di Cristina Scateni 29 Ottobre 2013
Dolcetti di Halloween

Dichiarazione d’intenti del post: detesto Halloween (in Italia s’intende). Quasi quanto l’olio al tartufo. Scimmiottano entrambi qualcos’altro di cui spesso non si conosce l’origine. È troppo azzardato dire che chi festeggia Halloween consuma anche l’olio al tartufo? Presto avrò le prove.

Liquidiamo il lato educativo della questione: Halloween è una festa pagana, lontana dalla tradizione del nostro paese che fa dimenticare Ognissanti a chiunque. Passiamo al lato mangereccio, quello che generalmente ci interessa di più.

Ho due problemi in questi giorni.

A) Il primo è che ho un negozio di costumi e maschere sotto casa e che rientrando di sera, da una settimana a questa parte, sono bloccata da una lunga fila di adulti che aspettano di comprare la faccia de “Il Corvo” sperando di somigliare a Brand Lee, ragnatele e adesivi con i punti di sutura, abiti da strega. Sono lì per loro, i bambini non c’entrano niente. Come affermato oggi da una collega saggia: Halloween è una buona scusa per vestirsi da streghe zoccole senza essere giudicate.

B) Il secondo è che ho la bacheca Facebook invasa da dita di strega commestibili, ragnetti di marzapane, cupcake decorati con il viso di Harry Potter, scheletri, occhi di gufo, fantasmi marshmallow. Le possibili cause: su Facebook ho degli amici scelti a caso, ho degli amici tanto giovani, ho degli amici mamme e papà disperati, i figli dei medesimi amici si sono impossessati irrimediabilmente del profilo social dei genitori.

C) Ho anche un terzo problema a dir la verità. Odio il cibo “a forma di”, così come ho una profonda avversione per la moderna arte di decorare dolcetti. Sarò antica, ma non ho mai morso un cupcake provando la stessa goduria di una crostata.

Vero, ognuno ha i suoi hobby, i gusti son gusti, i bambini si divertono, fanno toc toc di casa in casa minacciando cattiverie d’ogni genere, intagliano zucche o le fanno lavorare ai loro potenti papà Geppetto della verdura, eppure qualcosa non torna. Non tornano le tradizioni perse, i “dolci dei morti” che non si vedono quasi più o che comunque sono molto più rari. Anni di tradizione mangiata dalla divertente festa di carnevale che carnevale non è. Halloween non è un culto esoterico e non è la causa dei nostri mali certo, ma già che ci siamo ripassiamo i 10 più famosi “dolci dei morti”, quelli che si preparano a cavallo tra l’1 e il 2 novembre e rimettiamoli in tavola.

Occorrono pochi ingredienti ricorrenti in quasi tutti i dolci: farina, uova, zucchero, a volte mandorle triturate, cioccolato, marmellata e frutta candita.

1. Ossa di morto. Biscotti di consistenza dura, con mandorle e albume d’uovo. In Sicilia, sono ricoperti di cioccolato e nell’impasto si aggiungono i chiodi di garofano. In Toscana, soprattutto a Siena sono biscotti friabili impastati con le mandorle tritate.

2. Fave dei morti. Somigliano agli amaretti ma sono più consistenti e più grandi, almeno in Umbria. In realtà ogni regione ha la sua ricetta e la sua forma, quasi sempre sono ricavati da mandorle tritate, farina e uova (Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Marche ed Umbria).

In Veneto e Friuli ci sono le Favette dei Morti, croccanti o morbide e di vari colori.

In Sicilia sono fantasiosi e propongono mio malgrado i dolci “a forma di“ come:

3. Seni della Vergine, dolci a forma di mammelle ripieni di zuccata al gelsomino

4. La Mani, un pane ad anello con un unico braccio che unisce due mani.

5. I Pupi di zuccaru, modellati a forma di piccole figure.

6. I cavalli. Pane di grandi dimensioni, a forma di cavallo (Trentino-Alto Adige).

7. Pane dei morti. Panini dolci a base di biscotti sbriciolati, ripieni di frutta candita (Lombardia).

8. Torrone dei morti. A Napoli si prepara questo torrone a base di cacao e non di miele, cui si aggiungono ingredienti vari nocciole, frutta secca, frutta candita o caffè.

9. La colva. Si prepara a Foggia, Barletta e Bitonto con grano cotto, uvetta, noci e mandorle tritate, fichi secchi, cioccolato fondente, chicchi di melagrana, zucchero e vincotto.

10. Le fanfullicche. A Lecce invece si mangiano questi bastoncini di zucchero attorcigliati e aromatizzati.

E adesso, datemi retta: lasciate stare le zucche, che ci si fanno ottimi tortelli, buoni risotti, una decorosa zuppa, dolci e altre leccornie. Se proprio non resistete, mandatemi per posta i ritagli.

[Crediti | Link: Wikipedia, immagine: Jessica Gavin]