Brucianti delusioni a tavola che ci fanno puntare i piedi e battere i pugni sul tavolo

Ci sono dei momenti sacri. La colazione al bar per esempio, o una pizza crudo e bufala. Una delle cose peggiori che può capitare in questi momenti è che lo stato celestiale in cui sono pronta a catapultarmi al primo morso, si trasformi in una discesa agli inferi. Ci sono delle cose che fanno uscire il […]

Ci sono dei momenti sacri. La colazione al bar per esempio, o una pizza crudo e bufala. Una delle cose peggiori che può capitare in questi momenti è che lo stato celestiale in cui sono pronta a catapultarmi al primo morso, si trasformi in una discesa agli inferi.

Ci sono delle cose che fanno uscire il fanciullino in me, non quello che dovrebbe stornellare endecasillabi ad arte, ma l’altro, quello che pianta i piedi a terra e batte i pugni sul tavolo, perché una delusione così proprio non gliela dovevano dare.

Poco tempo fa una delusione alimentare globale è salita alla ribalta delle cronache: era arrivato l’hamburger con il pane e il cheddar neri, lanciato da Burger King in Giappone. Molti hanno fatto notare quando l’apparenza reale del panino nero fosse ben diversa dall’immagine della pubblicità.

Ma alla fine, se ordini un black burger te la sei cercata.

black burger

Invece sto parlando delle tante imprecisioni quotidiane, eppure basterebbe così poco per far le cose come si deve.

Queste sono le mie, le vostre?

1# Croissant decongelato

croissant

Ci si potrebbe scrivere un trattato sul croissant perfetto, quello che quando lo mordi ti rimane un pezzo di sfoglia attaccata al labbro superiore.

La delusione peggiore che può capitarmi è essere attratta in una pasticceria dal profumo dei croissant, come un cane da tartufo, e una volta dentro accorgermi che riscaldano i croissant congelati e 99 volte su 100 la base è bruciacchiata, l’impasto molliccio e la marmellata una colata di lava che ti lascia le vesciche sulla lingua per una settimana.

2# Coltello che non taglia

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Non capita solo al ristorante, ed è molto più complicato quando capita a casa di amici.

Il coltello che non taglia, soprattutto alla prova di certi cibi, costringe a un contorsionismo del gomito altamente inelegante e allo slittamento della fetta di carne (in genere è sempre una fetta di carne) ai quattro angoli del piatto.

3# Pane vecchio al ristorante

Agrodolce

Il cestino del pane è fatto per ammazzare la fame prima che arrivi la prima portata. Mentre mastico michette e grissini senza soluzione di continuità sono presa da sensi di colpa che mi ripetono quanto mi rovinerò l’appetito, ma in fondo mi piace così.

Il problema è (e mi è successo anche in ristoranti blasonati) quando addenti la fettina di ciabatta pregustando la mollica asciutta ma morbida e invece incappi in quella crosticina inconfondibile, che sa di vecchio.

4# Prosciutto crudo salato sulla pizza

pizza

Quelli che pensano che il crudo non vada scaldato non hanno mai visto sdilinquirsi una fetta di crudo di Parma su un boccone di gnocco appena fritto.

Dunque, tolti gli indugi, affermiamo con decisione che il fatto che il salume vada sulla pizza non autorizza a comprare prosciutti di infima qualità, e di tagliare fette spesse 5 mm che quando si cuociono diventano non masticabili.

5# Crêpe che sa di frittata

crepe

La mia amica France, di nome e di fatto, mi ha insegnato che una buona crêpe la si riconosce ordinandola “nature”, solo col burro. Una cosa abbastanza difficile da fare in qualsiasi creperia italiana. Tuttavia, e mi succede soprattutto al banchetto delle crêpes delle fiere, quando mordo quell’affare caldo mi accorgo che:
a) è troppo spessa,
b) non è croccante nemmeno sui bordi dove invece dovrebbe,
c) sa di uova.

Se i primi due peccati potrebbero essere veniali, il terzo non lo è e, come tale, rende possibile l’impossibile: mi tocca smettere di mangiare prima che la mia crêpe sia finita.

6# Aglio in pausa pranzo

aglio

Diciamocelo, l’aglio è la cifra di molte grandi mangiate, dalle 19 in poi. E chissenefrega se la camera da letto il mattino dopo va disinfestata.

Una volta però, aprendo la schiscetta della mia pausa pranzo, mi sono accorta che l’aglio che avevo messo nella pasta al pomodoro aveva lavorato tutto il mattino al chiuso del mio Tupperware: quando l’ho aperto la sala mensa del mio ufficio si è svuotata come dopo un conflitto nucleare. Homo faber fortunae sue.

[foto crediti: agrodolce, dissapore, mikes-table.themulligans, guidecucina.pianetadonna]

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