Derby delle vacanze: Sicilia vs. Sardegna

Vacanzieri pronti con la forchetta sotto mano, siete chiamati a regalarci tutta la vostra sapienza. Metteremo a confronto due titani del buon cibo, due mete delle nostre allegre vacanze italiane, uno scontro perpetuo e mai risolto: Sicilia vs. Sardegna.

Non commenteremo di certo le spiagge, i mari, i panorami e le gite in barca. L’unica cosa che conta, per noi mai sazi, è il cibo. Perché la prospettiva di ciò che mangeremo è quella che ci muove nella scelta della meta estiva. Come sa bene La Cucina Italiana da cui abbiamo preso l’idea.

Ecco allora serviti i peggiori luoghi comuni per distruggere e ricostruire insieme il lato mangereccio delle due isole.

Sicilia bedda o anche “Sapessi cos’ho mangiato!”
Eccolo, il vacanziero bianco latte in bermuda, seduto a un caffè siciliano: si ingozza già di prima mattina di brioche e granita. Abituato d’inverno a caffelatte e biscotti nel suo pigiama di flanella, d’estate in Sicilia disquisisce sulla granita da preferire, mandorla il primo giorno, caffè il secondo, gelso bianco o nero all’apice della sua conoscenza.

Trasferitelo in qualsiasi altro lido e vi riderà in faccia di fronte alla sola idea di mangiarsi una cosa ghiacciata a colazione.

Arancini o arancine non saranno un segreto, li saprà cucinare dopo poco e con la stessa avidità saprà indicarvi i luoghi migliori per mangiarli. Indeciso sul momento migliore di consumo, proverà a metà mattinata, pranzo, merenda, aperitivo.

Un giorno per fare il duro lo mangerà di prima mattina e quando distratto, ordinerà un cappuccino con la schiuma, distruggerà definitivamente il finto abito das siciliano verace costruito fino ad allora a suon di caponata e pani câ meusa.

Cannoli di Dattilo

Si recherà in gita a Pachino, poi a Bronte fino a perdere la pazienza e le coordinate gastronomiche conquistate nel continente. Farà incetta di cannoli e cassate come non ci fosse un domani, ricottando le sue ore e compromettendo in tutta la giornata, la possibilità di avere lo stomaco degno di un bagno al mare.

Lo vedrete degustare e odorare un buon latte di mandorla, guardare male il suo vicino incapace di rinunciare allo spritz delle 19. Pesce spada e tonno il suo unico credo. Caponata dentro i panini, nella borsa frigo, nelle ciabatte e chiusa a libretto nel telo mare. Pasta con le sarde o alla Norma, gli unici primi che vorrà mangiare.

Il pane sarà sempre cunzatu e la parmigiana di melanzane mai sotto i 10 cm.

Piccoli uomini silenziosi, sassi e mirti con contorno di gregge di pecore o anche “d’estate vado in Sardegna”.
Il turista sardo si presta a numerosi luoghi comuni, dalla Costa Smeralda in avanti. Ma noi siamo interessati di più al mangiatore seriale, non al modaiolo.

Ha la macchina tappezzata di adesivi Moby, appena sbarcato acquista 2 o più forme di pecorino da portare a casa che contribuiranno a segnare per sempre l’odore della sua auto, il suo e della sua famiglia tutta.

Di sera andrà a cena all’agriturismo con menu fisso, vorrà vedere il porceddu arrostirsi davanti ai suoi occhi, spezzerà rametti di mirto per preparare il cuscino vegetale nel vassoio della sua cena. Dentro il portafogli, rimasugli di pane carasau, che consuma in ogni modo. Guttiau, frattau, pucciato nell’acqua di mare in quella di colonia.

Parteciperà alle sagre paesane dove perirà al terzo colurgiones ingerito, contro i 10 del suo vicino di banco sardo o esalerà il suo ultimo respiro al primo cucchiaio di zuppa di pecora. Se avrà la fortuna di arrivare al dessert, sarà felice.

Si sogna la seadas anche di notte, nel buio del suo letto invernale coperto dal piumino di pecora sarda portato come souvenir. La bottarga di muggine, comprata dove solo lui sa, è la migliore e al suo rientro organizzerà per tutti gli amici una spaghettata.

Culurgiones

Nascoste come un tesoro, una o più bottigliette coniche del Campari colme di ricci di mare, per riprodurre a casa gli spaghetti più buoni del creato. Nel suo frigo estate/inverno una bottiglia di mirto a ricordare per sempre il calore della terra dove sogna di trasferirsi compiuti i 70 anni.

Come dice una mia amica, nata da papà siciliano e madre sarda: Sicilia e Sardegna sono l’una storia, l’altra preistoria. Entrambe meravigliose e ricche.

Abbattiamo quindi i luoghi comuni, che restano comunque buoni punti di partenza, e raccontiamo ai vacanzieri cos’altro si può mangiare in queste due meravigliose terre. Tocca a voi.

[Crediti | La Cucina Italiana, immagini: Flickr/Bryan LusterFlickr/Andrea Anglani]

Cristina Scateni Cristina Scateni

31 Luglio 2013

commenti (23)

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  1. Avatar Cuoco ha detto:

    La Sardegna: trattalia arrustia, torrone di Tonara, le “monacelle”, piccole lumache bianche, il cui consumo trova una sponda nella “cargolade” catalana, il muggine e le anguille arrosto dell’ oristanese…

  2. Avatar mafi ha detto:

    Sempre in Sardegna: le pardulas, dolcetti a base di ricotta e zafferano. Buoni da piangere.

  3. Domanda:
    Ma i sardi per fare gli spaghetti allo scoglio/vongole così buoni cosa ci mettono, il mirto???

    P.S.: Il porceddu, non avete menzionato il porceddu!!! :sbav:

    1. Ti dirò un segreto: nelle vongole non il mirto, ovviamente, ma una bella spruzzata di malvasia. Risultato commovente.

  4. Sicilia: pane e panelle, i dolcetti di marzapane, la pasta con le sarde e quella alla Norma, il cous cous alla Trapanese, il biancomangiare, l’insalata di arance…

    Tra pochi giorni parto per questa bella terra, ospite di un’amica Siracusana….e in questi giorni sto preparando il mio stomaco “da turista” alla granita delle 9 del mattino…facendo colazione con cornetto col gelato in pasticceria!!! 😉

  5. Timballi di pasta alla norma, involtini di pescespada e granite come se piovesse…ah! e poi focaccia con la tuma cotta nel forno a legna e pitoni di verdura….un sogno da inseguire, poi rientrare a casa per non rischiare il ricovero. Ne parlo preoccupata 😉 anche io sarò in terra sicula come ogni anno e l’unico motto potrebbe essere “pancia mia fatti capanna”!!!!

    1. Simonetta,

      tutte specialità messinesi, sbaglio?

      Buone granite

      Marco

  6. Avatar Paolo ha detto:

    Il punto vero, che si desume dall’articolo, forse e’ proprio “mare, spiaggia, gite in barca”. Verissimo, ma allora di entrambe si perde davvero tanto, soprattutto dal punto di vista gastronomico.
    Perché chiedermi se voglio piu’ bene alla mamma o al papa’ mi fa solo sorridere di … compatimento (termine non esatto, ndr): li accompagnero’ fino all’ultimo respiro entrambi, perché sono loro ad avermi insegnato ad amare la vita, la tavola, gli amici con cui condividerla.
    Allora nell’una e nell’altra, mi allontanero’ dal mare, a distanza di sicurezza, cioe’ a distanza di turista-medio-mona. solitamente 15 km sono sufficienti, salvo autostrade e sagre di richiamo.
    Cosi’ imparero’, FINALMENTE, che i sardi sono marinai come il battaglione alpini orobica, e smettero’ di cercare gli spaghetti allo scoglio. Si, lo so, che ora mi salterete addosso urlando “ma Alghero? e Alghero?” Infatti l’Alguèr no es en Cerdenya, l’Alguer es en Catalunya 😉
    Mi fermero’ dove vedo un bel panorama, e nel deserto totale degli ultimi 30 km, d’improvviso si materializzera’ un pastore, che mi guardera’ prima con sospetto, per poi chiaccherare con simpatia: “piace? l’aveva mai vista?” E forse finire ospite alla sua tavola…
    Insomma, ancora bisogna fare le preferenze? bisogna capire la differenza tra onesta vacanza spiaggiata, e vacanza di gusto e passione? E’ un duro lavoro, quest’ultima, ma qualcuno dovra’ pur farla!

  7. sardegna: salsiccia secca di urgoli, tutti i dolci sardi (fatevi invitare a un matrimonio), cardi selvatici sott’olio, prosciutto crudo di tempio, culurgiones ripieni di patate e mentuccia, pistoccu, gioddu.
    sicilia: salsiccia con il finocchio alla brace, gelatina di maiale, primosale, ragusano stagionato, ravioli di ricotta con il ragù di maiale, il pane, le polpette di melanzana, la ricotta anche senza niente, il gelato alla mandorla della pasticceria nella piazza davanti alla chiesa madre di avola, la granita di fico di un baruccio a porto palo (o che paesino era? non mi ricordo il paesino, ma la granita non me la scordo più), i dolcetti alla mandorla e al pistacchio con il caffè espresso del bar alle partenze dell’aeroporto di catania, i cipolloni giganti di giarratana che non ho assaggiato e adesso me ne dolgo ogni volta che ci penso. la conserva di pomodori seccata al sole. l’olio. sul pane. con i pomodori e il sale. il sale! le olive. basta. basta. basta. a volte ricordare fa troppo male. mi ritiro nel mio dolore.

  8. il mirto sardo non si tiene in frigo, rigorosamente in freezer perchè, si sa, non congela mai…
    io non ho diritto di voto in questo caso, son di parte, cresciuta a pane (carasau) e porceddu ogni domenica

  9. Avatar iCe ha detto:

    SARDEGNA NEL CUORE e nella pancia. Ricercata 😉 protagonista di luoghi comuni menziono per giustizia Malloreddu (gnocchetti conditi con sugo di pomodoro, salsiccia e semi di finocchietto – ovviamente raccolto ai lati delle strade), Fregola (la classica con pomodorini e vongole), Ravioli ripieni di ricotta di pecora e scorze di limone (conditeli con un sughetto di pomodoro fresco e una grattuggiata di limone per completare il piatto), Mazza frissa: semola, miele e latte di pecora (solo nei migliori agriturismi, appunto ;))… Cozze! E come dimenticarvi. E qui vi dico che nelle acque della Costa, ahimè, si mangiano crude come fossero ostriche! Infine. Ode al mirto. Quello si beve un po’ come si mangia la granita in Sicilia… Nelle svariate forme e sostanze: più denso, più liquido; con bacche frullate che gli conferiscono granulosità o meno, foglie e bacche, solo bacche, solo foglie. Boh, sto andando in confusione! 😉
    P.S. Il vero e veracissimo porceddu sardo.. si cucina sotto terra! Lo sapevate?!
    Ciao 😉

  10. Avatar Carla ha detto:

    Io sono ASSOLUTAMENTE SARDA e per di più INNAMORATA della Sardegna. Amo praticamente tutto della mia terra, dal mare all’interno, dall’aria tersa dal maestrale, alle torride giornate di luglio. Ne amo da morire il cibo, la cucina, le materie prime, l’essenzialità di alcune preparazioni e la complessità quasi maniacale che si ritrova soprattutto in alcuni dolci da cerimonia. Amo cucinare. Tutto. perciò non posso che adorare la cucina siciliana sopra tutte le cucine regionali: splendida rappresentazione di cultura e di vita vissuta intensamente.