di Carlotta Girola 14 Giugno 2015

Potevo forse tirarmi indietro dalla tre giorni milanese di tatuaggi, barbershop, musica dal vivo e soprattutto degustazioni di rum, aperitivi, bbq e street food? La risposta la conoscete già, ma quello che ancora non vi ho detto è che, con la “scusa” del rum a momenti rischio di tornare a casa tatuata dalla seconda edizione dei Days of the district.

Ricapitoliamo. Venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 Giugno, Cavalcavia Bussa, nel cuore della nuova Milano. Proprio all’ombra del grattacielo Unicredit, dove pullulano risvoltini imbarazzanti da hipster della madunina, quelli di Sailor Jerry (il rum ispirato alla figura “so cool” del tatuatore vecchio stampo Norman “Sailor Jerry” Collins) hanno piantato le tende fino a oggi.

Anzi, per la precisione, ci hanno portato gli immancabili food truck, un bancone bar monotematico, qualche bancarella, una postazione da barbiere e persino una roulotte dove ci si può tatuare. In tutto questo, il filo conduttore del week end alcolico è naturalmente il rum, nel bicchiere e nel piatto.

Days of the district, Milano

Days of the district, Milano

Days of the district, Milano

Capiamoci: io tutta questa mania recente per il Gin non la capisco, il rum mi è sembrato da sempre molto più rock’n’roll, oltre a piacermi notevolmente di più. Tuttavia non posso certo dirmi esperta, quindi per cominciare bene mi sono affidata a chi ne sa più di me: Louis Lewis Smith è la faccia di Sailor Jerry in giro per il mondo.

Bartender al Milk&Honey di Londra, nonché musicista (ha lavorato, per dire, coi Massive Attack), sulla roulotte deputata ai tatuaggi, ci ha raccontato la storia di Norman Collins, l’ispiratore del marchio, e tantissime altre cose.

Peccato che poi è arrivato il primo giro di cocktail, aggiungici che Louis ha degli occhi bellissimi e quindi non vi racconterò tutto quello ha detto. Vi basti sapere che c’è un film che racconta la storia e la filosofia di Sailor Jerry attraverso la voce di personaggi incredibili, o anche che si potrebbe mescolare un espresso, rum e liquore al caffè per ottenere il suo personale omaggio all’Italia, il “Rum Espresso”.

Days of the district, Milano

Days of the district, Milano

“Non devo mai bere prima di fare almeno una domanda intelligente”, ma è tardi. Si sa che un rum tira l’altro, e chi sono io per oppormi al destino?

Ne assaggio altri, con l’aggiunta di succo d’ananas, punch e pepe rosa, con la ginger beer, un mojito più speziato della media, e già che ci sono anche uno shot liscio.

Dietro al bancone c’è uno di quei tizi che staresti ad ascoltare per due giorni, uno di quelli che ti spiegano come si fa il punch per filo e per segno.

Days of district, Milano

Days of district, Milano

Days of district, Milano

Days of district, Milano

Days of district, Milano

Ora devo assolutamente asciugare un po’, devo per salvaguardia personale e per non tornare a casa con un’ancora sull’avambraccio, perché l’idea mi balena in testa già da un quarto d’ora. Maledetto rum.

Vado subito al sodo: Rock Burger e il suo food truck sono quello che mi può aiutare. L’hamburger, certo, ma perché non assaggiare il piatto realizzato con il rum?

Days of district, Milano

Days of district, Milano, hamburger, patatine

Days of district, Milano, salsa

Days of district, Milano, hamburger

Eccomi: il Pork Soda è un panino con la spalla di maiale cotta per 12 ore a bassa temperatura e poi sfilacciato, con una salsa bbq al rum (e il Sailor Jerry è speziato, tanto per capirci).

Promosso: carne morbidissima e salsa bbq (udite udite) non stucchevole da overdose di zucchero o miele. Le patatine, invece, sono il classico bastoncino (credo surgelato) e decisamente dimenticabili.

Days of district, Milano

Days of district, Milano

Il secondo camioncino è risultato assai interessante: nuovo fiammante (nato un paio di mesi fa) e gestito da due cuochi giovanissimi che hanno studiato ad Alma e poi si sono buttati nello street food.

Days of district, Milano

Assaggio i ravioli, la loro specialità: la pasta è fatta con 20 uova per ogni chilo, il ripieno è il sughero della cacio e pepe e vengono poi serviti con del guanciale croccante tagliato minuscolo. In pratica, insomma, dei ravioli carbonara che, quando li mandi giù, ti lasciano la sensazione di una forchettata di carbonara vera.

Una bellissima scoperta. Toccherà andare a scovarli in giro per la città.

Non mi ricordo come (no, me lo ricordo, aveva due occhi bellissimi anche lui), ma mi ritrovo in mano un plettro che significa un free drink, qualcuno vuole la mia morte, ma non mi avrà. E sapete perché?

Perché uso il free drink, ma ai ragazzi del raviolo carbonaro ordino anche una baked potato affumicata al rum, stracciatella e cipolla rossa agrodolce.

Days of district, Milano

Cotta al forno con l’aggiunta di un po’ di trucioli di quercia marinati nel rum, e poi declinata alla mediterranea con la stracciatella che placa le ire della salsa chipotle piccante.

“Sì, devo annotarmi il nome di questi ragazzi”.

Finisco, ovviamente, nella mia classica fase di San Tommaso, e lo shot mi pizzica ancora in gola, quindi assaggio anche le alette di pollo glassate al rum e anche il dessert: spuma di yogurt, caramello al rum e crumble di zenzero.

Ma ravioli e patate vincono su tutto.

Days of district, Milano

Days of district, Milano

Questi di Sailor Jerry avevano architettato tutto per mandarmi a casa tatuata, ma non avevano fatto i conti col fatto che riesco a mangiare molto più di quanto possa bere. Li ho fregati tutti: ora avete anche voi gli strumenti per affrontare i Days of the district.

Fatelo, bevete consapevolmente e se non ci riuscite non vi giudicherò, ma buttatevi almeno sui ravioli di Zibo.