di Adriano Aiello 16 Gennaio 2014
Sto facendo la dieta

Non vado matto per il conformismo. E per le diete. Figurarsi per quelle post-festività natalizie: fanno quasi trasferta Roma-Ostia in una domenica di luglio. Il punto è che, al netto di qualche fallimentare tentativo di autocontrollo da abusi alimentari e alcolici, la mia vita continuerà a essere essenzialmente dieta-free. Per chiara e ineluttabile incapacità personale a regolarmi.

Sono quel tipo di persona che se deve stare lontano da un alimento gradito, anche per motivi di salute, semplicemente non lo fa. Con diversi gradi di senso di colpa. E questo nonostante lo scavallamento dei 30 abbia portato in dote un nuovo peso forma maggiormente peso e minormente forma. L’assenza di attività sportiva getta poi la definitiva pietra tombale sul mio stile di vita diversamente salutista.

Vi sto annoiando? È legittimo. Tanto che mi scuso se uso Dissapore come diario personale (i più indulgenti ci potranno vedere un post sulle diete e il loro rigore), ma ho dato molto alla causa e come restituzione ho chiesto di utilizzare il mezzo come incentivo per non sbracare subito nel mio tentativo di rimettermi da un periodo natalizio devastante. Insomma da martedì 7 gennaio sto sperimentando un po’ di rigore alimentare.

Parlo di rigore perché ovviamente questa non è una dieta. Non sono un medico, non ne ho consultato uno. Mi sono solo autosomministrato una regolata. Velleitaria, arbitraria. Ma veritiera. Questo il resoconto, con ovvio rigetto di ogni seriosità.

Martedì 7 gennaio

— Sveglia ore 6.45, molte domande esistenziali prive di risposta

— Colazione: tè con biscotti secchi (insulsi, ma biologici!)
% di salutismo 65; % di piacere 10; % di trasgressione 2; % di tristezza/misantropismo 45; % di sazietà 30%

— Stoppino placafame ore 10.30: yogurt agli agrumi

— Pranzo: insalata con lattughino, finocchi (2) e sgombro sott’olio (125gr). Con focaccia bianca d’accompagnamento
% di salutismo 75; % di piacere 30; % di trasgressione 45 % (quasi totalmente a causa della focaccia); % di tristezza/misantropismo 30

— Stoppino placafame ore 17.30 : quel che è rimasto della focaccia. Sto sbagliando, da domani la elimino.

— Cena: Sushi-Sashimi-Maki take away di qualità accettabile
Salutismo 45 % (la salsa tonnata bastardamente inserita nei maki all’avocado devasta la % potenziale che era di 75); Piacere 40%; Trasgressione 35%; Tristezza/Misantropismo 25; Sazietà 80%

Mercoledì 8 gennaio

— Sveglia ore 7.30, i piccoli vantaggi della figlia ammalata

— Colazione: tè messo in ebollizione mai bevuto; 6 fette biscottate integrali con velo di marmellata di albicocca
Salutismo 85 %; Piacere 50%; Trasgressione 2%; Tristezza/Misantropismo 45%; Sazietà 15%

— Stoppino placafame ore 10.30-12.55 una mela mi guarda. Abbasso la testa e non ricambio. Poi la azzanno con indifferenza.

— Pranzo: Vellutata di patate, con verdure e grani
Salutismo 90 %;  Piacere 30%; Trasgressione 0%; Tristezza/Misantropismo 75; Sazietà 11%

— Ore 17.00 teorizzo l’abuso di caffè come diversivo. Teoria scientificamente fallace ma empiricamente valida: la sensazione di “sporco”in bocca allontana i desideri.

— Ore 19.00 sgranocchio leggiadro tre grissini di grano saraceno in metropolitana. Non mi riconosco nel mondo circostante.

— Cena: filetto di merluzzo (di dubbia qualità) in tegame con olio e salsa di limone. Contorno di spinaci.

— Salutismo 90 %;  Piacere 10%; Trasgressione 2%; Tristezza/Misantropismo 80%; Sazietà 35%

— Post-cena: yogurt pesca e mango biologico in compagnia dell’ultima puntata di House of Cards. Al bello seguirà il brutto: il pilota di Intelligence, serie di profonda inutilità. Voglia di Nebbiolo, in qualsiasi declinazione.

Giovedì 9 gennaio

— Sveglia ore 7.30 (bello, potrei abituarmici), piacevole sensazione di leggerezza e assenza di acidità. Iniziano le prime allucinazioni olfattive: in macchina sentirò insistentemente l’odore del salame.

— Colazione: yogurt greco con 1 cucchiaino di miele. Mia figlia più piccola mi guarda con aria golosa. Non ne condivido l’entusiasmo. Non glielo porgo perché il miele è l’unica esclusione al suo autosvezzamento (i pizzoccheri e la polenta taragna però li ingurgita…). Butto giù a fatica. L’assenza di cibo solido non è stata una grande idea.

— Pranzo: insalata con filetto di sgombro sott’olio. Troppo.
Salutismo 65%; Piacere 40%; Trasgressione 25 %; Tristezza/misantropismo 50%; Sazietà 95%

— Tiro fino a cena dove mi pappo un abbondante riso basmati con zucchine, carote e finocchi saltati che mi lascia così privo di entusiasmo da non avere nemmeno voglia di sfogarmi con le percentuali.

— Ore 23: trasgredisco con due minuscoli pezzi di cioccolata che non mi danno grande sollievo gustativo.

Venerdì 10 gennaio

— Nottata/mattinata concitata

— Pranzo in trattoria pericolosissimo. Scorro i menù, vacillo e poi ordino orgogliosamente zuppa di verdura (purtroppo con elevata presenza di olio) e bresaola con rucola e limone che credo di non avere mai preso in un ristorante. La presenza del celebre vinello sfuso lombardo, da me ribattezzato Raccapriccio, mi aiuta nel prosegue la settimana alcol-free

— Salutismo 60 %; Piacere 40%; Trasgressione 30%; Tristezza/Misantropismo 50%; Sazietà 85%

— Cena: pescespada in padella con contorno di spinaci. Sono triste. Non percentualizzo.

Sabato 11 gennaio

— Sveglia ore 9, gentilmente offerta dalla compagna. Colazione standard.

— Pranzo: la pasta, sì la pasta. Non esageriamo con il detox insomma. Daje di mezze maniche (un etto) alle cime di rapa. La coscienza mi fa mettere meno olio e alici della mia media standard e il risultato ne risente. Discrete, niente più.

— Salutismo 65 %;  Piacere 55%; Trasgressione  30%; Tristezza/Misantropismo 15%; Sazietà 80%

— Nel pomeriggio soffro. Molto.

— Cena: scatta l’hamburger casalingo per sopperire alla logistica e ai tempi stretti. Mentre la griglia infiamma il manzo per la consorte e la figlia più grande, ne progetto uno semisalutista dall’ottimo risultato: 2 petti di pollo grigliati stesi su un letto di lattuga e pomodori e un cucchiaino di senape.

— Salutismo 70 %;  Piacere 70%; Trasgressione  30%; Tristezza/Misantropismo 30 %; Sazietà 75%.

Domenica 12 gennaio

— Salto una vera e propria colazione, tiro avanti a lungo con frutta secca e cracker integrali, faccio la maratona a piedi con la prole al seguito. Diamine, mi merito una birra: prima trasgressione alcolica. Il semidigiuno fino alle 15 si paga quando impatto una crepe salata con speck, funghi e formaggio. Non me la posso permettere e la punizione divina prende corpo: immaginabile, fredda e con ingredienti raccapriccianti. Me lo sono meritato.

— Cena: minestrone di verdura, anticipato da un trancetto di tonno al naturale ingerito come quota antiisterismo

— Salutismo 90 %;  Piacere 10%; Trasgressione  5%; Tristezza/Misantropismo 80%; Sazietà 65%

Lunedì 13 gennaio 

— L’ultimo giorno, nonostante sia il temporalmente più vicino, l’ho rimosso nei particolari dalla mia memoria (negli altri giorni ho preso appunti) e mi pare anche di avere documentato a sufficienza. Ho mantenuto il controllo fino a sera dove ho mangiato una fresella ai pomodori secchi e un pezzo di focaccia. E ho brindato alla fine del martirio con Touraine Blanc “Thésée” 2010, un Sauvignon Blanc che vi fa dimenticare tutti i Sauvignon Blanc italiani.

Insomma, come vi sembra questa dieta improvvisata? Ho sbagliato tutto? O sono stato saggio e discretamente rigoroso nell’autoregolamentazione? Seppellitemi di sentenze definitive. La prima ve la suggerisco io, così possiamo andare avanti: “Questo post è autoreferenziale! Quale interesse giornalistico ha quello che mangia Adriano Aiello”.