef vicentino. Se n’è discusso due giorni, poi tutto in cantina, con Expo che va avanti dritta per la sua strada, e l’Associazione Maestro Martino (che gestisce la struttura e di cui Cracco è presidente) che è partita in tromba con il programma gastronomico estivo.

Funziona così: la giornata è “Embrace Nepal – Chefs for Charity” e il filo rosso è la raccolta fondi per il Nepal. Non si presenta sempre, ma oggi Cracco, udite udite, ci sarà. Arrivo all’ex-Convento, intelligentemente, col sole allo zenit per l’ora di pranzo. L’ingresso si paga 10 euro (devolute ad Apeiron, onlus che dal 1996 opera in Nepal), ma vale solo per oggi visto che in generale l’ingresso è gratuito. A pranzo la gente trova posto sui (pochi) tavoli a disposizione, ma si può mangiare anche in maniera informale seduti tra le colonne del chiostro.

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Si vede subito: l’ex-Convento è di una bellezza notevole. Il cortile in mezzo al chiostro, il refettorio, le tante sale a disposizione: un gioiello, qualcosa che avevo immaginato dalle fotografie, ma che dal vivo è davvero bellissimo. Ovunque campeggia il faccione di Cracco, quasi avesse colonizzato gli spazi in vista della tanto discussa accademia di cucina che dovrebbe nascere proprio qui. D’altra parte Mr MasterChef è entrato ormai nel ruolo di mentore dei giovani talenti gastronomici, e nella cucina dell’Annunziata passano solo nomi di chef che stanno tentando la scalata nell’Olimpo.

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Oggi, ad esempio, per pranzo ci sono piatti di Luigi Taglienti, Sara Preceruti (miglior Chef donna del 2013) e poi la grande cena di beneficenza con Cracco, Taglienti, Preceruti e Besuschio. Chi sceglie di passare qui la giornata ha garantiti dei piatti firmati a prezzi decisamente abbordabili, preparati con prodotti di aziende locali.

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Ad esempio: oggi la Preceruti ha cucinato il cannolo salato ripieno di ricotta, bresaola d’asino disidratata, germogli di soia e spuma di cetrioli (6 euro), oppure il risotto con verde di zucchine mantecato alla crescenza, olio all’ortica, chips di patate viola e polvere di lampone (8 euro). Non è che sia proprio adatto alla giornata estiva, e comunque è pure un po’ scotto.

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Splendido splendente, pure coi 40 gradi della cucina, Luigi Taglienti propone il piatto più interessante della giornata: zucchina, susine e gorgonzola. Non sbaglia un colpo, e non sembra nemmeno in difficoltà: col capello impomatato e il sorriso sornione pare uscito più da una puntata di Beautiful che da una cucina torrida. Sorriso al pubblico e piatto appena tiepido: il tutto per 7 euro, anche se la porzione è simile a quella di un antipasto. Ma i foodies disseminati negli angoli ombrosi del chiostro sembrano gradire.

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E poi c’è il piatto a tema, cucinato dallo chef Nabin Giri: daal nepalese a soli 5 euro. Mi perdonerete se non ho avuto il coraggio di assaggiare anche questo, ma ho preferito attaccarmi al collo di una bottiglia d’acqua (mezzo litro a 1,50 euro, eddai allora siamo proprio in un posto “easy”).

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Nel frattempo di Cracco neanche l’ombra, se non sul totem delle patatine che ovunque tu vada continua a fissarti, da qualsiasi angolazione come quel Cristo in croce che ho visto in Umbria. Si diffonde la notizia che sì, ci sarà, ma non prima delle 17, orario in cui è fissato il bagno di bagno di folla con annessa presentazione del libro del suddetto divino chef.

Tanto vale perdere del tempo: in refettorio c’è il consueto “caffè con lo chef”.

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Chi ha cucinato per la truppa, dopo pranzo, intrattiene il pubblico in maniera orizzontale, che significa anche spalmati sul tavolo di legno sudando l’impossibile dopo un espresso e con dei gastrofighetti che riempiono di domande (nemmeno troppo interessanti) lo chef di turno. Oggi al tavolo c’è la Preceruti che racconta di quella volta che le hanno detto “questo piatto è un aborto”. Non saprete mai come è andata a finire.

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Poi salgo al piano di sopra e visito la mostra “Gli Ambasciatori del Gusto” curata da (aridaje) Carlo Cracco e il fotografo Giovanni Gastel, dodici chef per dodici scatti d’autore. L’accademia di cucina dovrebbe nascere proprio qui, dove ora gli spazi sono riempiti da padelle penzolanti e belle foto che ritraggono i discepoli emergenti del Maestro Cracco.

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Di sotto, intanto, inizia la lezione di cucina ayurvedica: si parla di chutney. Il modo è un po’ sonnacchioso, e dopo l’introduzione dello chef in stile guru (durata quei trascurabili 28 minuti) gli allievi danno i primi segnali di impazienza. E’ che bisogna prendere tutto con instancabile ottimismo e positività, anche se Cose imparate durante la partecipazione alla lezione: lo chef dice che “se si cucina arrabbiati il cibo è velenoso”. Chissà cosa avrebbe da dire se entrasse in una cucina di un ristorante qualsiasi nel momento caldo della serata.

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E poi, come un raggio di sole, arriva Cracco. Si dice che ieri abbia affrontato un piccolo intervento odontoiatrico, ma lui è bello come il sole e non ha nessuna guancia da criceto con scorte di noccioline. L’Annunziata si scatena: parte la carovana con interviste, dediche sui libri, selfie, facce adoranti. Scopro che c’è addirittura chi è arrivato apposta da Palermo: Cracco dispensa sorrisi e pare rassegnato alla dura vita da star. 

Mi sono concesse anche un paio di domande, naturalmente non troppo argute dato che sono sudata peggio che se avessi fatto la maratona. La prima e quella di chi vado più fiera è “chi vince la nuova edizione di MasterChef?“. Risposta: “Se vuoi te lo dico, insomma dai è il segreto di pulcinella. In realtà stiamo ancora girando, ora non lo sappiamo ancora, ma poi saranno in 150 persone a conoscere il nome del vincitore.”

Poi mi racconta di un nuovo progetto umanitario con IFAD, un’agenzia dell’ONU che si occupa dei cambiamenti climatici. A sostegno dei territori dove questo fenomeno è diventato invadente, stanno girando alcuni video di sensibilizzazione e che raccontano di esempi virtuosi di lotta al cambiamento climatico. Ad esempio, da poco sono tornati dal Marocco dove Cracco ha scelto una famiglia e ha cucinato con loro un agnello label rouge, a detta sua, incredibilmente buono. E’mansueto e pacato come un agnellino, e racconta tutto il suo nuovo progetto con tanti particolari e sentita partecipazione.

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Quindi, dopo essermi fatta cariare un po’ i denti dal santo-Cracco chef delle onlus, gli chiedo di dire la sua sul comodato d’uso gratuito. La risposta, manco a dirlo, è picche. Letteralmente: “Sui progetti parliamo quanto vuoi, ma alle domande politiche io non rispondo, e questa è una domanda politica”. Chiuso, tuo per sempre: il senso è questo.

Insomma, non sono riuscita a spillare a Cracco nessuna dichiarazione al vetriolo, nulla di fatto, ma la giornata è stata comunque proficua. L’ex-Convento dell’Annunziata è il quartier generale foodie per eccellenza: potete testare, fare, parlare di cibo per tutto il giorno. Una sorta di abbuffata (a buon mercato) di quello schieramento di gastrofighetti un po’ vip a metà tra tv e cucina.

(Crediti: foto di Carlo Fico – Carlotta Girola)