di Cristina Scateni 31 Luglio 2013
Sicilia vs Sardegna

Vacanzieri pronti con la forchetta sotto mano, siete chiamati a regalarci tutta la vostra sapienza. Metteremo a confronto due titani del buon cibo, due mete delle nostre allegre vacanze italiane, uno scontro perpetuo e mai risolto: Sicilia vs. Sardegna.

Non commenteremo di certo le spiagge, i mari, i panorami e le gite in barca. L’unica cosa che conta, per noi mai sazi, è il cibo. Perché la prospettiva di ciò che mangeremo è quella che ci muove nella scelta della meta estiva. Come sa bene La Cucina Italiana da cui abbiamo preso l’idea.

Ecco allora serviti i peggiori luoghi comuni per distruggere e ricostruire insieme il lato mangereccio delle due isole.

Sicilia bedda o anche “Sapessi cos’ho mangiato!”
Eccolo, il vacanziero bianco latte in bermuda, seduto a un caffè siciliano: si ingozza già di prima mattina di brioche e granita. Abituato d’inverno a caffelatte e biscotti nel suo pigiama di flanella, d’estate in Sicilia disquisisce sulla granita da preferire, mandorla il primo giorno, caffè il secondo, gelso bianco o nero all’apice della sua conoscenza.

Trasferitelo in qualsiasi altro lido e vi riderà in faccia di fronte alla sola idea di mangiarsi una cosa ghiacciata a colazione.

Arancini o arancine non saranno un segreto, li saprà cucinare dopo poco e con la stessa avidità saprà indicarvi i luoghi migliori per mangiarli. Indeciso sul momento migliore di consumo, proverà a metà mattinata, pranzo, merenda, aperitivo.

Un giorno per fare il duro lo mangerà di prima mattina e quando distratto, ordinerà un cappuccino con la schiuma, distruggerà definitivamente il finto abito das siciliano verace costruito fino ad allora a suon di caponata e pani câ meusa.

Cannoli di Dattilo

Si recherà in gita a Pachino, poi a Bronte fino a perdere la pazienza e le coordinate gastronomiche conquistate nel continente. Farà incetta di cannoli e cassate come non ci fosse un domani, ricottando le sue ore e compromettendo in tutta la giornata, la possibilità di avere lo stomaco degno di un bagno al mare.

Lo vedrete degustare e odorare un buon latte di mandorla, guardare male il suo vicino incapace di rinunciare allo spritz delle 19. Pesce spada e tonno il suo unico credo. Caponata dentro i panini, nella borsa frigo, nelle ciabatte e chiusa a libretto nel telo mare. Pasta con le sarde o alla Norma, gli unici primi che vorrà mangiare.

Il pane sarà sempre cunzatu e la parmigiana di melanzane mai sotto i 10 cm.

Piccoli uomini silenziosi, sassi e mirti con contorno di gregge di pecore o anche “d’estate vado in Sardegna”.
Il turista sardo si presta a numerosi luoghi comuni, dalla Costa Smeralda in avanti. Ma noi siamo interessati di più al mangiatore seriale, non al modaiolo.

Ha la macchina tappezzata di adesivi Moby, appena sbarcato acquista 2 o più forme di pecorino da portare a casa che contribuiranno a segnare per sempre l’odore della sua auto, il suo e della sua famiglia tutta.

Di sera andrà a cena all’agriturismo con menu fisso, vorrà vedere il porceddu arrostirsi davanti ai suoi occhi, spezzerà rametti di mirto per preparare il cuscino vegetale nel vassoio della sua cena. Dentro il portafogli, rimasugli di pane carasau, che consuma in ogni modo. Guttiau, frattau, pucciato nell’acqua di mare in quella di colonia.

Parteciperà alle sagre paesane dove perirà al terzo colurgiones ingerito, contro i 10 del suo vicino di banco sardo o esalerà il suo ultimo respiro al primo cucchiaio di zuppa di pecora. Se avrà la fortuna di arrivare al dessert, sarà felice.

Si sogna la seadas anche di notte, nel buio del suo letto invernale coperto dal piumino di pecora sarda portato come souvenir. La bottarga di muggine, comprata dove solo lui sa, è la migliore e al suo rientro organizzerà per tutti gli amici una spaghettata.

Culurgiones

Nascoste come un tesoro, una o più bottigliette coniche del Campari colme di ricci di mare, per riprodurre a casa gli spaghetti più buoni del creato. Nel suo frigo estate/inverno una bottiglia di mirto a ricordare per sempre il calore della terra dove sogna di trasferirsi compiuti i 70 anni.

Come dice una mia amica, nata da papà siciliano e madre sarda: Sicilia e Sardegna sono l’una storia, l’altra preistoria. Entrambe meravigliose e ricche.

Abbattiamo quindi i luoghi comuni, che restano comunque buoni punti di partenza, e raccontiamo ai vacanzieri cos’altro si può mangiare in queste due meravigliose terre. Tocca a voi.

[Crediti | La Cucina Italiana, immagini: Flickr/Bryan LusterFlickr/Andrea Anglani]