di Prisca Sacchetti 21 Maggio 2014
Cracco, patatine, cartellone pubblicitario

Ne abbiamo parlato come il punto di non ritorno. E non una volta sola. Ma ieri è bastato rilanciare sulla pagina Facebook di Dissapore la foto di un cartellone pubblicitario griffato con il proverbiale miscuglio di ironia, affetto e ostilità noto come disincanto romano per scatenare la mattanza social. Retweet, centinaia di Mi piace e altrettante condivisioni segnalano che la ferita è ancora aperta. Ai voltafaccia degli chef non ci si abitua facilmente, e ripensando al Cracco di un tempo, quello che per fare il figo usava lo scalogno, i nostri lettori masticano amaro.

Tutti tutti? Non proprio.

Sì, ovvio, il commento che riassume meglio l’opinione generale è questo:

Certo che tra Cracco e la San Carlo non so chi ne esce peggio da questa operazione! Perché se è vero che, nel bene o nel male, è importante che se ne parli, temo che in questo caso non se ne parli proprio, le immagini sono sufficienti a coprire tutti di ridicolo“.

 Pure questo non scherza:

Gliel’hanno servita su un piatto d’argento ai romani… anzi, su una patatina“.

(Beninteso, il nostro preferito resta “eauhueahaeuhaeuhaeuhaeuhaeuhaeuhaeuhaeuaeh“).

Cracco - Segheria- Patatine San CarloCracco - Patatine San Carlo - ricetta

Tuttavia c’è anche chi non è d’accordo con il comune sentire. Leggete qui:

Al di la delle scelte personali e dei ritorni economici, Cracco rimane uno degli chef italiani piu talentuosi degli ultimi vent’anni. In Francia ho visto un certo Joël Robuchon (chef di grande prestigio, ndr) firmare piatti pronti venduti a meno di due euro nei peggiori supermercati, roba molto peggiore rispetto alle patatine San Carlo. Ma certo non è stato uno scandalo come per Cracco in Italia“.

Non basta. Ecco un altro punto di vista interessante.

Concordo, almeno in parte. Le scelte personali di uno chef che sa vendere la sua immagine non si discutono se non si è invidiosi. Per un pezzetto di popolarità che ha Cracco certa gente si venderebbe la madre, quindi silenzio.

È molto più scandaloso che ci siano testate giornalistiche anche di settore che arrivano a dare una valenza reale a questa iniziativa che è solo pubblicitaria, ci sono media che davvero vorrebbero dimostrare che la patatina san carlo é una cosa da gourmet. Questo è lo scandalo.

Cracco puo fare quello che vuole, sono gli addetti ai lavori che ne devono trarre le somme e fare il loro lavoro. Detto ciò lo chef rimane un grande professionista e in molti gli possono solo affilare i coltelli, quindi ripeto, silenzio.

Se poi vogliamo dire che un grande chef non dovrebbe pubblicizzare prodotti di questo tipo che al contrario rappresentano la mediocrità, c’è da dire che la gente mangia al Lidl contenta, anche se si vede tutte le puntate di Masterchef, quindi non è certo Cracco a dover fare il Messia, è tutto il mondo ristorazione che deve rendersi più capace di comunicare un messaggio“.

Diamine, ognuno fa quello che vuole della sua carriera, ci mancherebbe.

Ma allora siamo noi, che come l’anonimo romano moderno Pasquino temiamo un grave processo di decadimento delle facoltà intellettive di Cracco, a essere fuori rotta?

[crediti | Link: dissapore, Facebook, immagine via Glocal.mo]